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“Per mille strade”: l’oratorio di Brembate Sopra e il pellegrinaggio verso il Papa

L’intero pellegrinaggio è stato pensato e voluto per dare voce ai giovani, nelle loro esigenze, nelle loro paure e nella loro energia

“Per mille strade” è il titolo del pellegrinaggio voluto da papa Francesco per radunare giovani da tutta Italia a Roma, nelle giornate di sabato 11 e domenica 12 agosto. Varie diocesi hanno deciso di partecipare al cammino da Ortona a Roma, svoltosi a partire dal 9 agosto, dove sono state messe alla prova spiritualità e resistenza fisica di giovani e famiglie.

Noi giovani ed educatori dell’oratorio di Brembate di Sopra abbiamo partecipato solo al weekend, culmine del pellegrinaggio, ma le emozioni e l’esperienza che abbiamo vissuto sono state intense e ci hanno segnati, nel cuore e nello spirito.

pellegrinaggio brembate sopra

L’intero pellegrinaggio è stato pensato e voluto per dare voce ai giovani, nelle loro esigenze, nelle loro paure e nella loro energia. Ed è proprio l’energia l’elemento che ha animato Roma in questo weekend: sui pullman, sui treni, a piedi, nei punti di ristoro, agli angoli delle strade c’erano giovani con chitarre, tamburi, bandiere, striscioni che cantavano e gridavano. Cantavamo canzoni di chiesa, degli anni Ottanta, dei cartoni animati, l’inno d’Italia fuori dal circo Massimo (un’emozione unica), senza metterci d’accordo, senza priorità, ma con la voglia di essere felici e giovani. Gridavamo la felicità per essere insieme in una bellissima città, la gioia di scappare per un breve momento dalla monotonia e dalla routine delle nostre vite e dedicarci alla riflessione su noi stessi.

Precisiamo: non è stata una riflessione teologica o spirituale in senso pieno. O almeno, non per tutti e non sempre. Per molti è stata una riflessione condivisa: la forza della nostra comunione d’intenti e di desideri ci ha uniti, ci ha pervasi di gratitudine verso il Papa che ci ha invitati, verso i nostri educatori che ci hanno accompagnati, e verso Gesù, perché ci crediamo e vogliamo far vedere a tutti la gioia che lui ci ispira.

Alle 18 di sabato abbiamo iniziato ad aspettare il Papa al circo Massimo. Eravamo 70mila persone. C’era un silenzio irreale fuori: non sentivamo i suoni della città. Vedevamo il sole del pomeriggio languire, spegnere la sua forza e accarezzare le cupole delle chiese di Roma, l’altare della patria, la nostra pelle.

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Quando il Papa è arrivato con la sua papamobile, eravamo alle barriere ad aspettarlo: quando è passato di fronte a noi, gli abbiamo consegnato il nostro striscione.

L’incontro è stato strutturato con alcune lettere di giovani ragazzi e ragazze che spiegavano al Papa cosa significa essere innamorati ma non riuscire a sposarsi per via della precarietà, voler seguire la propria passione ma scontrarsi con il mondo del lavoro, essere infermieri e venire a contatto con la sofferenza di innocenti e sentire, a volte, il silenzio di Dio; essere giovani, credere in Dio ma essere delusi dalla staticità e dalle incoerenze della Chiesa. Il Papa ha dato a ciascuno una risposta, riportate qui.

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Con il procedere della veglia, si spegneva, adagio, la luce su Roma: diventava azzurra, trasparente. Eravamo stanchi, si stava spegnendo un giorno di fuoco. Ma abbiamo continuato a cantare l’inno della giornata, “Proteggi tu il mio cammino”, la cui forza sta nelle ultime parole: meravigliose le Tue opere. Meravigliose le opere del Signore, ma voglio aggiungere: meravigliosa la fede che ci spinge a sentirci tutti uniti. Mi auguro che i sentimenti che ci hanno fatti sentire potenti e immortali ci aiutino a realizzare qui sulla terra grandi opere, di pace, di fratellanza e amore.
Quando quel giorno di fuoco è finito, abbiamo vagato sotto i cieli della città eterna, ci siamo addormentati sul sagrato di una chiesa, sotto la luce di un lampione. Abbiamo dormito 3 ore, ma un nuovo giorno di fuoco stava per svegliarsi con noi: gambe in spalla e dritti verso Piazza San Pietro! Seguire la celebrazione della domenica nel centro della cristianità è stata un’emozione unica, anche se i disagi sono stati molti.

I controlli all’ingresso sono stati lunghi ma sommari, le code erano disordinate e non c’era nessuno a gestirle. Uscire dalla piazza, poi, è stato ancora più faticoso che entrare, perché non c’erano sentieri tracciati per le uscite dei vari settori, ma tutti quanti vagavamo senza meta in direzioni varie. In quei momenti ci siamo sentiti abbandonati a noi stessi ed è giusto far presente che, a fronte di un evento colossale come questo, l’organizzazione non è sempre stata ai massimi livelli.

Eppure, come ci ha detto il Papa, uno che cammina da solo va sì più veloce, ma è camminando insieme che si arriva più lontano. Con il corpo, con lo spirito, con la famiglia, con la società, con il lavoro: restiamo uniti, non abbiamo paura.

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