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“Nel burrone per sfuggire a chi lo inseguiva”: 5 indagati per la morte del giovane Bara foto video

Chiuse le indagini sulla morte del ventenne senegalese un anno fa a Ubiale. Indagate cinque persone: tra loro due suoi amici

Si è buttato nel precipizio in cui ha trovato la morte per sfuggire agli inseguitori. È questa la conclusione del pubblico ministero Fabio Pelosi, che ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone per il caso di Mamadou Lamine Thiam, per gli amici Bara, ritrovato senza vita in un burrone a Ubiale Clanezzo la sera del 23 luglio 2017. Del ventenne di Almè si erano perse le tracce la notte precedente, quando era scappato da una festa in paese, la Ubiale Power Sound Festival, dopo un litigio con un ragazzo, inseguito da alcuni dei presenti.

Gli indagati a vario titolo sono Claudio Brioschi, 55enne di Ubiale, Raul Magitteri, 25enne di Sorisole, Ingrid Bassanelli, 26enne di Sedrina, Klaus Tobli, 23enne albanese di Villa d’Almè, e Daniele Cometti, 22enne di Villa d’Almè.

Secondo quanto ricostruito dal magistrato, Brioschi, in servizio alla festa quella sera, prima aggredì Bara che aveva litigato violentemente con il figlio di un suo amico, poi colpì a calci l’auto su cui si era nascosto. Dopodiché, insieme a Magitteri, lo inseguì fino al tratto in cui si buttò nel burrone profondo una cinquantina di metri, dove trovò la morte.

Oltre ai due, alla scena avrebbero assistito anche la Bassanelli e Tobli, amico della vittima. Nessuno di loro, però, chiamò i soccorsi, che vennero allertati solo il giorno seguente, quando il giovane senegalese era ormai già morto.

Durante le ricerche di Bara inoltre, sempre secondo la ricostruzione del pm Pelosi, Brioschi avrebbe omesso di riferire ai vigili del fuoco il ritrovamento delle sue scarpe, avrebbe fornito indicazioni fuorvianti e avrebbe anche indicato un luogo diverso sul posto in cui si trovava il cadavere.

La vicenda ebbe poi un ulteriore capitolo. Un paio di mesi dopo la sera della tragedia, il 24 settembre, Raul Magitteri fu vittima di un’aggressione all’interno dell’Evolution Cafè di Paladina. Secondo il magistrato fu un raid punitivo di due amici di Bara, Tobli e Cometti, che per vendicare la sua morte colpirono il 25enne di Sorisole con pugni e calci, prima di danneggiare la sua auto parcheggiata all’esterno del locale.

Proprio due settimane fa, a un anno dalla tragedia, Sidy, il papà di Bara, era tornato a chiedere giustizia per suo figlio: “È impossibile che si sia buttato volontariamente, per me è stato spinto. E in ogni caso, qualcuno deve aver visto. È incredibile che nessuno abbia lanciato l’allarme. Non si può morire così a vent’anni. Sono convinto che me l’hanno ammazzato. Adesso confido nella magistratura e spero che i responsabili paghino per ciò che hanno fatto”.

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