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I miei disagi di ragazza con disabilità sui bus di Bergamo: quant’è difficile viaggiare sola

Sofia Brizio, studentessa universitaria che si muove con un deambulatore, riconosce che "Atb ha fatto molti progressi" dall’ultima volta che è stata sui mezzi pubblici, ma c'è ancora tanto da migliorare

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Quando parlo dell’Italia, mi trovo spesso ad essere critica nei confronti dei mezzi pubblici a Bergamo e di come siano poco accoglienti per le persone con disabilità. L’impossibilità di salire sugli autobus e sulla funicolare è stato uno dei fattori che mi hanno impedito di avere un’adolescenza del tutto normale. Il risultato è che le uniche zone della città che conosco sono quelle che riesco a raggiungere a piedi (quindi solo il centro), perché quando sei costretta a viaggiare sempre in macchina con i tuoi genitori, difficilmente impari le strade.

La mia vita indipendente è iniziata nel Regno Unito, dove i mezzi pubblici sono tutti accessibili; spesso e volentieri, l’accessibilità delle fermate del bus non è nemmeno segnalata con il simbolo convenzionale perché è data per scontata. Inutile dire che lì utilizzo quotidianamente gli autobus, anche perché i disabili viaggiano gratis.

Al contrario, ho sempre evitato di prendere il bus a Bergamo tranne in occasioni particolari, come ad esempio le gite scolastiche. Complici un paio di brutte esperienze con autisti poco disponibili risalenti a una decina d’anni fa, mi sono sempre rifiutata di girare la città con i mezzi pubblici anche perché, secondo le regole di viaggio ATB, avrei dovuto prenotare telefonicamente il bus con giorni d’anticipo per essere sicura che fosse dotato di rampa. Inoltre, durante il fine settimana, il servizio non era sempre garantito.

Ero arrabbiata perché ho sempre pensato che il bus fosse qualcosa che non si programma, e volevo avere la libertà di decidere di prendere i mezzi così su due piedi, come tutti gli altri. Non mi sembrava giusto, e non volevo scendere a compromessi. Nonostante tutto, quando sono tornata a Bergamo quest’estate, ho deciso di dare una seconda possibilità al servizio autobus. Sono stata contenta di scoprire che da agosto dello scorso anno non è più necessario prenotare telefonicamente, dal momento che il 99% dei mezzi è dotato di rampa. Presa dall’entusiasmo, ho deciso di provare a prendere il mio primo bus italiano in completa autonomia. Per eccesso di scrupolo, ho chiesto a un amico di accompagnarmi in caso di inconvenienti.

Prima di salire alla fermata della funicolare di città bassa in direzione Porta Nuova, mi è caduto l’occhio sul cartello con le informazioni di viaggio: “Questa fermata non è adibita alla salita e discesa dei passeggeri diversamente abili”. Ho pensato di fare comunque un tentativo, per nulla intimorita dal simbolo blu della sedia a rotelle sbarrato di rosso che sembra dire “qui i disabili non li vogliamo”.

All’arrivo del pullman mi sono fatta vedere dall’autista, il quale fortunatamente ha avuto l’accortezza di avvicinare la vettura al bordo del marciapiede per quanto possibile. Il gradino da salire però era troppo alto per il mio deambulatore, e l’autista non ha tirato fuori la rampa, perciò il mio amico mi ha dato una mano.

Una volta sul pullman, l’autista è partito senza aspettare che io mi fossi seduta. Se non ci fosse stato il mio amico a fermare le ruote del deambulatore, sarei finita spiaccicata contro il vetro posteriore. Non una grande partenza, è vero, ma quando sono riuscita a posizionarmi non ho potuto fare a meno di notare che l’area messa a disposizione per i passeggeri con disabilità è ben congegnata, con tanto di cinture di sicurezza. Detto questo, non ne ho potuto usufruire perché ho avuto a mala pena il tempo di aggrapparmi maldestramente ad una maniglia prima che il bus si mettesse in moto. Data la posizione scomoda, sono scesa alla prima fermata, anche qui senza rampa. Una volta a terra, l’autista mi ha gentilmente ricordato che avrei potuto chiedere la rampa.

Non è stata un’esperienza del tutto negativa, e riconosco che ATB ha fatto molti progressi dall’ultima volta che mi sono avventurata sui mezzi pubblici. Tuttavia, il fatto che fermate così frequentate come quella della funicolare non siano ancora adibite ad accogliere passeggeri disabili è un problema grave che deve essere risolto.

A dire la verità, il fatto che ancora oggi l’accessibilità non sia garantita a tutte le fermate è inaccettabile. Si potrebbe cominciare togliendo quel simbolo blu con la sbarra rossa, che a mio parere è poco corretto. Inoltre, gli autisti dei mezzi pubblici dovrebbero essere adeguatamente istruiti su come comportarsi nei confronti dei passeggeri con disabilità. È ovvio (o dovrebbe esserlo) che se ci si appoggia ad un ausilio con quattro ruote, bisogna avere il tempo di mettersi in sicurezza prima che il bus si metta in moto. Come dico sempre, sono i piccoli accorgimenti che fanno la differenza, e in questo caso non ci sono scuse, nessun patrimonio artistico che rischia di essere rovinato.

La domanda che mi pongo a conclusione di questa esperienza è: mi sentirei sicura a prendere l’autobus a Bergamo completamente da sola? La risposta, purtroppo, è no. Forse, se fossi stata da sola e l’autista non avesse notato la presenza del mio amico, le cose sarebbero andate diversamente. Ma il problema di fondo resta: è sbagliato pensare che io acconsenta a rinunciare alla mia autonomia solo perché accompagnata da qualcuno che potrebbe darmi una mano. Che si abbia un accompagnatore o meno, la mancanza di accessibilità in molte fermate rende comunque necessario pianificare in anticipo, pensare se la fermata a cui scenderò sarà anch’essa accessibile, etc. Tutto questo per un viaggio anche solo di pochi minuti. Grazie, ma preferisco camminare.

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