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Strada del Moscato di Scanzo e dei sapori scanzesi

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Shiva Foresti: “Alla festa del Moscato la mia arte tra originalità e libertà d’interpretazione” fotogallery

Alla kermesse, che proseguirà sino a domenica 9 settembre, si possono ammirare due lavori di questo giovane artista inseriti all'interno del progetto "Abitare l'incontro", presentato dall'associazione "Sotto alt(r)a quota". Bergamonews lo ha intervistato per saperne di più.

Originalità e libertà di interpretazione: sono queste le caratteristiche che contraddistinguono le installazioni artistiche allestite dal giovane artista Shiva Foresti alla Festa del Moscato e dei sapori scanzesi.

Alla kermesse, che proseguirà sino a domenica 9 settembre, si possono ammirare due lavori inseriti all’interno del progetto “Abitare l’incontro”, presentato dall’associazione “Sotto alt(r)a quota”. Bergamonews lo ha intervistato per saperne di più.

Quali progetti ha proposto in occasione della festa del Moscato?
Ho presentato due installazioni che nascono da una ricerca stilistica, estetica e di contenuti che non è legata solamente a questo progetto ma all’attività artistica a cui mi sto dedicando più in generale. Una ricerca che parte dal soggetto naturale e si allarga, interpretabile in modi molto diversi a seconda della sensibilità di chi osserva.
D’altronde, penso che ogni opera d’arte sia inevitabilmente destinata a essere interpretata anche in maniera contradditoria e diversa da ogni persona, considerando che ognuno ha vissuto storie ed esperienze differenti. Ritengo che nessuna opera nasca per avere un’interpretazione didascalica, univoca. Ad esempio, i miei lavori possono suscitare ammirazione per l’ambiente stupendo, sensazioni di armonia e benessere oppure, al contrario inquietudine non intesa come la paura per un film horror ma come effetto della destabilizzazione.

Qual è il soggetto delle installazioni presentate alla festa?
La foglia secca, un elemento a cui solitamente nella nostra vita di tutti i giorni non prestiamo particolare attenzione. È un modo per invitare a porre lo sguardo sulle piccole cose che ci circondano ma che non apprezziamo appieno: attorno a noi c’è un’enorme ricchezza che può essere letta in tanti modi diversi. È per questo che nei miei lavori lascio sempre ampi margini di interpretazione e nel realizzarli cerco di guardare il soggetto da più punti di vista.
La foglia, quindi, diventa qualcosa di ambiguo e molti capiscono in un secondo momento di che cosa si tratta: prima c’è spazio per le sensazioni che scaturiscono da un input che si potrebbe definire istintivo.

Come mai ha scelto proprio la foglia secca?
Per diversi motivi. Innanzitutto, in quanto è in perfetta sintonia con la festa, ma anche perchè è un tema a cui mi sto dedicato da anni. Può anche stimolare riflessioni sulla nostra società. Ad esempio la foglia disgregata può indicare la fragilità dei legami tra le persone e nelle comunità: infatti, la foglia è un soggetto ricco di riferimenti a simbologie di diverse culture.
Considerando i loro significati, le due installazioni, pur essendo diverse tra loro (una è collocata all’aperto e l’altra in uno spazio al coperto) sono in dialogo tra loro.

Ci spieghi
La prima, in via Cavagnis, si intitola “Silenzio. Penetra la pietra lo stridio delle cicale”, mentre la seconda è situata all’antica chiesa di Rosciate (area oratorio), è intitolata “Luminescente la luna sulla collina; profumo di foglie cadute”.
Entrambe propongono spunti di riflessione sul rapporto tra l’uomo, lo scorrere del tempo e la caducità della vita. Il soggetto di riferimento, appunto la foglia secca, che in apparenza è comune e semplice, si rivela straordinariamente complesso e ricco di sfaccettature, così come lo è ogni esperienza di vita o ogni percorso del quale conserviamo una traccia, fisica come una ruga o ideale come un pensiero o un ricordo.

Per concludere, quali sono i suoi prossimi progetti per il futuro?
Darò continuità a questo progetto e continuerà a prestare attenzione al mondo naturale per scorgere sempre aspetti nuovi guardando alla realtà che ci circonda.

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