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Inatteso stop per la Dea: Atalanta ritenta, sarai più fortunata

Una marea di occasioni e palle-gol, evidentemente se l'Atalanta non è riuscita a trovare la chiave per aprire il lucchetto danese le motivazioni sono più di una e non sai mai dove sta il limite tra la sfortuna e l'imprecisione

E alla fine di una serata così si finisce per perdere le parole, a domandarti cosa ha fatto di male questa Atalanta per meritarsi l’eliminazione. Si finisce ancora per rimanere sbigottiti, increduli come nella gara d’andata di come il destino abbia deciso di scrivere questa pagina di calcio. Questo ” destino” deve avere una voglia matta di disegnare storie prive di giustizia, piene di battaglia e con finali a sorpresa.

È singolare come l’Atalanta andata a segno ben 23 reti in 6 gare (10 al Sarajevo, 6 all’Hapoel, 4 al Frosinone e 3 alla Roma), una media di quasi 4 gol a partita, nella doppia sfida contro i danesi invece la banda di Gasperini non riesce a trovare la via della porta. I motivi? Un atteggiamento super abbottonato del Copenaghen a Reggio Emilia, rinunciatario di qualsiasi avanzata offensiva ma alla fine a suo modo efficace con una difesa quadrata, linee strette e compatte; poi la componente sfortuna, un bastone fra le ruote inaspettato che ha colpito in entrambe le occasioni con rimpalli sfavorevoli a iosa, deviazioni, ribattute con slanci provvidenziali dei difensori avversari, parate superlative di quello che veniva definito come “punto debole”, il portiere Joronen. E poi ancora il poco cinismo sottorete: 48 tiri in due gare sono qualcosa da capogiro e il rammarico aumenta sapendo che nessuno di essi è finito in fondo al sacco, in particolare fermandoci alla gara di ieri la triplice occasioni avuta da Pasalic, il colpo di testa di Zapata da due passi finito alto, il destro a giro parato(che fa il paio con quello di Reggio Emilia) il palo di Gomez su una punizione al bacio, il cross di Castagne sul quale Barrow non ci arriva per un’ unghia e Cornelius colpisce male perché trattenuto per finire con il colpo di testa del vichingo che nei supplementari finisce out lentamente.

Una marea di occasioni e palle-gol, evidentemente se l’Atalanta non è riuscita a trovare la chiave per aprire il lucchetto danese le motivazioni sono più di una e non sai mai dove sta il limite tra la sfortuna e l’imprecisione. Il Copenaghen da parte sua ha avuto il merito di restare sempre in partita, calcolando ogni rischio: tipica squadra scandinava, magari non bella esteticamente da vedere ma tremendamente efficace, quadrata, a tratti scolastica con il classico modulo del 4-4-2 mentre la Dea deve leccarsi le ferite e deve farlo in fretta per non dilapidare questa bellissima favola. Certo, ora regnano la delusione, l’amarezza, i rimpianti per esserci andati veramente ad un passo ma c’è tutta una stagione da vivere e la squadra orbita ha tutte le carte in regola per disputare un grande campionato e chissà magari tentare la sorte in Coppa Italia. Non è il momento di sparare sentenze o processi. Bisogna solo cercare di digerire al più presto questa cocente eliminazione, ripartire con la voglia di limare i difetti e gli errori, ricominciare dal Cagliari.

A Gasperini ora il compito più difficile con una rosa molto larga, imbastire ovviamente per affrontare al meglio i tre fronti e gli impegni ravvicinati: ora la squadra avrà quasi sempre una settimana di tempo per preparare le gare della Serie A, la gestione dei calciatori sarà fondamentale per non creare malumori all’interno del gruppo, per non finire per rimpiangere chi non gioca perché “se avesse giocato avremmo…”. Anche se il risveglio non sarà quello sperato e sognato, anche se oggi al Grimaldi Forum di Montecarlo non girerà la pallina con il nome della Dea tocca ricominciare. Dopo il 7-1 subito a San Siro contro l’Inter gli provini conclusero al quarto posto, dopo l’eliminazione dello scorso febbraio contro il Borussia Dortmund fece un finale di stagione di rincorsa riprendondosi l’Europa perché disse Gasp: “L’Atalanta non perde: o vince o impara”. Avanti Atalanta, grazie per le tante emozioni che hai regalato in questo mese di Europa! Ritenta, sarai più fortunata!

