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Provincia, ardua ricerca di un presidente: verso un’intesa Lega, Pd, Forza Italia

Sembra sia già pronto a farsi carico dell’impegno un sindaco pensionato della Bassa.

Ormai è certo. L’elezione del nuovo presidente della Provincia di Bergamo e dei consiglieri provinciali avverrà il 31 ottobre prossimo.

La data è stata scritta nel Decreto Mille Proroghe pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 luglio 2018. È pur vero che il decreto dovrà essere riconfermato dal voto della camera ai primi di settembre, ma questo passaggio non dovrebbe introdurre altri cambiamenti. Purtroppo si voterà ancora con le regole della Legge 56/2014 conosciuta come Delrio, che era stata scritta in previsione della soppressione delle Province.

Nonostante le forti aspettative di una radicale modifica delle norme con la richiesta di ripristinare l’ elezione diretta da parte dei cittadini, magari facendo coincidere la data delle elezioni con quelle europee e comunali del maggio 2019, (vedasi le proposte di Legge presentate dalla Lega), l’attuale Governo, a causa della “non disponibilità” dei 5 Stelle notoriamente propensi ad abolire l’ istituzione provincia, ha deciso di procedere con le regole “Delrio”.

Pertanto:

  • Potranno candidarsi alla presidenza solo i Sindaci che hanno di fronte a sé un residuo di mandato di almeno 12 mesi (unica modifica introdotta dal decreto mille proroghe a fronte dei 18 mesi previsti dalla Delrio);
  • Il presidente resterà in carica 4 anni mentre i consiglieri lo resteranno solo per due;
  • l’incarico è a titolo gratuito;
  • non è prevista la presenza di una Giunta, ma il presidente potrà farsi aiutare solo dai consiglieri;
  • potranno votare solo i sindaci e i consiglieri comunali (circa 2.840).

Il voto è “ponderato”, vale a dire che “pesa” in funzione del numero degli abitanti dei comuni di appartenenza. Un voto del Comune di Bergamo, per esempio, vale 341 punti, quello di un comune sotto i 1.000 abitanti vale 11 punti. Le fasce in cui sono suddivisi i comuni sono molto ampie e anche questo condiziona decisamente il risultato. Ad esempio il voto del Comune di Treviolo (poco sopra i 10.000 abitanti, vale quanto quello di Treviglio che ha una dimensione tripla).

È chiaro che questo sistema favorisce in modo abnorme il partito che amministra il Comune di Bergamo e rende insignificanti i voti degli amministratori dei comuni piccoli che spesso non partecipano nemmeno alle votazioni.

SCENARIO

In questo contesto non sarà facile trovare un sindaco disposto a candidarsi. Se si sommano, il doppio incarico, la gratuità dello stesso, l’assenza di una Giunta, è chiaro che non sarà facile trovare un candidato “forte” disposto a sacrificarsi per la causa. E questo vale per tutti gli schieramenti in campo.

Nel 2014, a seguito di contrasti sorti tra Forza Italia e Lega sulle candidature di Treviglio e Caravaggio, ci fu l’ “abbraccio” tra azzurri e Partito democratico, accordo che ancora resiste.

– A distanza di quattro anni di acqua ne è passata molta sotto i ponti politicamente parlando ma non è escluso che l’accordo si possa ripetere (gli interventi di Alessandro Sorte a favore di Claudio Bolandrini, sindaco di Caravaggio, dei giorni scorsi lo fanno presagire), ma all’orizzonte ci sono anche le elezioni comunali ed europee e questo potrebbe condizionare le scelte.

– Il PD sembra prediligere un “accordo a tre” tra PD, FI e LEGA ritenendo l’attuale situazione, transitoria, per poi puntare ad una riforma condivisa della legge Delrio. Sembra sia già pronto a farsi carico dell’impegno un sindaco pensionato della Bassa (Gianfranco Gafforelli? ndr). L’ipotesi potrebbe non essere balzana ed essere utile ad una buona gestione, ma solo, appunto se collocata entro limiti temporali ben precisi, altrimenti non avrebbe senso. L’assenza una minoranza che stimoli chi amministra finisce per essere nociva.

– La Lega, priva di un Segretario politico, sostituito da un commissario, riunirà nei prossimi giorni il proprio direttivo per verificare eventuali candidature e mettere a punto gli obiettivi e le strategie utili a trovare la soluzione più utile al territorio. Subito dopo inizieranno i confronti tra le segreterie degli altri partiti. Non c’è molto tempo per pensarci.

Come si intuisce la situazione è molto “liquida”e non è facile ipotizzare una soluzione. Speriamo che prevalga la logica della vera politica e non quella della spartizione delle cosiddette poltrone. Ma quando parliamo di province il bottino da spartire è molto magro.

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