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Smartphone in classe? I presidi bergamaschi: solo come sostegno alla didattica - BergamoNews
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Smartphone in classe? I presidi bergamaschi: solo come sostegno alla didattica

Dopo la scelta della scuola piacentina di vietare lo smartphone a scuola, abbiamo chiesto ad alcuni dirigenti delle scuole bergamasche cosa ne pensano

Scuola cellulare-free. Si tratta del progetto del liceo sportivo San Benedetto di Piacenza che in una lettera inviata alle famiglie ha avvertito che i loro figli non potranno più usare il cellulare in classe.

Per la dirigenza della scuola superiore, i cellulari sono “sempre più una fonte di distrazione, di comportamenti asociali e di conflitto sia a scuola che a casa”. Per questo, e per favorire la localizzazione, l’istituto si doterà di uno speciale dispositivo che, per impedire agli alunni di usare lo smartphone in classe e a ricreazione, schermerà i dispositivi. Si tratta delle tasche Yondr, prodotte da un’azienda statunitense e utilizzate in centinaia di scuole nel mondo e anche adottate nei tribunali, nei concerti, in eventi per i bambini: all’entrata in classe, lo studente inserisce il cellulare in una custodia morbida, dotata di una chiusura che solo l’insegnante può sbloccare con un apposito strumento e che aprirà al termine dell’ultima lezione.

“Ricerche hanno dimostrato che la semplice presenza di cellulari nelle aule può avere un’influenza negativa sulla performance degli studenti” – spiega il dirigente scolastico Fabrizio Bertamoni, che specifica come non si vogliano demonizzare le nuove tecnologie ma favorire lo studio e la socialità.

Una scelta audace da parte del preside piacentino in un periodo in cui, da una ricerca statunitense, articolata in 1.240 interviste a ragazzi dai 12 ai 18 anni, emerge che il 50 per cento degli adolescenti dichiara di sentirsi “attaccato” al proprio cellulare. Abbiamo chiesto ad alcuni dirigenti delle scuole bergamasche cosa ne pensano e in che modo, nei loro istituti, fanno fronte al problema. 

“Sono anni che nella nostra scuola è vietato l’utilizzo degli smartphone in classe – dichiara Ugo Punzi, preside del Liceo Scientifico Mascheroni – Non possono usarlo durante le lezioni, a meno che non sia usato come sostegno alla didattica, pena il sequestro del cellulare da parte del professore e che potrà essere ritirato solo dal genitore.”

Una scelta, quindi, quella di vietare l’utilizzo dei cellulari a scuola, non isolata all’istituto piacentino, ma comune anche ad alcuni istituti bergamaschi. A parte durante la ricreazione, “ora franca” per gli studenti per l’utilizzo di smartphone, ma con moderazione.

“Noi vietiamo l’uso degli smartphone, pena una sanzione economica di 5euro che ricade sul Comitato Genitori – racconta Nadia Valori, collaboratore vicario del preside dell’Istituto Majorana – Sono anni che adottiamo questo regolamento e sta funzionando, l’utilizzo dei cellulari non autorizzati in classe sono molto diminuiti. A parte l’intervallo: un momento libero per gli studenti anche se cerchiamo di moderare il loro utilizzo affinché i ragazzi non si isolino e approfittino dell’opportunità di passare del tempo con i propri compagni.”

Altre scuole della bergamasca hanno valutato la possibilità di acquistare i “sacchetti” di Yondr per far fronte all’uso smodato dei cellulari in classe e alla distrazione degli studenti che ne deriva.

“L’abbiamo valutato, ma è troppo cara – racconta Maria Peracchi, dirigente dell’ISIS Romero di Albino – Anche noi vietiamo l’utilizzo del cellulare in classe, a meno che non sia previsto come strumento per la didattica. In caso contrario, sequestriamo il telefonino e può essere ritirato solo dal genitore. È una scelta che abbiamo adottato anni fa perché ormai i ragazzi sono sempre più dipendenti dal loro smartphone e questo porta a una sempre più disattenzione da parte loro a cui dobbiamo far fronte. L’intervallo è libero, anche se cerchiamo di controllarli anche in quel contesto.”

Parola d’ordine: responsabilità per un utilizzo sano ed equilibrato. È quello che pensa Giovanni Carlo Vezzoli, dirigente scolastico dell’ITC Belotti: “Riteniamo che il cellulare, come il tablet, siano strumenti adeguati per scopi didattici. A patto che vengano regolamentati ed utilizzati in maniera responsabile: noi permettiamo il loro utilizzo, ma solo con finalità didattiche, lasciando al professore di intervenire in caso di uso per motivi personali o giochi.”

Un tema che pone molti interrogativi e su cui è difficile prendere una posizione, come dichiara Antonio Signori, dirigente del Liceo Classico Paolo Sarpi. “Senza dubbio sta diventando un problema per le scuole, specialmente per quanto riguarda il problema della copiatura durante le verifiche. E anche per il cyberbullismo: noi lo soffriamo poco, ma l’utilizzo smodato dello smartphone peggiora la situazione. Non siamo e non sono per la censura, ma neanche per il libero abbandono: i ragazzi devono essere sempre guidati e seguiti, anche in questo caso. La scelta migliore è regolamentare l’uso di anno e in anno, seguendo i cambiamenti sociali a cui i giovani sono sottoposti, e responsabilizzare gli studenti per ricavare da questi strumenti le opportunità didattiche che possono dare. Da noi, ad esempio, i ragazzi utilizzano un app sul telefono per gli esperimenti di chimica o permettiamo di fotografare le verifiche, una volta consegnate, per evitare il solito problema di verifiche non perse o dimenticate. Di una cosa sono certo: la scuola non può isolarsi dal progresso tecnologico che sta avvenendo e deve accompagnare i suoi studenti.”

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