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“Il mio amico si è suicidato: non lo accetto, perciò voglio che si aiutino gli studenti”

Niccolò Salvi, 27enne di Villa di Serio e laureato in Psicologia all'Università di Pavia, inizia a raccontare la genesi di un progetto di prevenzione del suicidio nelle scuole ed università, da lui ideato

La giovinezza è l’età più bella, spensierata, felice, libera e forte della vita. È così che l’hanno spesso descritta i film, i libri, i racconti e i ricordi perché, nonostante sia un periodo di scelte difficili, cambiamenti e strade contrarie, rimane il frammento dell’esistenza più incredibile e sfuggente. Allora perché un giovane sceglie di negarsi di vivere a pieno quest’età d’oro togliendosi la vita?

È attestato che in Italia il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani. Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza i tentativi di suicidio da parte dei teenager in due anni (dal 2015 al 2017) sono quasi raddoppiati: si è passati dal 3,3% al 5,9%, ovvero 6 su 100 di età tra i 14 e i 19 anni hanno provato a togliersi la vita. Un dramma che riguarda soprattutto le ragazze (71%). Il 24% degli adolescenti ha invece pensato almeno una volta a un gesto estremo.

Un’emergenza da affrontare e di cui prendere coscienza, nonostante le difficoltà, per evitare che il silenzio – giustificato dalla paura del contagio emotivo e dell’emulazione – faccia sottovalutare la gravità di una fotografia che mette a nudo un crescente disagio giovanile: ragazzini già stanchi di vivere quando tutto è solo cominciato.

“È comprensibile questo distacco anche tra amici. Se un amico viene a raccontarti di una malattia che l’ha colpito, mentalmente ti senti più preparato ad aiutarlo, ma il suicidio è un’altra storia. Ci sentiamo impauriti di fronte ad una confidenza che nasconde un disagio e una sofferenza profonda nei confronti della vita: il nostro primo istinto è scappare. Questo perché non c’è formazione, non c’è la conoscenza adeguata per aiutare un amico nel momento più buio della sua vita.”

Così Niccolò Salvi, 27enne di Villa di Serio e laureato in Psicologia all’Università di Pavia, cerca di iniziare a raccontare la genesi di un progetto di prevenzione del suicidio nelle scuole ed università, da lui ideato in seguito al suicidio di un carissimo amico, che verrà interamente gestito dall’Unità di Psicologia dell’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo.

“L’anno scorso stavo svolgendo il mio tirocinio post-lauream magistrale presso l’Unità di Psicologia dell’Ospedale di Bergamo sotto la guida della dottoressa Simonetta Spada. A maggio dello stesso anno, uno dei miei più cari amici ha preso la decisione di togliersi la vita. Aveva appena 25 anni ed era quella persona che non manca mai nelle compagnie: allegro, divertente, capace sempre di farti vivere con entusiasmo la vita. Nessuno si sarebbe mai aspetto questo gesto. Invece di ignorare il lutto e procedere più o meno normalmente con la mia vita, ho preferito affrontarlo mettendo a disposizione le mie conoscenze apprese durante l’Università e i contatti conosciuti durante il mio tirocinio presso l’ospedale. Il mio modo di farlo è stato lanciare un sito, a cui seguirà una campagna online di raccolta fondi (che partirà il 10 agosto) per sovvenzionare un progetto pilota di prevenzione del suicidio nelle scuole ed università, interamente gestito proprio dall’Unità di Psicologia del Papa Giovanni.”

Al progetto di prevenzione nelle scuole parteciperà almeno uno psicologo e anche il dottore Dario Piazzalunga, chirurgo presso la UOC Chirurgia 1^ dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII e papà di Marco, l’adolescente classe 1998 che il 15 settembre 2014 decise di porre fine alla propria vita saltando dal quarto piano della sua scuola, il Liceo Lussana. È a lui che è dedicata e intitolata l’Associazione Marco Piazzalunga, nata da un’idea dei medici della Chirurgia 1^, da sempre in prima fila nella gestione del Trauma all’Ospedale Papa Giovanni, proprio per sottolineare la possibilità che il Trauma può colpire in ogni momento le persone che più ci sono vicine.

Credo fortemente nella necessità di un progetto di sensibilizzazione del suicidio. Ci sono delle ONLUS o delle istituzioni che vogliono aiutare in questo senso, ma, personalmente, se fossi un giovane con intenzione suicidaria, non li contatterei mai: li ho cercati, mi sono messo nei panni di un ragazzo che cerca aiuto e non mi hanno ispirato fiducia. Credo sia necessario creare un supporto realizzato dal Sistema Sanitario Nazionale per fare prevenzione e cercare in tutti i modi di tutelare il benessere delle persone così da impedire che un giovane cada nell’abisso più nero tanto da vedere nella fine della propria vita l’unica soluzione possibile. Ho forse la presunzione di pensare che questo progetto pilota possa essere una scintilla, nata nella nostra provincia, per dare vita a un progetto su scala nazionale e poi, chissà, mondiale.”

Per aumentare la visibilità della campagna, a cavallo con la giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, il 10 settembre, Niccolò percorrerà i 1000 chilometri dei fiordi occidentali d’Islanda, da solo con la sua bicicletta, dal 1 al 16 settembre e racconterà tutto sul sito internet da lui creato: https://www.oakenglass.com

“Ho deciso di partire perché, sì, ho elaborato la morte del mio amico, ma in realtà non del tutto perché penso manchi ancora quell’idea di conclusione che può darmi un viaggio – conclude Niccolò – . Questo viaggio e tutta l’iniziativa da me ideata è dedicata lui: noi amici continueremo a vivere mentre lui rimarrà cristallizzato nei suoi 25 anni e non voglio che la sua vita cada nell’oblio, è inaccettabile che una vita così finisca in un buco nero. Non cerco di capire il suo perché, non è quello il punto, il punto è che una storia di vita si è interrotta e che questa storia ha radicalmente cambiato la mia. Il mio sogno è cercare di cambiare le cose partendo da una massiccia prevenzione, cercando di costruire un futuro in cui, magari, il mio amico non avrebbe deciso di togliersi la vita. L’idea di questa possibilità, che posso salvare una vita, è ciò che mi motiva.”

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