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Carnevali: “Salvini e Di Maio? Bravi con gli slogan ma inadeguati, l'Italia messa in un angolo” - BergamoNews
L'intervista

Carnevali: “Salvini e Di Maio? Bravi con gli slogan ma inadeguati, l’Italia messa in un angolo” video

Elena Carnevali, deputata del Partito Democratico, fa le pulci a questo esecutivo su temi che sono stati da sempre le sue battaglie.

Migranti, articolo 18, vaccini, nazionalismo, Europa… I temi sul tavolo sono molti. Gli stessi che sta affrontando il Governo Conte, ma Elena Carnevali, deputata del Partito Democratico, fa le pulci a questo esecutivo su temi che sono stati da sempre le sue battaglie.

Che cos’è cambiato per lei da parlamentare all’interno di Montecitorio dall’anno scorso ad oggi?
“Quando si è in maggioranza si hanno dei riferimenti che ci hanno permesso di avere vantaggi indiscutibili anche a livello territoriale per la bergamasca. Questo perché le relazioni con i Ministri sono dirette ed è molto più facile lavorare. Nella scorsa legislatura abbiamo portato avanti tanti provvedimenti, talmente tanti che non hanno avuto il tempo di essere sedimentati nel Paese”.

Oggi invece com’è il clima d’efficienza del governo del cambiamento?
“In questo momento l’unico elemento che mi trovo di fronte è un’azione demolitiva rispetto ad un’azione propositiva”.

Per esempio?
“I vaccini: obbiettivo è demolire lentamente la legge, con contrarietà del mondo medico e scientifico, a scapito della salute pubblica e dei bambini. La riforma dell’articolo 18. Avevano annunciato e promesso in campagna elettorale che avrebbero tolto quella riforma per reintrodurre l’articolo 18: questa settimana abbiamo visto come è andata a finire. La riforma del codice del terzo settore: noi siamo riusciti finalmente a far approvare al Consiglio dei Ministri il decreto correttivo dell’impresa sociale. Per il Codice del Terzo settore altro pezzo fondamentale del puzzle: volevano anche qui modificare la durata della legge delega e l’entrata in vigore di norme che sono importanti per completare l’iter. Alla fine è stato approvato in Consiglio dei ministri, ma il testo non è ancora in Gazzetta Ufficiale. Vedremo com’è, ma hanno già dichiarato che vogliono rimetterci le mani”.

Elena Carnevali

E questo penalizzerà il settore dei servizi sociali?
“ L’alternanza politica in democrazia non dovrebbe corrispondere alla volontà di demolire ciò che è stato fatto prima. L’incertezza genera instabilità e questo non fa bene ne alle imprese, anche quelle sociali, ne all’associazionismo. Se si procederà in tal senso questo penalizzerà il mondo del terzo settore. Il codice è quello strumento che consente finalmente di avere un’iscrizione unica, permette di avere regole uniche per tutte le associazioni: da quelle di volontariato a quelle di promozione sociale fino alle cooperative. I correttivi hanno effetti a cascata su tutto”.

Secondo lei c’è un’impreparazione o è c’è un motivo ideologico, o ancora per una scelta politica?
“Credo che la scelta sia politica. Non dobbiamo dimenticarci che il Veneto e la Lombardia avevano fatto ricorso alla Corte Costituzionale sul decreto correttivo del Codice del terzo settore. I decreti contengono di fatto elementi che possono ammortizzare quel ricorso, quindi diventa anche un vantaggio di natura politica”.

