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Scuola, allarme prof di sostegno: “Non possono mancare, sono fondamentali per studiare e crescere”

Abbiamo intervistato una studentessa e sua mamma che hanno vissuto sulla loro pelle l'importanza dell'insegnante di sostegno nella vita di uno studente con problemi dell'apprendimento

Dopo l’articolo pubblicato settimana scorsa dove veniva riportava la mancanza di più di 500 insegnanti di sostegno per l’anno scolastico 2018/2019 nella Bergamasca, l’indignazione è stata molta.

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Abbiamo voluto quindi chiedere a due persone che hanno vissuto dalle elementari fino al diploma le lotte per il riconoscimento di un diritto, quello del professore di sostegno a seguito di una diagnosi di discalculia, e che sanno quanto questa figura sia fondamentale nella vita di un ragazzo con problemi dell’apprendimento.

Queste due persone sono Isabella, appena diplomata e sua mamma.

Da quanti anni hai al tuo fianco un insegnante di sostegno?

Isabella: Mi hanno diagnosticato la dislessia a 7 anni, ma il primo insegnante mi è stato assegnato all’etá di 12 anni. Ad oggi sono quindi sono 7 anni che vengo seguita da un sostegno.

Che impatto ha avuto nella tua vita scolastica (e non solo) l’intervento di questa figura?

Isabella: Ero contenta di avere delle persone al mio fianco che potessero aiutarmi e grazie a loro sono migliorata molto nella scuola e mi hanno aiutato a superare momenti difficili che vivevo con i compagni e professori.

Avete mai riscontrato problemi conseguenti all’affancamento di questa persona? Prese in giro, incomprensione da parte di altri professori o studenti?

Isabella: Sì, ho avuto problemi sia con i compagni che con i professori (per fortuna non tutti sono stati così) i quali per alcuni aspetti mi discriminavano e mi trattavano come diversa e stupida. Per quanto riguarda i compagni, spesso mi vedevano come diversa prendendolo spesso come un pretesto per prese in giro e come simbolo di “inferiorità “: anche perché con il sostegno ho iniziato ad avere più agevolazioni, che in realtà sono servite per portarmi lentamente e con duro lavoro allo stesso livello di tutti quanti date le mie difficoltà, ma che sono state invece percepite anch’esse come segno di stupidità.

Cosa è significato per te l’insegnante di sostegno?

Isabella: Per quanto mi riguarda il sostegno è stata una figura importante nella mia vita scolastica che mi ha aiutata e mi ha reso la vita molto più facile. Invito i ragazzi che ne hanno bisogno di non vergognarsi e di non curarsi di ciò che potrebbero pensare i compagni o i professori. Bisogna lavorare sodo per migliorare con l’aiuto di una persona competente quale il professore di sostegno. Va sottolineato che sia un professore e non una figura di importanza o capacità inferiore al professore di cattedra.

È stato difficile ottenere il supporto di questo insegnante?

Mamma di Isabella: Il sostegno non viene direttamente dalla scuola ma è l’ATS che tramite un’apposita diagnosi decide se assegnarti il professore o meno. È stato difficile ottenerlo perché i processi sono molto lunghi e si tende a concedere molto raramente un sostegno a chi ha una diagnosi di dislessia. Isabella infatti ha potuto godere di questo suo diritto solo dopo svariate lotte all’età di 12 anni.

Da mamma come crede che ciò abbia migliorato la vita sua e di sua figlia?

Mamma di Isabella: La mia vita è migliorata assieme al miglioramento della vita di mia figlia la quale non viveva più la scuola come un peso e un luogo che giudicasse per le sue difficoltà.

Cosa ne pensate della mancanza, prevista per l’anno scolastico 2018/2019, di circa 800 insegnanti di sostegno?

Mamma di Isabella: l’indignazione è tanta, tagliano i fondi per cosa veramente importanti come l’aiuto che i ragazzi con grandi o piccole difficoltà hanno bisogno di ricevere.

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