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Cellulare in classe, “Un’arma a doppio taglio per noi studenti: forse ci serve disintossicarci”

Vietare lo smartphone in classe? Siamo andati a chiedere ai dirigenti scolastici bergamaschi cosa ne pensano, ma cosa dicono gli studenti?

“Guardate le stelle invece dei vostri piedi. Cercate di dare un senso a ciò che vedete e interrogatevi sull’esistenza dell’universo. Siate curiosi.”.

Con questa citazione di Stephen Hawking, il preside del liceo San Benedetto di Piacenza, ha introdotto le ragioni che lo hanno portato a vietare l’uso del telefono cellulare da parte degli studenti (e in un secondo momento anche dei professori) durante le ore di lezione, attraverso l’uso di una particolare sacca schermante.
Il senso della citazione al grande scienziato britannico, spiega il dirigente scolastico è quella di spronare gli studenti ad alzare gli occhi dallo smartphone e tenderli metaforicamente “verso l’alto”, incoraggiando l’esigenza di ricerca insita in ogni ragazzo.

Le reazioni a tale notizia sono state contrastanti: da una parte coloro che pensano che tale divieto costituisca un atteggiamento di vera e propria chiusura alla tecnologia, ormai inaccettabile nel XXI secolo, dall’altro coloro che sostengono che più che trattarsi di una costrizione, il provvedimento del preside piacentino costituisca una vera e propria opportunità.

Tale dibattito si rende ancor più “cruento” se pensiamo che solo 9 mesi fa la ministra della cultura Valeria Fedeli, dava il via libera all’utilizzo coscienzioso degli smartphones durante le ore di lezione, in quanto veri e propri “strumenti che facilitano l’apprendimento”.

Purtroppo per i sostenitori della “liberalizzazione degli smartphones”, alcuni dati danno manforte alle idee dell’innovativo preside piacentino: infatti uno studio condotto da ricercatori del Centre for Economic Performance della London School of Economics ha rilevato che, tra il 2001 e il 2011, i punteggi dei test standardizzati per i sedicenni in 91 scuole del Regno Unito sono aumentati del 6,4% quando quelle scuole hanno istituito il divieto ai cellulari.

Inoltre, tale provvedimento, prende le mosse dall’esigenza di fermare i sempre più frequenti episodi di asocialità e soprattutto di cyberbullismo.
Anche gli studenti interessati dal provvedimento, intervistati dalla testata online Piacenza24, hanno ammesso di fare un uso poco consono del cellulare durante le lezioni e accolto favorevolmente il cambiamento, una volta comprese le ragioni profonde di questa disposizione.

Non negando assolutamente le enormi potenzialità di questi strumenti, anche in ambito didattico,è però facile notare come essi si rivelino spesso causa di distrazione.
Inoltre, in una società sempre più dipendente dalla tecnologia e dai servizi offerti da internet (gli italiani passano mediamente 6 ore online al giorno), la possibilità di poter usufruire di uno spazio interamente fondato sulle interazioni umane e l’apprendimento diretto appare una vera e propria possibilità di “disintossicazione” dall’iperconnessione.

Si parla spesso delle difficoltà che gli adulti incontrano nel trasmettere ai giovani l’effettiva esigenza di vivere una vita improntata su esperienze dirette: e se questa rivoluzione iniziasse proprio dalla scuola?