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“Il mio 11 settembre 2001 e la solitudine dei newyorkesi”

Barbara Baraldi, bergamasca, international relations, media and writer, l'11 settembre 2001 era a New York quando avvenne l'attacco terroristico alle World Trade Center. A 17 anni dall'attentato ricorda quel giorno per Bergamonews.

Barbara Baraldi, bergamasca, international relations, media and writer, l’11 settembre 2001 era a New York quando avvenne l’attacco terroristico alle World Trade Center.  A 17 anni dall’attentato ricorda quel giorno per Bergamonews.

Chi da un po’ abita a New York, alle sirene spiegate di pompieri, polizia o ambulanze si abitua velocemente, anzi se non ne senti alcuna ti preoccupi pure.

Quella mattina, nel village, tutto scorreva come al solito: c’era chi tentava di smaltire la serata precedente con litri di caffè “to go” già in ritardo per il primo appuntamento del mattino, chi trafelato vestito con l’abito d’ordinanza “wall street” e cravatta ancora allentata portava a spasso il cane prima di abbandonarlo in casa al suo destino o chi come me, si godeva una stupenda mattinata cristallina con tutto ancora da organizzare.
Mi ero alzata all’alba e avevo camminato dalla 91ª fino a Washington Square; da qualche tempo avevo lasciato la mia casa di Astor Place, ma il richiamo verso “downtown” per chi ci è stato molti anni, è irrefrenabile.

Già munita di bagel e caffè con il New York Times d’ordinanza, mi dirigevo lentamente Uptown, fermandomi di qua e di là.
Decido di prendere la metropolitana a Union Square e tornare a casa degli amici che in quei giorni mi ospitavano.

“Esce del fumo dal World Trade Center, dove sei?”- Lisa, che abitava in un superattico con vista mozzafiato su tutta la città, mi chiama intorno alle 9, e da quel momento quella mattinata che stranamente scorreva a rilento, diventa delirante: sirene, decine di mezzi d’emergenza, notizie di ogni genere si rincorrevano, telefonate, messaggi e Blackberry impazziti. Mi fermo, faccio scorta di bagels caldi e caffè e li porto a casa dai miei ospiti: incollati a tv e telefoni, la diretta di quel giorno surreale era già partita, ma con una modalità totalmente atipica.
Tralasciando tutti i momenti d’angoscia mista a rassegnazione e speranza passati in quei giorni, la dura verità ci è apparsa in tutta la sua desolazione quando un giorno io e il mio amico Hansrod siamo riusciti ad andare oltre la 14ª strada: “the waste land” con un’atmosfera raggelante e spettrale degna di T.S. Elliot ci aspettava.

Migliaia di foto dei dispersi tappezzavano ogni angolo dell’isola, il dolore era nell’aria e tutto piangeva, ma ci siamo anche sentiti abbandonati senza più quella presenza costante e guardinga che da sempre, fino a quel giorno ci aveva in qualche modo accompagnato in ogni momento: the Twin T, quelle due amiche se ne erano per sempre andate e tutti noi eravamo più soli.

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