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Mostre a Verdello e Bergamo per celebrare “Simone Morelli – l’arte in baracca”

È allestita su due sedi espositive, in Bergamo e a Verdello, la prima importante esposizione antologica a lui dedicata dal titolo “Simone Morelli – l’arte in baracca”, curata da Riccardo Scotti

Bergamo e la sua provincia sono stati per il Novecento delle arti una miniera di risorse e di talenti, spesso cresciuti e coltivati con tenacia all’ombra di botteghe e officine estranee a qualsiasi visibilità. Nel solco di questa tradizione di lavoro e abnegazione sono fiorite, ancora nel secondo dopoguerra, espressioni individuali e sodalizi d’arte di primo piano qualitativo. Alcuni di questi sono tuttora ignoti al grande pubblico.

È il caso dell’artista Simone Morelli e della sua “baracca”, un laboratorio ricavato in un vecchio edificio di Verdello che per decenni è stato il fulcro del confronto vivo e quotidiano di tre generazioni di artisti, da Mario Cornali ad Attilio Pizzigoni ad Alessandro Verdi. A ricostruire quel clima di familiarità operosa tra gli artisti e il profilo umano e professionale di Simone Morelli ci hanno pensato gli estimatori dell’autore verdellese (scomparso nel 2017) con il sostegno di ACCA – Associazione Culturale Creatività Artistica.

È allestita su due sedi espositive, in Bergamo e a Verdello, la prima importante esposizione antologica a lui dedicata dal titolo “Simone Morelli – l’arte in baracca”, curata da Riccardo Scotti. Fino al 23 settembre nell’ex chiesa della Maddalena in città trovano posto una settantina di opere, mentre al Municipio di Verdello cinquanta lavori rinsaldano il legame dell’artista con il paese d’origine.

Un’occasione unica per conoscere una personalità di tutto interesse, cresciuta alla scuola di Funi e partecipe fin dalla prima ora di iniziative artistiche che hanno contribuito al rilancio dello spirito di ricerca e di intrapresa in terra orobica dagli anni Cinquanta – in primis l’esperienza di Arte e Artigianato Orobico voluta da Luciano Rumi, in cui il giovane Morelli lavorò fianco a fianco con nomi emergenti o acclarati quali Franco Normanni, Domenico Rossi, Roberto Algisi, Mario Cornali. Ma anche un tuffo nei migliori valori della provincia di un’epoca molto vicina in termini generazionali, eppure confinata alla remotezza dalle spesso inconsapevoli dinamiche omologanti – ed egemoni – della scena contemporanea delle arti visive.

La “baracca” in oggetto è stata fino agli anni Novanta un luogo di confronto e soprattutto di lavoro per i “resistenti” dell’arte intesa come disciplina del fare manuale. I quali reagivano con vigore, intelligenza e senza nostalgie al vuoto lasciato dal rapido dissolversi intorno a sé dei fondamenti pittorici e plastici codificati da secoli di storia dell’arte. “Un atelier frequentatissimo”, garantisce l’imprenditore Romano Mossali che di quella stagione è stato assiduo animatore e della cerchia di artisti è stato amico, collezionista e promotore.

“Un luogo magico, dove sono cresciuto fino da ragazzetto” è la memoria personale del curatore della mostra Riccardo Scotti. “Simone mi ha insegnato tutte le tecniche di cui era incessante sperimentatore. Amava la carta in modo straordinario e grazie alla sua esperienza col torchio è stato il confidente-consulente più ricercato dagli artisti per i processi di stampa. Ma mettendo in ordine il suo archivio e la sua produzione vulcanica mi sono reso conto che riciclava tutto. La ‘baracca’ è l’essenza di questo suo modo di procedere, perciò sul catalogo in copertina abbiamo scelto proprio due quadri che la rappresentano: sono angoli d’inventario, maschere africane, statue del culto cristiano, libri, pennelli, fotografie di famiglia, attrezzi meccanici, una radiolina accesa, una sveglia che ferma il tempo, un piatto capovolto quasi fosse la riqualificazione dell’oggetto in ambito artistico – come non pensare in questo caso a Duchamp e all’orinatoio rovesciato…”

“Dell’insieme del lavoro di Morelli colpisce la forte tempra, l’acuta tensione morale e l’ostinata gratuità del suo sempre continuare a fare arte”, sottolinea lo storico dell’arte Fernando Noris che nel ricco e coinvolgente saggio in apertura di catalogo (Grafica e Arte) così riassume la sua parabola di ricerca: “Figurativo “novecentesco” all’Accademia, curioso osservatore dell’informale e dell’astratto negli anni ’60, curioso esploratore della Pop Art e, infine, consolidato attore di un ritorno al figurativo, fino agli ultimi tempi quando, impossibilitato a dipingere, si dedicò al disegno con la china producendo migliaia di schizzi.”

Un’opera la cui catalogazione è tutt’altro che terminata, assicura Riccardo Scotti, che oltre a inventariare lo studio d’artista fa presente che “tutte le famiglie di Verdello hanno almeno un’opera di Simone, spesso ritratti dei propri cari: è stato anche un grande ritrattista dallo stile personalissimo e in questi giorni continuano ad arrivarmi segnalazioni di opere prima sconosciute”.

In mostra sia a Verdello che a Bergamo sono presenti pitture, lavori plastici e rilievi, grafiche, ceramiche, disegni, graffiti, collage e decollage dagli anni Cinquanta agli anni Duemila. Un’opera vasta e varia che riserva sorprese anche a chi come Romano Mossali ha conosciuto Morelli da vicino: “Tanti lavori mai visti prima, scovati da anni lontani, che gettano una nuova luce su un artista molto versatile, nel quale si individuano a questo punto fasi e periodi anche molto diversificati tra loro”.

La mostra è allestita su due sedi. In Bergamo è aperta fino al 23 settembre nell’ex chiesa della Maddalena in via Sant’Alessandro 39, mentre a Verdello è visitabile fino al 30 settembre al Municipio nella sala espositiva “Sorte” nei seguenti orari: feriali 16,30 – 19,30 sabato e domenica 10,00 – 13,00 / 15,30 – 19,30. Chiuso il lunedì.