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La storia dell’umanità è sempre stata scandita dalle migrazioni

Celebrando in Belgio la tragedia di Marcinelle - dove l’8 agosto 1956 morirono 262 minatori, tra i quali 136 emigrati italiani - il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ricorda che «gli italiani furono migranti».

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«Che differenza c’è tra un emigrato italiano morto a Marcinelle e un immigrato senegalese morto in Puglia? Il colore della pelle» scrive la «Jena» su «La Stampa».

Celebrando in Belgio la tragedia di Marcinelle – dove l’8 agosto 1956 morirono 262 minatori, tra i quali 136 emigrati italiani – il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ricorda che «gli italiani furono migranti». Insorgono i razzisti di casa nostra, ai quali farebbe un gran bene rileggere la storia, anziché illudersi di fermare le migrazioni che, evidentemente, non sono un’emergenza transitoria. Razzisti italiani ed europei dimenticano che quella dell’umanità è storia di migrazioni, già da alcuni millenni prima di Cristo. E la Bibbia, al di là dei significati religiosi, è storia di migrazioni.

PER MILLENNI L’UOMO FU NOMADE

Nonostante l’introduzione dell’agricoltura, per millenni moltissime popolazioni sono nomadi perché la loro economia è legata alla pastorizia, al commercio, all’andare per mare, allo scalare le montagne. E il Mediterraneo è solcato da navi che bordeggiano lungo le coste alla di nuovi sbocchi mercantili e di popolazioni da soggiogare per ingrandire i regni. Nel Medioevo la società è fondata sull’agricoltura, sulla proprietà terriera e sulla sedentarietà. E nasce l’idea del movimento come qualcosa da controllare: viandanti, banditi, emarginati, pellegrini verso Gerusalemme, Roma, Santiago de Compostela. Vagabondi e viandanti diventano «banditi» cioè «colpiti da bando» che ne limita libertà e movimenti. Divieti e restrizioni e leggi non riescono a frenare le migrazioni.

LE SCOPERTE DELL’AMERICA E DELL’OCEANIA

L’uomo cerca sempre nuovi luoghi e nuove strade grazie alle «scoperte» geografiche dell’America e dell’Oceania. Una grande migrazione di massa avviene nel Cinque-Seicento: 50-55 milioni di persone lasciano abbandonano i Paesi europei; migrano nelle Americhe, in Africa, Asia, Oceania; colonizzano vaste aree del Pianeta. Spagnoli e portoghesi verso il Centro-Sud America. Inglesi, irlandesi, francesi, olandesi, polacchi, ma anche indiani e cinesi, verso il Nord-America; olandesi, inglesi, francesi, tedeschi e, in seguito, italiani verso l’Africa; olandesi, francesi e inglesi verso il Medio ed Estremo Oriente. Prima partono scopritori, avventurieri, conquistatori; poi mercanti, missionari, militari. Infine esiliati, condannati, galeotti, eretici, oppositori politici.

AFRICANI E ASIATICI RIDOTTI IN SCHIAVITÙ

Gli storici calcolano che dall’inizio dell’Ottocento 11 milioni di africani sono schiavizzati dagli europei e, incatenati ai remi delle immonde galere schiaviste, sono deportati in America (afro-americani). Per mezzo millennio africani e asiatici giungono in Occidente «soltanto in catene». La tratta degli schiavi è una grande migrazione forzata: la Chiesa la condanna sempre più fortemente e nel 1807 la Gran Bretagna dichiara illegale la tratta, che però prosegue. Il colonialismo territoriale si trasforma in imperialismo economico. La dominazione delle terre e la schiavizzazione delle popolazioni avvengono grazie ai confini tracciati a tavolino che non rispettano l’identità etnica delle popolazioni. Anche la progressiva militarizzazione, l’evangelizzazione e la cristianizzazione, l’imposizione delle monocolture agricole creano dipendenza alimentare ed economica e la povertà di interi popoli. Da oltre due secoli dal Centro-Sud America milioni di persone emigrano negli Stati Uniti e in Canada.

 

MILIONI DI ITALIANI EMIGRATI

Tra il 1820 e il 1940 altra grande ondata migratoria: 60 milioni di europei – di cui 16 milioni di italiani – vanno negli Stati Uniti, America del Sud e Australia. Tra questi zii, nonni paterni e papà di Jorge Mario Bergoglio – il futuro Papa Francesco – nel 1929 emigrano dal Piemonte in Argentina. Nell’Ottocento-Novecento in Italia ininterrotto è il flusso migratorio interno dalle campagne alle città, dal Sud al Nord, dall’Est all’Ovest. In Europa nella seconda metà del Novecento dalle dittature comuniste migliaia di profughi fuggono verso i Paesi liberi dell’Ovest. Dagli anni Sessanta del Novecento in Europa arrivano migranti da Turchia, Marocco, Tunisia, Algeria. italiani, spagnoli, portoghesi, greci migrano in massa verso il Centro-Nord Europa. Con il crollo del Muro di Berlino nel 1989 e con lo sfaldamento dell’impero sovietico-comunista, milioni di polacchi, ungheresi, romeni, cecoslovacchi, bulgari, albanesi, moldavi, ucraini, russi emigrano nell’Europa occidentale. A questi si aggiungono i profughi delle guerre dell’ex Jugoslavia. A cavallo del XX-XXI secolo si intensificano le migrazioni da Africa, Medio Oriente, Centro-Sud America verso l’Unione Europea e il Nord-America.

MESSICO-STATI UNITI LA ROTTA PIÙ BATTUTA
È seguita dalla rotta India-Arabia Saudita. Il rapporto Onu 2016 sulle migrazioni segnala 258 milioni che hanno lasciato i Paesi di nascita e ora vivono in altre nazioni con un aumento del 49 per cento rispetto al 2000, quando furono 173 milioni, e del 18 per cento rispetto al 2010 (220 milioni). Due terzi di questi vivono in 20 Paesi: 50 milioni negli Stati Uniti; 12 milioni ciascuno in Arabia Saudita, Germania, Russia; poi Gran Bretagna, Emirati Arabi, Francia, Canada, Spagna; l’Italia è all’undicesimo posto. L’Asia, con 106 su 258 milioni di emigrati globali, è il primo continente per emigrazione; l’Europa è il secondo con 61 milioni; l’Africa è il terzo con 36 milioni di persone. I Paesi che forniscono più emigrati sono India, Messico, Russia, Cina, Bangladesh, Siria, Pakistan, Ucraina: non ci sono nazioni africane. Il 19 settembre 2016 tutti i 193 Stati membri dell’Onu, compresi gli Stati Uniti di Barack Obama, adottano la «Dichiarazione di New York per rifugiati e migranti»: nessun Paese può gestire da solo la migrazione internazionale; servono politiche migratorie concordate, una condivisione più equa dell’ospitalità, la protezione dei diritti umani, il contrasto alla xenofobia e all’intolleranza, l’adozione di un patto globale, si spera entro il 2018, uno per i rifugiati e uno per i migranti, intensamente auspicato da Francesco.

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