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La "casa delle bambole" hot di Torino: quando i giovani scelgono una sessualità in silicone - BergamoNews
Parla la psicologa

La “casa delle bambole” hot di Torino: quando i giovani scelgono una sessualità in silicone

Dopo l'apertura della prima casa di piacere in Italia con bambole in silicone e le numerose prenotazioni da parte di ragazzi e ragazze, abbiamo chiesto un parere alla psicologa Claudia Pelizzoli

Recentemente è stata divulgata la notizia dell’apertura, nella città di Torino, di una casa di piacere con bambole in silicone: rimasta aperta una settimana, ora, il primo “Bordoll” italiano di Torino, è stato posto sotto sequestro dopo un blitz della polizia municipale e dell’ufficio di igiene dell’Asl. Ma il caso sociologico su cui discuter e di cui preoccuparsi non è scomparso. Ancor prima dell’apertura, infatti, sono state centinaia le persone che hanno chiamato per prenotare: uomini e donne in età avanzata, ma anche ragazzi e ragazze giovani. Ci sono state anche richieste per addii al celibato. Il prezzo è 80 euro per 30 minuti, 100 per un’ora e 180 per due ore.

Quando ne sono venuta a conoscenza la mia mente si è immediatamente riagganciata ad un vecchio film di qualche anno fa intitolato “Lars ed una ragazza tutta sua” (2007). Si tratta di una pellicola poco nota al grande pubblico (nonostante abbia per protagonista un giovanissimo Ryan Gosling) che parla di un uomo, Lars, estremamente solitario e restio ad ogni manifestazione di affetto. Proprio per questo la sua famiglia teme che non troverà mai degli amici o una compagna. Inaspettatamente, però, una sera Lars presenta al fratello la nuova fidanza di nome Bianca. Grande è lo sgomento quando si scopre che Bianca non è altro che una “Real Doll”, una bambola in silicone a dimensioni naturali.

Non procedo oltre nel raccontarvi il seguito della storia per non svelarvi il finale (voi ragazzi direste “spoilerare”), ma non posso fare a meno di notare quanto l’idea centrale del film sia stata antesignana. Il protagonista della storia infatti è un giovane adulto in assoluta difficoltà nel contatto diretto con il sesso opposto: ne teme il giudizio, non è in grado di sostenere l’emozione (e forse l’eccitazione) che il contatto con una donna gli genera, ha paura di restare deluso da una conoscenza più profonda. Per queste ragioni la scelta di fidanzarsi con una bambola di silicone sembra la soluzione perfetta: è bella, non ha bisogni o richieste, accetta in modo assoluto i desideri sessuali del suo proprietario e non lo abbandona mai.

Non si può negare che questa opzione permetta di eludere alcune delle tappe più complesse dell’incontro con l’Altro, sia sessuale che relazionale. Mi domando se le motivazioni del protagonista di questo film abbiano attinenza, almeno in parte, con quelle di chi si reca nella casa delle bambole. Del resto vivere nell’era digitale ci ha fortemente abituati ad un’idea di “contatto” che ormai non risponde più solo al vis à vis, ma è molto più estesa e varia.

Abbiamo amici di chat mai conosciuti, app di incontri occasionali, sessualità online, etc. Non sorprende quindi che giovani (e non) siano sempre meno attratti dal confronto intimo e personale in cui si sperimentano emozioni autentiche e travolgenti, ma che nel contempo espone al rischio di fallimento, imbarazzo, delusione. Ci stiamo abituando a vivere in un mondo patinato dove, grazie ai social, riusciamo a proporre un’immagine di noi stessi vincente, manipolata, priva di imperfezioni. Questo da un lato gratifica, ma dall’altro infragilisce rendendoci incapaci di accettare le nostre sbavature o i rifiuti e le figuracce a cui nessuno di noi è immune.

Credo che in questo panorama l’idea di una sessualità “in silicone” venga percepita da alcune persone come una via di fuga rassicurante che oltretutto preserva dalle malattie sessuali spesso contratte nei rapporti occasionali. Tuttavia, resto convinta che un incontro “fittizio” si esaurisca presto. Come esseri umani abbiamo bisogno di essere visti, riconosciuti, amati e cercati grazie ad un’esperienza che preveda reciprocità ed intimità. E’ una necessità sia fisica che affettiva ineluttabile, che riemerge con forza anche quando si cerca di anestetizzarla.

Per quanto queste bambole in silicone possano essere morbide e dalla pelle termoregolabile siamo davvero sicuri che replichino il calore ed il batticuore che emana una persona innamorata di noi?

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