Ecco le pagelle neroazzurre

Gollini 6,5: parte subito con una parata molto difficile quando arpiona la sfera sul sinistro di Fischer, al 32′ è bravo a respingere una punizione forte e ben calciata da Skov.
non riesce a dare il suo contributo nonostante intuisce sempre l’angolo.

Toloi 6,5: la difesa rimane solida e lucida, Toloi cerca sempre di dare una mano anche alla manovra chiudendo tra i migliori.

Palomino 6,5: il duello con N’Doye è senza esclusione di colpi, a volte l’argentino non si risparmia ma pur di non concedere nulla agli attaccanti fa di tutto. La sua lucidità non si perde nemmeno nei supplementari quando riesce a domare a due passi Sotiriou.

Masiello 7:tiene sempre botta, i suoi anticipi e le letture perfette sono ormai una costante all’ordine del giorno. Si prende la responsabilità e calcia un rigore pesante. Ripartiamo dal suo carisma.

Castagne 7: viene confermato dopo la buona prestazione contro la Roma e lui si conferma a sua volta: appoggia l’azione dando pepe ai tentativi offensivi attraverso cross insidiosi. Non molla mai nemmeno quando gli tocca rinculare.

De Roon 6,5: dimostra di essere un giocatore da inizio gara, parte con qualche sbavatura, poi prende le misure e in mezzo al campo è un baluardo.

Freuler 6: buon apporto e progressioni tambureggianti va a corrente alternata. Peccato, quando si accende capisci che può ferire ma paga la poca costanza. (Dal 91′ Pessina 6: entra in un momento delicato e in mezzo al campo mostra personalità e sostanza)

Gosens 6,5: prosegue nelle sue ottime prove con costante apporto e seguito delle azioni. Stantuffo inesauribile anche quando si tratta di andare in apnea e soffrire.(Dal 95′ Ali Adnan 6: prova a sfondare dando freschezza ma i piedi non vanno a pari passo con la testa. Encomiabile per la responsabilità presa tirando, tra l’altro molto bene, uno dei rigori)

Pasalic 5: tatticamente non gioca nemmeno una brutta partita, però si macchia di tre palle-gol gettate alle ortiche: al 20′ da pochi metri sbaglia il tap-in colpendo Joronen, al 22′ su assist di Gosens a centro area manda alle stelle e al 33′ è bravo a sfilare palla a centrocampo ma poi spara ancora sul portiere. Errori che pesano.( Dal 57′ Barrow 6: ci prova con conclusioni da fuori dando un po’ di imprevedibilità )

Zapata 5,5: sua la prima chance, un colpo di testa da pochi metri che avrebbe potuto cambiare tutto, poi finisce per fare a sportellate con la retroguardia avversaria ma non incide come all’Olimpico. (Dal 54′ Cornelius 4,5: combina ben poco per impensierire il Copenaghen, sempre obbligato dai difensori avversari ad andare sull’esterno. Al 77′ ci prova di testa ma la palla finisce lentamente sul fondo. Batte l’ultimo rigore, Joronen intuisce e respinge. Mezzo voto in meno per quello che è accaduto dopo: poco rispettoso in un momento così triste vederlo ridere in tribuna con gli ex compagni e amici. Passi la prestazione negativa, passi il rigore sbagliato nella solita lotteria dal dischetto, ma questo atteggiamento i tifosi lo vedono poco professionale).

Gomez 6: è sempre nel vivo dell’azione, mette il suo zampino in ogni occasione principale. Verso l’ora di gioco con un destro a giro impegna il portiere avversario, poi è il palo a negargli la gioia del gol. Sfortunato pure nei tiri dal dischetto: stavolta è la traversa a dire di no al capitano neroazzurro.

Gasperini 6: la squadra dimostra di essere superiore in entrambe le gare, crea un’infinità di buone cose ma evidentemente se la palla non è finita in fondo al sacco qualche demerito c’è. Ora dopo l’amarezza a lui il compito più difficile: rialzare il morale e gestire un gruppo folto, pieno di soluzioni. L’importante che questa abbondanza non diventi un problema. Buon lavoro Gasp, ripartiamo!

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