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Atalanta, rigori amarissimi: ciao Europa, ora testa al campionato

I nerazzurri sbattono contro il muro danese, da Pasalic a Zapata fino a Barrow. Imperativo: ripartire dal gioco di Gasperini

A undici metri dall’Europa, finisce il sogno: Copenaghen è già il capolinea. Atalanta fuori ai rigori, che peccato! E che beffa, dopo il tiro a segno senza gol dell’andata a Reggio Emilia e dopo le prove a suon di gol nelle precedenti trasferte. Un segnale inquietante, lo 0-0 dell’andata, per una squadra come quella del Gasp abituata a segnare a raffica (vedi gli otto gol di Sarajevo), però la convinzione generale era che al ritorno la musica sarebbe stata diversa e prima o poi il gol sarebbe arrivato. In fondo, bastava quello, anche pareggiando.

Invece il muro danese ha resistito, obiettivamente questa volta il Copenaghen ha fatto qualcosa in più, ma ai punti… eh ai punti avrebbe vinto l’Atalanta, purtroppo questo conta poco nel calcio. C’è anche un po’ di sfortuna, il palo colpito su punizione da Gomez che poi tira anche il rigore contro la traversa. Anche se forse l’errore più pesante è quello di Cornelius: al quinto rigore la legge dell’ex non funziona proprio, anzi il portiere gli nega il gol.

Cosa si può dire a una squadra che ha lottato col cuore per oltre 120 minuti ma ha sempre sbattuto contro le maglie bianche del Copenaghen? O a Gasperini, che tra Roma e Copenaghen ha schierato due squadre diverse proprio per consentire a tutti di essere pronti ad affrontare due impegni duri. E decisivo per la stagione, quello in Danimarca.

Dai gol mancati da Pasalic nel primo tempo ad un secondo meno brillante, però nei supplementari ancora l’Atalanta era andata vicina al gol, con de Roon, con Gomez. Certo la fatica si faceva sentire perché i danesi avevano sbagliato un gol davanti a Gollini e Palomino ci aveva messo una pezza, nel secondo tempo supplementare.

Purtroppo non è riuscito a ripetersi lo Zapata devastante di Roma, sostituito stavolta nella ripresa da Cornelius, a sorpresa: probabilmente il tecnico contava sulla voglia dell’ex, di giocare, di mostrare ancora una volta al pubblico di Copenaghen le sue qualità e magari anche sulla sua freschezza. Del resto Barrow aveva avuto qualche problema all’andata e comunque Musa è pure entrato in campo nel secondo tempo, ma non è riuscito a incidere nemmeno qui. Ci voleva forse un po’ più di furbizia, ma Barrow ha solo vent’anni e sicuramente sarà molto utile all’Atalanta.

È una mazzata, questa eliminazione. Anche perché c’era molta fiducia, diciamo pure ottimismo a prescindere dal risultato dell’andata. Perché tutti avevano valutato un miglior tasso tecnico sulla bilancia dei nerazzurri, capaci di dominare per lunghi tratti nella prima partita. Ecco, forse aveva almeno messo in guardia sulla difficoltà dell’avversario Glenn Stromberg, che conosce benissimo il calcio internazionale e soprattutto i danesi. E aveva espresso i suoi timori, per l’esperienza del Copenaghen nelle coppe europee, anche in Champions e sulla solidità della squadra danese.

Poi succede che contro certe squadre puoi giocare per una settimana e non ne vieni mai a capo. Evidentemente il Copenaghen, per l’Atalanta, è una bestia nera: zero gol, rigori a parte, dopo la vendemmia di reti nei precedenti incontri e anche in campionato (sette in due partite).

Adesso è il momento della delusione, fa male uscire così. Ma questa squadra ha dei valori, così come il gioco che ha proposto Gasperini per due anni e in quest’ultimo mese. Bisogna ripartire, a testa alta in campionato, anche per i 700 tifosi bergamaschi a Copenaghen, per i 15mila abbonati e quelli che continueranno a sostenere l’Atalanta.

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