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“Di qualità e accessibile a tutti: l’autunno caldo della cultura a Bergamo”

L'Assessore alla cultura del Comune di Bergamo, Nadia Ghisalberti, intervistata da Bergamonews, illustra le iniziative promosse nei prossimi mesi in città.

“Sarà un autunno caldo dal punto di vista culturale: il cartellone è ricco di proposte organizzate prestando particolare attenzione al coinvolgimento della cittadinanza e alla qualità”. Così l’Assessore alla cultura del Comune di Bergamo, Nadia Ghisalberti, intervistata da Bergamonews, illustra le iniziative promosse nei prossimi mesi in città.

Nadia Ghisalberti

È da poco terminato il Rastelli Festival ma in calendario ci sono già tanti altri eventi. Potrebbe tracciarne una panoramica?
Rastelli, che si è appena concluso, è un’iniziativa di cui siamo molto orgogliosi perché ha preso avvio con la nostra amministrazione. Si propone come un festival molto popolare di elevata la qualità: sono stati proposti spettacoli a teatro e nelle vie, accompagnati da laboratori per famiglie, che hanno riscosso una grande successo.

È difficile creare un festival oggi a Bergamo?
Non è semplice: tre anni fa è stato una scommessa, ma la città lo ha accolto favorevolmente. Il pubblico è cresciuto negli anni e anche per questa edizione i risultati sono stati molto positivi, con una partecipazione molto significativa.
Un’altra rassegna che ha visto aumentare progressivamente il suo pubblico è Orlando, festival interdisciplinare dedicato al tema dell’identità e delle relazioni.

Anche in questo caso il numero di partecipanti è aumentato nel tempo
Grazie al direttore Mauro Danesi e a tutto il suo staff, la proposta è di qualità e negli ultimi quattro anni ho notato una progressiva crescita del pubblico, che negli si è fatto sempre più vasto e differenziato, non limitato alla sola comunità LGBT. Stiamo costruendo una convenzione con Orlando per garantire loro continuità grazie al sostegno dell’Amministrazione comunale. È un metodo di lavoro che stiamo adottando con diversi festival e associazioni del territorio.

In che senso?
Strutturiamo convenzioni con le associazioni che hanno una lunga storia alle spalle ma anche con quelle nate da poco e più innovative: importante è che siano proposte dal contenuto forte, capaci di stimolare l’interesse del pubblico. In questo modo il Comune vuole dare spazio alle espressioni e alle energie del territorio. Tra le realtà storiche ci sono Bergamo Film Meeting e Festival Danze Estate, mentre sono relativamente più recenti le esperienze di The Blank con ArtDate e di Orlando.

Quanto spende in cultura il Comune?
Siamo una delle città in cui si spende maggiormente per la cultura: circa 105-106 euro a cittadino. È un dato significativo, se pensiamo che Regione Lombardia destina a questo settore 2 euro a cittadino. Le ricadute per il territorio sono molteplici, come hanno evidenziato i dati relativi all’economia culturale che abbiamo recentemente presentato. Bergamo è anche una delle città in cui è più alta la spesa delle famiglie in cultura, che per il 52% va in acquisto di biglietti di teatro, con investimenti molto superiori rispetto alla media nazionale.

Quali sono i poli di attrazione culturali in città?
Innanzitutto le due realtà che hanno una più spiccata dimensione internazionale, nelle quali l’amministrazione comunale investe parecchio: il patrimonio donizettiano e l’Accademia Carrara. Quest’ultima, al termine degli interventi di restauro, è stata inaugurata con un’apertura che abbiamo fortemente voluto popolare: osservare le immagini di quella piazza gremita in attesa di entrare è ancora oggi molto emozionante. Al Teatro Donizetti sono in corso i lavori di restauro: è un cantiere estremamente complesso perché l’edificio ha oltre 200 anni ed è stato rimaneggiato più volte. Allo stato attuale i lavori procedono molto bene e ad oggi il cronoprogramma è confermato.

