Innovatore appassionato e instancabile: si è spento Marcello Biava, patron di Aesys
Si è spento nei giorni scorsi Marcello Biava, fondatore e presidente di Aesys S.p.A, azienda leader mondiale nei sistemi di comunicazione e nelle tecnologie di visualizzazione display e pannelli informativi.
Si è spento nei giorni scorsi Marcello Biava, fondatore e presidente di Aesys S.p.A, azienda leader mondiale nei sistemi di comunicazione e nelle tecnologie di visualizzazione per il mercato del traffico, dei trasporti pubblici, dell’industria e degli enti pubblici.
Nato il 20 giugno 1938 a Seriate, è deceduto lo scorso 13 agosto, aveva da poco compiuto ottant’anni. Pochi mesi fa, il 4 maggio, aveva festeggiato un altro traguardo importante della sua vita, ossia il 55esimo anniversario di matrimonio con l’amata moglie Anna Aquilini, circondato dall’affetto dei suoi cari, in primis i figli Giuseppe, Enrico e Marco.
Apparteneva a una famiglia di umili origini (suo padre era operaio e sua madre figlia di emigrati in Francia) e, sin da piccolo è stato uno studente modello. Si è sempre impegnato al massimo nel suo percorso scolastico, studiando con dedizione e ottenendo ottimi risultati. Terminate le scuole medie, ha frequentato l’Esperia a Bergamo e si è diplomato perito chimico. Animato da una grande passione per le materie scientifiche e dotato di una notevole capacità di calcolo, amava in modo particolare la matematica, la chimica e la fisica.
Concluse le scuole superiori, per cinque anni ha lavorato al laboratorio di chimica della Dalmine e, successivamente, è passato alla Fervet dove è stato caporeparto e poi gli è stata affidata la gestione di più reparti.
Negli anni in cui ha lavorato alla Fervet si è iscritto alla facoltà di economia e commercio all’Università Cattolica di Milano, frequentando le lezioni serali e sostenendo gli esami nelle sessioni diurne. Nel 1972 si è laureato discutendo una tesi sui linguaggi di programmazione come Fortran e Cobol, argomento d’avanguardia per quegli anni: infatti, non esistevano ancora facoltà di informatica e la programmazione era agli inizi.
Dopo aver conseguito la laurea, dal 1972 al 1974 ha lavorato alla Geda di Milano come programmatore e poi, dal 1974 al 1976 alla Siscat di Milano come analista programmatore. Animato da passione e voglia di approfondire le proprie conoscenze, si era recato a Los Angeles, negli Stati Uniti, per studiare il linguaggio di programmazione Prince per elaborare circuiti stampati e l’automazione, l’anello di congiunzione tra l’informatica e l’elettronica.
La sua era una formazione a 360°: era un perito chimico, aveva studiato economia, era programmatore e ora stava approfondendo le proprie nozioni di elettronica.
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Nel 1977 ha fondato Aesys: è partito da solo, in autonomia, occupandosi sia della programmazione (parte software) sia della progettazione dell’elettronica (parte hardware).
Tutto è cominciato da una grande intuizione, cioè proporre strumenti di cui la società ha bisogno, che consentano di comunicare dati in modo immediato.
Col tempo l’attività è cresciuta diventando una realtà sempre più importante, progressivamente ha esteso l’organico e ha ampliato il proprio raggio d’azione: nei primi anni Aesys si è dedicata alla produzione di schede elettroniche per l’automazione, poi si è specializzata nel settore dei display e dei pannelli informativi, in modo particolare ha sviluppato un proprio prodotto, ossia i display a tecnologia Led e Led.
All’interno dell’azienda sono entrati i figli Giuseppe, che al momento è amministratore delegato e Marco, responsabile della filiale americana.
Oggi Aesys ha una portata globale: all’ headquarter, che si trova a Seriate dove lavorano 380 dipendenti, si sono aggiunte sei filiali in Brasile, Germania, Francia, Spagna, India e Stati Uniti.
Ad animare il patron Marcello Biava era la capacità di coniugare concretezza e lungimiranza. Il figlio, Enrico ricorda: “Aveva una profonda dedizione per la famiglia e per il lavoro a cui si dedicava con grande impegno. Era un innovatore e nel tempo libero si dedicava allo studio per sviluppare nuove idee e prodotti. Un lavoratore instancabile e tutto il suo tempo era dedicato a migliorare la propria preparazione: la sua ragion d’essere era innovare, programmare e inventare. Determinato e tenace, si adoperava per risolvere i problemi affrontandoli sempre in maniera costruttiva: il suo motto era ‘non dire non si può se prima non ci hai provato’. La sua passione era contagiosa e ci ha lasciato un’impronta importante: se al mattino ci alziamo presto per lavorare e studiare è grazie al suo esempio”.


