Il caso

Salva Benetton, il sì di Salvini e il no di Sanga: “Sparì l’obbligo di verifiche periodiche”

L'ex parlamentare bergamasco del Partito Democratico torna su quella votazione: "Convinto che l'obbligo di controlli periodici sarebbe stato un'ulteriore garanzia".

"Avevo votato contro quel provvedimento perchè ero convinto che l'obbligo di controlli periodici sarebbe stato un'ulteriore garanzia": Giovanni Sanga, ex parlamentare bergamasco del Partito Bergamasco, nel 2008 si era detto contrario al cosiddetto decreto "Salva Benetton".

Un voto, quello, tornato alla ribalta nelle ultime ore grazie all'accusa che la deputata Pd Deborah Serracchiani ha rivolto al ministro dell'Interno Matteo Salvini che, al contrario, si era espresso favorevolmente rispetto alla modifica.

"Sì, è vero — ha replicato Salvini — ma da parte di chi ha governato per anni e anni e ha firmato e verificato le concessioni, un buon silenzio sarebbe opportuno".

Nella foto postata su Twitter da Deborah Serracchiani, sotto al nome di Matteo Salvini compare proprio quello di Giovanni Sanga che spiega: "Il decreto salva Benetton di fatto modificava una norma che era stata approvata nella legislatura precedente con Prodi (2006/2008) che vincolava i concessionari a ulteriori adempimenti e in particolare a delle verifiche periodiche. Con l'approvazione di Lega e Berlusconi, gli obblighi di questi controlli di fatto erano spariti. Poi è emerso anche che i Benetton avevano versato alla Lega 150mila euro di finanziamento elettorale in quegli anni. Sarà anche pura coincidenza ma del resto noi viviamo un tempo in cui più che affrontare i problemi si esasperano le situazioni: e allora da un lato abbiamo il vuoto di memoria di Salvini e della Lega, dall'altro assistiamo all'incompetenza, per usare un eufemismo, del Movimento 5 Stelle e di Di Maio che parlano di revoche contrattuali. Ma Di Maio quando mai ha visto un contratto, una convenzione o una delibera in vita sua? Oggi occorre accertare tutte le responsabilità, civili e penali, in modo rigorosissimo ma di pari passo serve impegnarsi per ricostruire un'infrastruttura e dei servizi indispensabili per questa città ferita".

Sul tema delle nazionalizzazioni, Sanga taglia corto: "Mi sembra ridicolo pensare che si possa tornare agli anni dell'Iri e alle partecipazioni statali".

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