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Freddato sul balcone di casa per un debito: condannati 5 responsabili

In totale 66 anni alla banda di indiani che uccise il connazionale al culmine di una discussione a Palosco

A un anno esatto dall’omicidio di Palosco è arrivata la sentenza per la morte Ammandeep Singh, ucciso a 22 anni da un colpo di pistola mentre si trovava sul balcone di casa. Il giovane indiano era stato freddato nella notte di domenica 10 settembre 2017 da una banda di connazionali al culmine di una discussione per un debito di 600 euro.

Lunedì la condanna per cinque dei responsabili, quelli che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato di fronte al giudice Massimiliano Magliacani.  Le pene più alte per Hardeep Singh, detto Deepa, 35enne, considerato l’autore materiale del delitto, difeso dall’avvocato Luca Barcellini, e per Harpinder Lally, 31enne di Castelli Calepio, assistito dall’avvocato Omar Bresciani, che avrebbe incitato l’amico a sparare: entrambi sono stati condannati a 16 anni.

Bakhsish Singh, 30enne di Cavernago, detto Prince, difeso dall’avvocato Michele Coccia, è stato condannato a 14 anni. Dieci anni, infine, per Amanpreet Singh, 28enne di Chiuduno, sempre assistito da Coccia, già coinvolto nella rissa tra fazioni indiane culminata con la morte della dottoressa Eleonora Cantamessa l’otto settembre del 2013, e per Hardeep Singh, detto Happy, 30 anni, di Chiuduno, che avrebbe passato la pistola all’omicida. I cinque dopo aver saldato il conto con la giustizia saranno espulsi dall’Italia.

Alla famiglia della vittima, seguita dall’avvocato Benedetto Maria Bonomo, è stato riconosciuto un risarcimento di 780mila euro, suddiviso in 250mila ai genitori e in 140mila euro ciascuno ai due fratelli.

Il sesto componente della banda, Sandhu Bhupinderejeet, 28 anni, detto Jonny, per l’accusa il capo del clan Taigar grup, ha scelto di essere giudicato con il rito ordinario (prima udienza il 19 ottobre). L’episodio clou,

Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Emanuele Marchisio, il delitto di Ammandeep Singh è scaturito dalla reazione del gruppo alle pressioni della vittima per farsi saldare un debito da Sandhu di 600 euro prestati in due trance da 300, per l’acquisto di alimentari. Azioni e reazioni che avrebbero portato anche all’incendio dell’auto di Prince. E quella sera, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, era stata organizzata una spedizione punitiva. Dalle mani e dai bastoni, però, si è passati alla Smith&Wesson calibro 38.