Elena Carnevali

Lei ha fatto un intervento sul no-vax. Un tema quanto mai attuale.
“Su questo tema sono molto dura perchè io trovo una contraddizione: si premia Silvio Garattini in Regione Lombardia, Fontana della Lega elogia uno dei più grandi scienziati, colui che anche in quel giorno ha detto esplicitamente che non c’è nulla come la prevenzione per garantire salute pubblica e sostenibilità per il Servizio Sanitario Nazionale. Poi, con la falsa scusa della sburocratizzazione, si va ad incidere sul cuore del Decreto Vaccino. Alla fine hanno risolto il tutto con un pasticcio e l’obbligo di presentazione di avvenuta vaccinazione ( non le autocertificazioni) per essere ammessi a scuole ed asili slitta al 2019. In più l’introduzione creativa dell’ “obbligo flessibile” per Regioni, un ossimoro, una categoria dello spirito oltre che una sciocchezza grave. Purtroppo i virus come i batteri non hanno confini e se vogliamo raggiungere un’immunità di gregge nel Paese dobbiamo avere una linearità di comportamento in tutte le regioni. Ecco perché ritengo questa scelta dannosa e insensata. In questo modo è esplicita la volontà del governo di demolire l’impianto della legge Lorenzin proprio nel momento in cui si cominciano a raggiungere dei livelli di copertura ragionevoli facendo un danno gravissimo. Di fatti la cosa molto rischiosa di questa circolare è che loro fanno una prorogatio dell’autocertificazione, mentre la Lorenzin aveva introdotto l’autocertificazione per l’iscrizione per un anno per accompagnare l’impatto anche organizzativo ma poi bisognava presentare la garanzia entro un anno. Questo porta con sé anche una responsabilità penale alle famiglie: chi compie autocertificazioni errate , anche in buona fede – perchè magari pensa di aver fatto una determinata vaccinazione – risponde penalmente fino a due anni di reclusione e anche per eventuali rimborsi che possono venir richiesti in caso di danni”.

È un tema delicatissimo che vede spaccata l’opinione pubblica.
“Un Governo deve compiere delle azioni responsabili per il bene dei cittadini, di tutti i cittadini. Loro invece continuano a lisciare il pelo ai no vax sia, a proporsi con ambiguità. Uno degli errori più grandi che stiamo facendo, con il risultato di indebolire non solo la cultura medica e scientifica ma anche la fiducia nelle istituzioni. L’uso spregiudicato e menzoniero dei messaggi via WEB, l’attacco ai giornalisti, l’ipotesi dell’inutilità della democrazia, per Grillo ormai superata, come l’esigenza di avere un Parlamento . Poi la forzatura della Presidenza di Foa alla Rai, l’abolizione della legge Mancino ed in questi giorni la notizia dei “Troll” virali, finanziati da una società russa, che chiedevano le dimissioni del Presidente della Repubblica, Sergio Matterella, durante la formazione del Governo. Finalmente si è aperta un’inchiesta. Un panorama inquietante! Come tutto ciò che viene messo in campo tutti i giorni,arma di distrazione di massa , poi nel frattempo in Affari Costituzionali approvano norme più lasche per acquisto delle armi on line. Un favore alla lobby pericoloso. Vogliono costruirsi un consenso e una relazione etero diretta e manipolatrice con il cittadino con una precisa volontà: che nessuno disturbi il monovratore”.

Elena Carnevali

Che cosa intende per indebolimento delle istituzioni?
“Piuttosto che prendere con serietà le difficoltà di un Paese che ha avuto una crisi economica ed una doppia recessione, a livello europeo si è imboccata la strada dell’isolamento. Una scelta che rende difficile la crescita del Paese. Proprio perchè sono in difficoltà ad identificare i temi veri che servono a rilanciare e far ripartire l’Italia, hanno sempre bisogno di identificare o creare un nemico e di spostare l’attenzione su un oggetto. Sono convinta che sta accadendo così anche sul tema dell’immigrazione. Sono quattro mesi che sentiamo parlare solo di questo. Il risultato purtroppo è che abbiamo sostituito l’obbligatorietà di distribuire dei migranti nei Paesi membri dell’UE con la volontarietà: un favore ai paesi del gruppo di Visegràd ( Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia) che non sanzionerà più i paesi irrispettosi degli accordi e che non hanno mai accolto nessun migrante. Una scelta che penalizza l’Italia. Quindi c’è una distanza enorme tra ciò che viene comunicato ai cittadini e gli effetti della loro politica. Salvini e Di Maio sono bravissimi negli slogan, ma politicamente inadeguati. E questo prima o poi presenterà un conto salatissimo a tutti noi che ci troveremo un Paese indebolito su tutti i fronti, interno ed esterno”.

Elena Carnevali

La politica di Salvini e Di Maio ci ha indebolito a livello europeo?
“Il populismo di Salvini e le contestazioni all’Europa dei 5 Stelle di certo non aiutano nei nostri rapporti con l’Europa. Anzi. Siamo considerati l’anello debole a livello europeo. Ma c’è un rischio più grave: quello di indebolirci su due fronti. Il primo effetto che ha prodotto è la revisione degli indici di crescita del nostro Paese e dell’Eurozona. Più crescita e più diritti, penso alle norme del cd “ Pilastro europeo” passano dall’Europa. Un cambiamento dell’atteggiamento europeo che abbiamo contributo a realizzare ed che andrebbe sostenuto. L’Italia da sola non basta. Se noi non riusciamo ad approdare e a prendere parte di qual progetto e di quelle risorse europee faremo ciò quello che è necessario per l’Italia. Facciamo davvero fatica a far comprendere che il nazionalismo non è un elemento di forza, ma un elemento di debolezza”.

