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Foppolo, Piccinelli: “Io corretto, incredulo sull’accusa per la tangente” fotogallery

Interrogato per due ore in Procura, attraverso il suo avvocato ha fatto sapere di avere respinto le accuse che lo vedono indagato per l'ipotesi di corruzione: "Sconcertato sin dall'inizio, non c'entro niente"

Enrico Piccinelli respinge le accuse. L’ex senatore di Forza Italia, in tutta questa storia, dice di non c’entrare nulla. È quanto si apprende dalla nota stampa diffusa alle 20,35 di martedì 31 luglio dall’avvocato Giorgio Rossi. Durante l’interrogatorio fissato nel pomeriggio in Procura, il suo assistito “ha confermato l’assoluta correttezza e trasparenza negli anni del suo operato quale Pubblico Amministratore”. “Incredulo e sconcertato sin dal primo momento rispetto alle gravi accuse mosse nei suoi confronti – si legge – ne ribadisce l’assoluta falsità con robusto convincimento”.

Il nome di Piccinelli è il più noto emerso nell’ultimo filone dell’inchiesta su Foppolo e Brembo Ski. Un filone che, allo stato attuale, vede 9 persone iscritte nel registro degli indagati per l’ipotesi di concorso in corruzione.

Al centro delle indagini una presunta tangente da 850 mila euro che, secondo la versione resa agli inquirenti dall’ex sindaco di Foppolo Giuseppe Berera, era destinata all’allora ex assessore provinciale Piccinelli (con delega all’Urbanistica) per sbloccare il Pgt del Comune nel 2014.

Arrivato in Procura alle 16,15 insieme all’avvocato Rossi, l’ex senatore azzurro ha lasciato gli uffici di Piazza Dante intorno alle 18,30. Durante le due ore d’interrogatorio avrebbe risposto alle domande del pubblico ministero Gianluigi Dettori, titolare dell’inchiesta, negando dunque le accuse inerenti la presunta maxi tangente.

Va sottolineato che il Pgt di cui parla Berera non venne mai approvato com’era nelle previsioni del Comune, ovvero con volumetrie “gonfiate” a tavolino che sarebbero servite ad aumentare i flussi turistici e far presumibilmente decollare le mire commerciali di alcuni imprenditori. Gli stessi che sono stati attenzionati dalla Procura dopo le perquisizioni a sorpresa del 24 luglio: Battista Vistalli, Flavio Papetti e Mauro Regazzoni. Tutti nomi noti nel campo dell’edilizia brembana.

I primi due – rispettivamente immobiliare e architetto – sono stati convocati dagli inquirenti nella mattinata di martedì per essere interrogati. In Procura la loro è stata una toccata e fuga. Entrambi hanno scelto la strada del silenzio (mercoledì mattina è toccato a Regazzoni, titolare della omonima ditta di costruzioni a Olmo al Brembo. Anche lui si è avvalso).

Con il loro aiuto, l’ex sindaco di Foppolo – è sempre la sua versione – avrebbe raccolto la prima tranche del denaro che avrebbe consegnato a Maria Cristina Boccolini, revisore dei conti vicina a Piccinelli. Insieme al fratello Fulvio (entrambi sono indagati) avrebbe agito da intermediaria, organizzando l’operazione in cambio dei soldi. Lunedì i fratelli Boccolini sono stati interrogati per 7 lunghe ore dal pm: dalle 15,40 alle 22,30. Un lasso di tempo significativo, durante il quale avrebbero sostanzialmente collaborato con gli inquirenti.

Sempre dalla Boccolini, Berera dice di avere ricevuto indicazioni sulla seconda tranche della presunta tangente. Da recapitare in Svizzera, a Mendrisio, nel Canton Ticino, dove ha sede la fiduciaria Massinvest. Il titolare è Renzo Bordogna, imprenditore e politico locale di lungo corso con radici in Val Cavallina. La presunta mazzetta, questa volta, l’avrebbe consegnata l’imprenditore della neve Sergio Lima, amico di Berera, che in Svizzera ha residenza e diversi interessi.

Sono i nomi dell’intricato puzzle che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire, anche attraverso gli interrogatori. Tutti i verbali (compreso quello di Piccinelli) sono stati secretati per mantenere il più alto riserbo possibile attorno a una fase che chi indaga definisce particolarmente critica e delicata.

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