Pensate a un’apertura popolare anche per il Donizetti?
Sì, ci stiamo pensando e mi piacerebbe molto, anche se non avverrà in questo mandato. È un teatro che porta il nome di Gaetano Donizetti, quindi è naturale che lo spettacolo d’inaugurazione sia un’opera dello compositore bergamasco.
La lirica, nata come arte popolare, nel tempo è diventata sempre più elitaria. Merito di Francesco Micheli è di averla riportata in mezzo alla gente, grazie alla sua capacità di lavorare su un duplice registro: da una parte ha creato il Donizetti Opera, dal carattere internazionale e con una qualità in costante crescita, dall’altra si è sempre donato al pubblico con grande entusiasmo, riuscendo ad andare incontro ai cittadini e a far conoscere l’opera lirica anche a persone che prima non l’avevano mai frequentata.

La sensibilità tra i bergamaschi è aumentata?
Si è compiuto un grande salto: quando ho cominciato il mio mandato nessuno mi chiedeva quali fossero i progetti in cartellone per la lirica, ora invece c’è una grande curiosità per le prossime proposte di Francesco Micheli. È stata una scommessa vinta e lo si deve proprio a lui. Ma vorrei sottolineare che durante questa amministrazione sono stati nominati nuovi direttori di diverse istituzioni culturali cittadine: questa scelta ha segnato una svolta decisiva nelle politiche culturali, perché, come sempre, sono le persone che contano, con i loro progetti e le loro competenze.

Anche la Donizetti Night è stata un successo…
Ci abbiamo messo molto impegno, tutta l’amministrazione ci ha creduto, insieme alla Fondazione Teatro Donizetti. Accanto alla notte dedicata a Donizetti, che ha portato la lirica fuori dai teatri, nasce ora il nuovo progetto di portare Donizetti nei quartieri per diffondere la conoscenza delle sue opere. Un format ideato da Micheli stesso che, attraverso una versione ridotta di un’opera lirica da lui interpretata, accompagna il pubblico nella comprensione dello spettacolo, abbinando alla narrazione musica, canto, immagini. In calendario ci sono tre appuntamenti in autunno, per poi proseguire con nuove date in primavera.

Ci sono altri appuntamenti da segnalare?
Mi stanno particolarmente a cuore le iniziative organizzate in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, promosse dalla Commissione Europea, alle quali Bergamo aderisce per il terzo anno consecutivo. Il titolo “Arte da condividere” punta l’attenzione sulla necessità di costruire legami tra i luoghi di cultura e i loro territori, sulla partecipazione dei cittadini e sulla fruibilità. In quest’ottica è fondamentale l’accessibilità al patrimonio, perché la cultura deve essere per tutti. Abbiamo così proseguito la collaborazione con l’UICI, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, realizzando schede tattili per far conoscere i nostri monumenti anche a chi ha difficoltà o problemi visivi. Le novità, però, non sono finite.

cultura

Cioè?
A novembre verrà inaugurato l’Archivio fotografico Sestini al convento di San Francesco: grazie al generoso contributo della Fondazione Sestini che ne ha sostenuto tutti i costi, il Museo delle Storie di Bergamo diventerà il punto di riferimento per la fotografia del Novecento, dotato di innovative competenze per la digitalizzazione del patrimonio fotografico. Un’altra novità riguarda la GAMeC, che ai primi di ottobre inaugurerà un ciclo di mostre sulla materia nell’arte moderna e contemporanea curato dal nuovo direttore Lorenzo Giusti.

C’è un tratto che accomuna tutte queste iniziative?
La convinzione che la condivisione del patrimonio e della conoscenza possa generare più rispetto e amore per la città. Un significato particolare assume il teatro, che a Bergamo ha una dimensione fortemente civica: gli spettacoli di prosa affrontano argomenti e problemi contemporanei invitando il pubblico a una riflessione sulla complessità della vita e del momento in cui viviamo. Un approfondimento che avviene spesso insieme agli autori e agli attori degli spettacoli proposti.

Per concludere, è pronta per un secondo mandato?
Noi siamo prontissimi: cinque anni di esperienza alle spalle e tante idee per il futuro della città.

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