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Lanciò Springsteen in radio, Carlo Massarini a Bergamo lo racconta: "Son cresciuto insieme a Bruce" - BergamoNews

Musica

L'intervista

Lanciò Springsteen in radio, Carlo Massarini a Bergamo lo racconta: “Son cresciuto insieme a Bruce”

La chicca della seconda "puntata" di Bergamo Racconta Springsteen", che si snoderà per l'intera giornata di domenica 2 Settembre in Città Alta, è lo spettacolo di Carlo Massarini, dedicato ai quarant'anni di "Darkness on the Edge of Town"

La chicca della seconda “puntata” di Bergamo Racconta Springsteen, che si snoderà per l’intera giornata di domenica 2 Settembre in Città Alta agli spalti di Sant’Agostino, è lo spettacolo di Carlo Massarini, dedicato ai quarant’anni del disco del Boss “Darkness on the Edge of Town“.

Carlo Massarini è un giornalista che gli over 50 appassionati di musica non hanno mai scordato. Perché lui in radio negli anni Settanta era la voce di “Per voi giovani” e “Popoff” e in tv negli anni Ottanta, su RaiUno, era Mister Fantasy: abito bianco, elegante conduttore del primo programma televisivo italiano dedicato ai video musicali (solo tre mesi dopo l’avvio della sua trasmissione, nel maggio 1981, nascerà negli Stati Uniti la rete MTV).

Carlo Massarini racconta cos’è lo Storytelling che presenterà il 2 settembre alle 17, invitato dall’associazione Bergamo Racconta e spiega il perché di questo “omaggio”, ma anche molto altro, in questa intervista.

Perché uno spettacolo dedicato a “Darkness on the Edge of Town”?

Perché sono passati 40 anni da quel disco che di sicuro è tra i migliori di Bruce Springsteen, soprattutto perché rappresenta un lato del suo autore mai più arrivato a questi estremi emozionali. Ricordiamoci che viene dopo “Born to Run“, che era un disco solare, pieno di entusiasmo giovanile, mentre Darkness è un disco noir, l’esatto contrario. È il prodotto di una serie di problemi artistici, ma che si incrociavano con la vita personale di Springsteen, un disco uscito dopo aver risolto la causa legale con il suo manager. Qui dentro Bruce riversa la sua parte d’ombra, le emozioni più oscure. È il primo album in cui comincia a porsi il tema della maturità, delle vita ‘adulta’, di come attraversare la vita in maniera degna e consapevole. È la sua catarsi. E io sono convinto che celebrare alcune date, che sono poi le pietre miliari di una serie di artisti, voglia dire riscoprire i personaggi, ma insieme riscoprire se stessi: perché le nostre emozioni di 40 anni fa, quando eravamo ragazzi, sono quelle che ci sono rimaste nel cuore.

bergamo racconta springsteen 2018

Come si snoda l’evento?

In modo semplice: si va nell’ordine cronologico del disco e si racconta quello che c’è stato dietro. E dietro ogni solco c’è tanto: un blocco di registrazioni, ma non di scrittura, di creatività, visto che Springsteen di canzoni in quel periodo difficile ne aveva scritte 70. Poi fece una selezione rigorosissima, con rigore e disciplina per non tradire il tema originale, e tirò fuori un disco tosto. Basta ricordare che ha scelto di non inserire tutte le canzoni che potevano confondere, che non rientravano nel senso di quell’Lp. Ha volutamente omesso due hit, come “Because the night“, cantata poi da Patti Smith e “Fire“, proposta dalle Pointer Sisters.

So che lo spettacolo è stato presentato a Trieste qualche mese fa: Bergamo è la seconda tappa o ha già girato per l’Italia?

A Bergamo presento questo spettacolo per la seconda volta. Dopo Trieste, a febbraio, non l’ho più proposto.

Qui sarà “accompagnato” da Ambramarie, la conosce? Ed è stato ancora nella nostra città?

Ci sono stato solo una volta, non posso dire di conoscerla. E nemmeno conosco di persona Ambramarie, ma ho visto che è una bella ragazza, con la grinta e il look giusto per fare la rocker. Mi piace.