Se Salvini e Di Maio parlano alla pancia dei cittadini e c’è questo ampio consenso a destra, che cosa è mancato o manca al Pd?
“Da un lato viviamo la fatica delle forze democratiche e socialdemocratiche a livello non solo italiano ma anche europeo anche nel contrastare l’avanzata della destra. Dobbiamo andare a recuperare coloro che non ci hanno votato perchè considerati “elitari”. Abbiamo consegnato un paese con più occupazione, più crescita e protezione e con un reddito minimo, il Reddito di Inclusione per contrastare la povertà che prima non c’era. Impoverimento e spaurimento hanno segnato queste elezioni anche nella distribuzione del voto. Questo messaggio non l’abbiamo ne intercettato ne compreso. Un errore fatale. Crescita, produttività e un lavoro giustamente retribuito, reddito e sicurezza che non è esclusivamente interpretabile in chiave di ordine pubblico. Il primo articolo della Costituzione recita: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” e noi, come politici dobbiamo creare le condizioni perché si crei lavoro e distribuzione della ricchezza. Ma non mi convince la ricetta del Reddito di cittadinanza. Sembra la versione di un Paese con un altro articolo: “L’Italia è una Repubblica fondata sul sussidio”.

È una difficoltà di linguaggi?
“ In parte si, oltre agli errori che ho già detto. Noi come Partito Democratico siamo più difficoltà a contrapporci al linguaggio diretto- che spesso definiamo populista. Dobbiamo mostrare le contraddizioni di questo Governo. I nodi verranno al pettine non solo nella legge di bilancio ma quando entreranno in conflitto gli interessi contrapposti della forze del Contratto di Governo : “ Nordisti” e “ “Sudisti”. Interessi configgenti ed incompatibili per come li stanno interpretando. Per il momento regge la politica dello scambio. L’abbiamo visto nel decreto Di Maio. Una legge che non ha visto il confronto con le parti sociali e per buona parte il decreto di occupava di diritto del lavoro e nemmeno con chi rappresenta le imprese. La Lega l’ha sostenuto mentre gli imprenditori non solo del Nord Est, non solo Confindustria ma quelli della piccola e media impresa compravano pagine di giornali per spiegare la loro contrarietà. Lo scambio è sull’autonomia e federalismo regionale. Se la posta in gioco non garantirà un principio di solidarietà tra le regioni allora sarà dura per la tenuta del Paese. Loro, intendendo la Lega e il Movimento 5 Stelle sotto questo punto di vista sono dei soldati da caserma; comanda il capo senza eccezioni. Noi per fortuna siamo “ democratici” non solo per nome. Ma di fronte a questo quadro a noi serve innanzitutto compattezza perché se hai una pluralità di voci su tutto, non hai credibilità”.

C’è anche un problema di leadership? Il tempo di Renzi è finito?
“Non dobbiamo continuare a guardare il mondo dallo specchietto retrovisore. Io penso che Renzi sia stato una risorsa innegabile e questa sconfitta non sia solo sua, ma di tutti. Non vivrei con l’ossessione di Renzi, che si è dimesso. Le ossessioni non aiutano ad andare avanti. Sta succedendo qualcosa di più profondo e radicato nella società e se ci concentriamo solo sul nostro ombelico, rischiamo di essere arginati nell’irrilevanza. Senza dimenticare gli errori, ora c’è una segreteria che ci traghetterà al congresso: io non sono per archiviare il PD, ma per ritrovare un’identità nuova e rinnovare come la contemporaneità chiede. Non siamo ne senza radici, ne senza ideali. Siamo un Paese che cerca ed ha bisogno di leadership. Contemporaneamente un leader senza una comunità ed un’ organizzazione salda nel territori non esiste. Per questo noi dobbiamo partire nella ricostruzione di una comunità, prima che nell’individuazione di un leader, ma non in tempi biblici. Sono per propensione una donna che tesse trama ed ordito, tra gli uomini e donne, per tenere unito. E questo vale anche per il nostro partito e rimango, anzi sono un’infaticabile ottimista”.

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