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Piazza Vecchia “arredata”, Mario Donizetti: “Brutta sotto tutti i punti di vista”

Il pittore Mario Donizetti, ritrattista di fama mondiale e rappresentante di un arte (bellissima) che ormai sta venendo dimenticata, ha espresso il suo parere sul nuovo progetto di green design, non solo come artista ed esteta, ma come storico abitante di Città Alta

I Maestri del Passaggio sono arrivati all’ottava edizione bergamasca e, come ogni anno, hanno reso alcune delle Piazze della città scenario di installazioni artistiche a tema Natura. Il progetto di landscape del 2018 vede protagonisti le Piante, come elemento al centro della caleidoscopica realtà che costituisce, nel suo insieme, un Paesaggio.

E così, dal 6 settembre, l’arte visionaria dell’olandese Piet Oudolf ha conquistato Piazza Vecchia, Piazza Pontida e Piazza Mascheroni e rimarrà fino a domenica 23. Dalla sua prima edizione la manifestazione crea dissensi, critiche e voci fuori dal coro rispetto ai pareri positivi e alle fotografie postate sui social incorniciate dall’entusiasmo per la “bella e viva” Piazza Vecchia.

E quest’anno non è da meno.

maestri del paesaggio

Il pittore Mario Donizetti, ritrattista di fama mondiale e rappresentante di un arte (bellissima) che ormai sta venendo dimenticata, ha espresso il suo parere sul nuovo progetto di green design, non solo come artista ed esteta, ma come storico abitante di Città Alta.

“Premetto che io sono stato il primo a fare quadri di Città Alta rappresentata con le piante, in particolare Piazza Vecchia, ed è stata da subito una grande novità. Ma questa manifestazione è tutta un’altra storia, non c’entra con il fatto se le piante ci stiano o meno, ma il punto è che è proprio brutta. Prima di tutto, se vogliamo parlare dal punto di vista igienico, credo che sia evidente a tutti che dei tappeti erbosi di plastica in tutta la piazza non siano la scelta migliore. E poi dicono ‘Ma dai, durerà per pochi giorni’, mica tanto, in realtà! Tra una cosa e l’altra la Piazza per due mesi è inagibile.”

Oltre all’aspetto igienico e la componente logistica che rendono la Piazza impraticabile tra camion e lavori per la realizzazione, non è da sottovalutare la componente turistica. Donizetti ci racconta un episodio accaduto pochi giorni fa: un turista, proprio davanti a Piazza Vecchia in piena “fioritura”, ha domandato, “Ma dov’è la Piazza?”, avendo la visuale coperta dalle numerose piante.

“Direi che questo aneddoto si commenti da solo – afferma il pittore – Quando finirà questa manifestazione noterai che c’è moltissima gente in Piazza che guarda il Campanone e si gode l’atmosfera. Che motivo c’è, allora, di mettere un tappeto erboso se non solo non attrae turisti, ma anzi, li respinge? Uno magari viene a Bergamo per una sola volta nella propria vita, viene in Città Alta e trova la Piazza coperta da queste erbe da fosso, così brutte che quando arrivi hai l’impressione di doverle strappare per far pulizia. Il difetto parte dalla cosa che ci metti: nelle prime edizioni ci avevano messo dei bei vasi con piante belle e stavano bene. Questo per dire che non è sbagliato in partenza, ma bisogna avere l’occhio di sapere cosa mettere: credo che il mio sia un discorso di buon senso.”

Ma il discorso del Maestro va ancora più a fondo, arrivando a toccare le corde della storia: verso il passato si è insensibili e queste manifestazioni ne sono l’esempio. 

“Piazza Vecchia, come tutta la città, è impostata secondo una sua sobrietà medievale e tutto quello che si mette di nuovo tradisce lo spirito che aleggia nella città. Bergamo è sempre stato un posto piccolo ed isolato dal mondo, eppure qui si sono formati dei grandi uomini: inutile elencarli. Ma in che atmosfera sono cresciute queste persone? In una città costruita da lasciti di uomini e donne eccezionali e che hanno trasmesso uno spirito, una consuetudine, un modo di vivere specifico. Perché ora dobbiamo tradire questo posto che è stato costruito con tanta fatica?

Se lo fai significa che sei insensibile ai valori che ti hanno lasciato, insensibile nei confronti della storia. In Piazza Vecchia mettono quelle erbe da fosso trascurando tutto il passato dei giardini francesi, italiani, con piante scelte, curate, potate… Tutto questo non interessa alla gente che si diverte all’idea di questa manifestazione, quasi come se ci tenesse a distruggere quello che la stessa natura crea. Tutti a dire “È bello”: certo, perché mancando la cultura del passato non puoi sapere se una cosa è bella oppure no. Però bisogna ricordare che chi non riconosce il passato, non sa cosa è il futuro. Iniziamo a coltivare quello che i nostri antenati ci hanno lasciato, poi sapremo anche in che modo “abbellire” piazze medievali.”

 

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