Qual è il suo rapporto con Springsteen e la sua musica? È stato a Broadway a vedere il suo intimo e autobiografico show?

A Broadway non sono stato, ma ho letto il testo che lui propone in teatro, perché in quelle due ore praticamente recita se stesso: è molto bello, profondo, rivelatorio. Il mio rapporto con lui? Sono cresciuto insieme a Springsteen: scoperto per caso, son rimasto fulminato, e per radio sono stato il primo a trasmetterlo, ho mandato in onda tante volte il primo e il secondo disco. Addirittura sono stato negli Stati Uniti nel 1975 ai tempi di “Born to Run” e nemmeno lì lo conoscevano: diciamo che io i miei colleghi di Popoff siamo stati evangelisti di Bruce perfino in Usa.

Cosa fa Mister Fantasy (lo sa vero di essere un mito per una generazione?) oggi?

Mi sono ritagliato questo ruolo da storico per certi versi, in cui usare tutta l’esperienza maturata. Scrivo molto sulla mia bacheca Facebook, faccio Storytelling a teatro, consulenze musicali… ho dei progetti per il prossimo futuro, molto vari, vedremo.

mister fantasy carlo massarini

Preferisce radio, tv, internet o i social?

… O foto? Beh, ormai il mantra è che ci si debba “spalmare” il più possibile: meglio tutto. Poi in realtà vado a momenti: adesso mi piace scrivere, sto scrivendo molto… Se devo per forza scegliere posso dire che la tv è un po’ la summa di tutte queste cose e in più ha il fattore fisico: devi saperti muovere, usare il linguaggio del corpo che è cosa diversa e arricchisce voce, testo, suoni.

Vedo su Facebook che ha un buon seguito di appassionati di musica i quali apprezzano recensioni di concerti (i 7 di questa estate che ha raccontato sulla Stampa per esempio) o le segnalazioni dei migliori dischi secondo il suo autorevole parere. Sono (siamo) incorreggibili nostalgici o hanno (abbiamo) qualche ragione a continuare ad amare quella musica lì, soprattutto anni Sessanta, Settanta, primi Ottanta al massimo?

Parlare di nostalgici è un po’ un trabocchetto. Io dico che oggettivamente quella è una musica che è rimasta. Non so se quella attuale rimarrà, se segnerà così fortemente. Quella musica ha indicato la via. Allora erano molto importanti le parole (non è che il suono non lo fosse, ma il testo aveva un significato forte). Oggi conta più la musica. Insomma, quei vent’anni fra ’65 e ‘85 hanno proposto la più importante musica, quella che chiamano classic rock, ma non solo. C’era un underground molto vitale, il jazz di Coltrane, Miles Davis, Weather Report, l’elettronica dei tedeschi, il reggae di Marley, e non dimentichiamoci di quello che nasceva in Italia. Sono stati i pionieri: chi è venuto dopo ha avuto la strada spianata. Ora, non sto dicendo che la musica di oggi non sia importante per le giovani generazioni di oggi, e ritengo anche giusto che a loro non piacciano i suoni di allora: è normale che i figli uccidano i padri. Però…

Sempre su Facebook, dopo la recensione dei 200 migliori dischi, ha inaugurato un personale elenco dei migliori dischi italiani partendo da “Creuza de ma“, omaggio a Fabrizio De Andrè, ma soprattutto a Genova, dopo il crollo del ponte. Lei è ligure, quel ponte immagino l’avrà percorso mille volte: quali sono i suoi sentimenti, oggi?

Quel ponte mi ha sempre spaventato quando ci passavo in auto, era molto esposto al vento, dava una sensazione di grande precarietà. Adesso… cosa dire? Questo è un Paese che si è lasciato andare, si è preso poca cura di sé, non ha saputo guardare avanti. Manca il rispetto per le persone, per le idee, per la natura e per le cose. Senza rispetto non ci sono più regole… e senza le regole, in metafora, i ponti crollano. Ma crolla molto di più. Crolla lo stare insieme in modo civile.

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