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“Lo yoga mi ha salvato la vita: ecco perché tutti i giovani dovrebbero farlo”

Parola di Elena, 26enne di Bergamo e futura insegnante di yoga

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Suonerei troppo drammatica se dicessi che lo yoga mi ha salvato la vita? Probabilmente, eppure è la verità. Quando nel gelido gennaio del 2017 mi iscrissi a un corso di “yoga per principianti” al college di Madison, Wisconsin, la città in cui risiedevo al tempo, non avrei mai pensato che tutto, dentro e fuori di me, sarebbe cambiato così radicalmente.

Le conoscete quelle persone un po’ scansafatiche, alle quali piace un sacco dormire e che a fare un po’ d’attività fisica preferirebbero la morte? In inglese le chiamano “couch potato”, tradotto “patata da divano”. Io ero così. Attività fisica zero, camminare in montagna era un incubo e per quanto mentalmente credessi di essere in salute, in realtà non lo ero. Ero una fiera “couch potato” ma, in realtà, mi stavo solo scavando una fossa da sola.

Nella mia famiglia, dalla parte di mio padre, il diabete vive nei nostri geni. Non mi ha mai fatto paura, non ci ho mai dato troppo peso, immatura e inconscia come ero. Quando arrivai in America avevo raggiunto il mio peso massimo. Sì, in America c’ero arrivata non solo con due valigie contenenti parte della mia vita, ma anche con qualche chilo di troppo. Tutti mi ammonivano, in America sarei sicuramente ingrassata: fast food, zucchero, bicchieri dalle dimensioni inimmaginabili. Paradossalmente, in America successe il contrario: dimagrì. Nei primi mesi persi i chili di troppo e per il resto dei due anni mantenni il mio peso forma. Come? Nessuna dieta magica, nessuna pillola miracolosa, solo una forte repulsione per l’odore chimico delle varie alee dei supermercati.


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We didn’t even passed thru spring, in Italy it’s already summer and it feels good. It’s been two years since I’ve enjoyed this weather in April and I love it. Now that Mercury is not retrograde anymore, I feel like my life is getting all the pieces together. Maybe it’s just spending the days in the sun that makes everything feel right. A lot of new projects on the way but, right now, focus on the Spanish exam in May so that I can graduate and finish the university nightmare. ?: @gretavolpii . . . . . #yoga #yogaeverydamnday #yogaeveryday #yogalove #namaste #asana #yogainspiration #yogaeverywhere #yogisofinstagram #yogalife #mediation #yogapractice #yogaddict #healthyliving #yogadaily #yogapose #iamwellandgood #trueself #spiritualgangster #upsidedown #upsidedowneverydamnday #bergamo #parcodellatrucca #ig_bergamo #igers #practiceiseverything #sidehustle #whereiwork #girlbosses #calledtobecreative

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Ammettiamolo, crescere in Italia ci vizia con il cibo e il mio palato, schizzinoso come pochi, non venne attratto dalle ciambelle con glassa, dai muffin o dal burro d’arachidi. Quando passavo per l’ala dei dolci americani dovevo tapparmi il naso perché l’odore di chimico mi faceva venire il mal di testa.
Altro fattore che contribuì alla perdita di peso e al successivo mantenimento fu il luogo in cui mi trovavo. Madison, Wisconsin, è un agglomerato di persone con un’attenzione particolare al fitness. Tutti corrono, vanno in bicicletta, portano a spasso il cane, nuotano. Qualsiasi persona ha un’attività sportiva che predilige, così che anche io, trascinata da questo clima salutare, mi iscrissi in palestra. Cominciai ad andarci regolarmente, divenne una specie di valvola di sfogo, un modo per allontanarmi dalla quotidianità nella quale vivevo e ritagliarmi dei momenti per me, personalmente fondamentali.

Lo yoga arrivò solo nel secondo anno ma fu uno sconvolgimento ancora più grande del trasferimento in America o dell’iscrivermi in palestra. Da due giorni a settimana, cominciai a praticare regolarmente. Una cosa che mi ero prefissata con lo yoga è che non avrei permesso a me stessa di stancarmi di praticare come invece era successo in passato con altre discipline. Non mi sono mai prefissata obiettivi assurdi, ho sempre lasciato che il flusso della mia vita, della mia giornata, mi guidasse sul tappetino anche ad orari assurdi. Pian piano anche senza un tappetino ad attendermi cominciai a praticare quando sentivo che il mio corpo lo necessitava, un semplice “cane a faccia in giù” per riprendere fiato e calmare la mente in subbuglio da una giornata difficile o l’intera sequenza di “Saluto al Sole A” o “B”.

Solo 6 mesi dopo la prima lezione di yoga, ispirata da insegnanti eccezionali, decisi di cominciare a cercare una scuola che potesse formarmi come insegnante. Trovai la mia fonte di conoscenza in Lucas Rockwood e il suo “Yoga Teachers College”, con un metodo infallibile metà online e metà in persona che mi ha permesso di studiare anche durante il trasferimento dagli Stati Uniti di nuovo in Italia. Questo settembre terminerò il mio percorso e diventerò insegnante di yoga certificata, così da poter permettere a quella che è una passione di diventare una possibile carriera.

Ora che sono entrata in questo vortice di conoscenza del mondo wellness ho deciso di prendere la certificazione anche come health coach, in pratica una figura professionale che affianca medici, dietisti e nutrizionisti e riempie quel vuoto che queste figure professionali, dovuto alla loro intensa lista di appuntamenti non possono compiere. Gli health coach aiutano i pazienti a cambiare le proprie abitudini, a capire cosa blocchi il loro passaggio a una stile di vita più salutare. Attraverso questo percorso di certificazione sto anche capendo me stessa, cosa blocchi ancora, nonostante lo yoga, certi cambiamenti nella mia vita.

Anni fa non avrei mai pensato che questo sarebbe stato quello che avrei voluto intraprendere come carriera, questo dimostra quanto la vita sia imprevedibile, quanto difficile sia fare programmi e che tutto, in fin dei conti, è una sorpresa che potrebbe risolversi come il cambiamento radicale della tua vita.

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