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"Ho 18 anni, ecco cosa significa vivere la prima delusione d'amore" - BergamoNews
La risposta

“Ho 18 anni, ecco cosa significa vivere la prima delusione d’amore”

Dopo il consiglio della psicologa Claudia Pelizzoli su come superare le delusioni d'amore estive, una nostra giovane lettrice e collaboratrice, Matilda, ha voluto raccontare in prima persona cosa significa vivere la prima delusione d'amore

Dopo il consiglio della psicologa Claudia Pelizzoli su come superare le delusioni d’amore estive (LEGGI QUI: L’estate finisce e arrivano le prime delusioni d’amore giovanili: come superarle?), una nostra giovane lettrice e collaboratrice, Matilda, ha voluto raccontare in prima persona cosa significa vivere la prima delusione d’amore. Un sentimento e delle lacrime che forse gli adulti hanno dimenticato….

Ormai l’estate è finita, la scuola sta per ricominciare e i nostri amici stanno per tornare.

C’è chi dovrà affrontare la Maturità e quindi concentrarsi il più possibile sui libri e altri impegni.
Beh… giusto. Ma in ognuno di noi c’è quella parte sconosciuta e profonda, quella parte che sboccia quando si inizia ad avere il cuore a mille e la testa in confusione totale. Ma per cosa? Sarà per qualche emozione troppo forte che ci trasforma?

Non nego che la scuola sia il luogo più importante per la formazione culturale di una persona, ma è anche vero che proprio a scuola, specialmente nei primi anni di scuola superiore, ragazze e ragazzi si conoscono e a volte nascono legami speciali. Che si tratti di amicizia o altro non importa, perché in entrambi i casi ci sarà sempre qualche ostacolo che vi frenerà.
Quanti di voi non vedevano l’ora che arrivasse l’intervallo per staccare per dieci minuti da una verifica, un’interrogazione? E quanti di voi hanno conosciuto per i corridoi qualcuno per cui avete avuto perso la testa? Si tratta di un “colpo di fulmine” o è qualcosa di inaspettato?

Mi è capitato di innamorarmi in passato, specialmente nel primo periodo di superiori, dove ero forse ancora “poco matura” per dare un senso alla parola “amore”. Solo col tempo, ho capito quali sono i veri valori su cui bisogna basarsi per dichiararsi o innamorarsi, però non è stato facile, per niente. Anzi, posso dire che non lo è stato proprio, perché ho picchiato troppo la testa, solo perché tengo alle persone a cui voglio bene (famiglia, amici di karate ecc…).
Ormai ho concluso la mia formazione alle superiori, però in questo ultimo anno, dove ho avuto anche l’ansia per la Maturità e molto altro, ho passato un periodo in cui mi sono “innamorata”. In passato ho avuto una bellissima esperienza grazie anche allo Sport, dove era sbocciato un amore bellissimo, fatto di condivisioni e aiuto reciproco, poi però è finita, ma bene.

Passato, ma resta comunque un bellissimo ricordo che tutt’ora ho e di cui mi piace ancora parlare. Ora però non è così, ora restano solo un sacco di pensieri, ricordi passati lì, in quei corridoi, sul pullman, che per me rimarrà sempre uno dei luoghi più romantici per i giovani. Passare ore con la musica che mi tranquillizzava quando qualcosa andava storto, quando ero triste o felice. Cose banali, ma a volte fanno bene anche queste. Rimettere la solita Playlist realizzata quando ancora ero nel boom di quelle emozioni che due grandi occhi erano riusciti a trasmettermi.

È normale innamorarsi alla nostra età, essere confusi più che mai, essere ancora legati ad un passato che solo la nostra mente conosce. Un errore che molti giovani di noi fanno, è utilizzare magari i Social per rendere pubblici i nostri stati d’animo: dico errore, ma in realtà non è un errore. Siamo soliti a condividere le classiche “frasi fatte” sul nostro stato Whatsapp, Facebook o Instagram, ma perché? Forse per essere ascoltati e accettati oppure perché siamo delusi di noi stessi?
Questa è una domanda che mi pongo spesso, perché pensando di far del bene, alla fine ciò che ci torna indietro sono solo dispiaceri. A volte dare troppo cuore non va bene, ma se lo facciamo, non è per “fissazione”, “ossessione” (almeno, così dovrebbe essere). Io in queste cose non dico di aver trovato un rifugio, perché non si può “guarire” da una delusione; a me piacciono le foto, i video, e quando pubblico stati, frasi e altre cose, lo faccio perché è un modo mio personale di superare un momento o di semplice condivisione con i miei follower. Ovviamente, la cosa più giusta sarebbe parlare con la persona, senza ombra di dubbio, però ho capito di aver sbagliato a tenere così tanto ad una cosa, a mostrare fin troppo quanto ci tenessi, che sia tramite un messaggio, uno scambio di parole faccia a faccia e anche qualche pianto come una bambina. Piangere, però, ricordatevi che non sempre significa “essere immaturi” o “essere come i bambini”. Certi dispiaceri, che possono aver peso differente da persona a persona, non possono essere dimenticati da un giorno all’altro.

Per questo penso, nonostante abbia sbagliato tantissime volte, che sia meglio aspettare e non sempre cercare. A volte il nostro messaggio reale che sta dietro ad un semplice “ti voglio bene”, “mi manchi” oppure “ho bisogno di te” non è compreso realmente, ed è per questo che dopo un po’ la nostra testa inizia ad andare, come si dice “in tilt”. Forse, a volte, è meglio star da soli o, ancora meglio, dare ascolto a chi ci vuole bene veramente, a chi ci segue in tutto e per tutto. Uno di questi grandi aiuti ovviamente sono i genitori e per tutto ciò che mi hanno insegnato non riuscirò a ringraziarli abbastanza, anche se pure loro, per il mio bene mi rimproverano dicendo che sono “pesante” ogni tanto e che dovrei stare più tranquilla. Gli scontri per queste storie ci stanno sempre alla nostra età, ma è arrivato il momento di pensare ad un futuro concreto che ci permetterà di staccare da dolci pensieri a “cosa voglio veramente dalla mia vita? Che cosa voglio fare? Cosa voglio diventare?”.

La scelta è solo nostra.

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