Bimba ferita, clan rom arriva al pronto soccorso: pugno a un infermiere
I deputati leghisti bergamaschi hanno presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno e della Salute
Pretendevano che la bambina ferita in modo non grave a un dito, fosse medicata prima di altri pazienti in condizioni più critiche. Per questo motivo un gruppo rom nella serata di martedì 31 luglio è arrivato al pronto soccorso dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo con fare minaccioso. Nel caos, uno di loro ha sferrato un pugno a un infermiere.
Erano le 20.30 quando la bambina è entrata con un taglio al dito di una mano che aveva infilato in un ventilatore. La piccola, secondo la versione dei vertici ospedalieri, è stata subito visitata e poi messa in attesa di una radiografia.
Ma i familiari della piccola si sono alterati urlando che venisse immediatamente presa in carico da uno specialista. Nel frattempo al Papa Giovanni sono arrivati anche amici di famiglia e si è creato il caos. Nel trambusto generale uno dei rom ha sferrato un pugno a un infermiere. L’ospedale sta valutando se denunciare l’accaduto.
La condanna dell’ospedale
“Sono episodi gravissimi, che vanno duramente condannati perchè mettono in pericolo i nostri operatori, minacciano il loro prezioso operato e minano la sicurezza degli stessi pazienti presenti al Pronto Soccorso – si legge in una nota diffusa dall’ospedale Papa Giovanni -. Alla luce dei fatti di ieri sera, acquista sempre più importanza il percorso di progressivo rafforzamento delle misure di sicurezza che stiamo portando avanti da tempo in tutta l’azienda e in particolare in Pronto Soccorso, che ha già portato all’introduzione di pulsanti antipanico e di un sistema di videosorveglianza, a cui si aggiungono le guardie giurate armate presenti in Ospedale notte e giorno.
Già ai Riuniti avevamo un sistema di sorveglianza interno, che con il trasferimento al Papa Giovanni XXIII abbiamo rafforzato. Il nostro sistema di gestione della sicurezza di operatori e utenti prevede la presenza in ospedale di 5 sorveglianti armati durante il giorno e 4 durante la notte, con ronde mirate e/o su chiamata (in particolare in Pronto Soccorso e in Psichiatria) composte da almeno 3 unità di giorno e 2 di notte e che gestiscono un contatto diretto con le forze dell’ordine.
L’impegno assunto dal Papa Giovanni per la gestione della sicurezza di operatori e utenti è quindi significativo, ma deve purtroppo rapportarsi con la maleducazione e con episodi aggressivi e violenti (raramente giustificabili dallo stato emotivo o dalla malattia psichiatrica in fase acuta) che meritano lo sdegno di tutti, perchè è inacettabile che chi riceve gratuitamente cure di così altro livello abbia reazioni violente verso chi si sta prendendo cura di loro.
La nostra azienda si sta muovendo per segnalare l’episodio di ieri sera alle autorità competenti affinchè vengano presi i provvedimenti opportuni verso chi si è comportato in modo così aggressivo, incurante del rispetto umano e delle regole che esistono in un Pronto Soccorso.
Il responsabile di un episodio simile accaduto in passato è stato condannato in primo grado e il nostro infermiere risarcito. Questo non consola o risolve le criticità sul campo ma credo che sia un segnale importante di quanto le aggressioni verso gli operatori sanitari siano azioni ingiuste e scorrette, che vanno condannate a tutti i livelli, compreso quello giudiziario”.
La politica
Dure anche le reazioni delle forze politiche cittadine. I deputati leghisti bergamaschi Daniele Belotti, Alberto Ribolla, Cristian Invernizzi e Rebecca Frassini e la senatrice Simona Pergreffi hanno presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno Matteo Salvini e della Salute Giulia Grillo al fine di chiedere che “si proceda a indagini immediate per individuare i responsabili al fine di denunciare il clan che ha invaso la shock room del pronto soccorso per interruzione di pubblico servizio e per aggressione i rom che hanno aggredito un infermiere di servizio colpendolo al volto con un pugno.
“Prepotenze di questo genere – dichiarano Pergreffi, Belotti, Ribolla, Frassini e Invernizzi – non possono più essere tollerate; sono troppo frequenti le aggressioni nei pronto soccorsi da parte di immigrati e rom per far finta di niente: deve essere dato un segnale forte per tutelare il personale di servizio (all’infermiere colpito va la nostra solidarietà) e gli altri utenti in attesa di cure che si vedono superati non in base al codice di accesso, bensì all’arroganza di una banda di nomadi che spadroneggia e pretende. E magari vivono di attività illecite e non pagano nemmeno un euro di tasse pur abitando in lussuose ville con auto fuoriserie”. “Di fronte a quanto accaduto – concludono – ci aspettiamo ora una forte presa di posizione anche dai sindacati a difesa dei lavoratori degli ospedali e dagli esponenti del Pd sempre in prima fila quando si tratta di aggressioni (da condannare!) di italiani verso immigrati”.
L’onorevole Alberto Ribolla, deputato e capogruppo in consiglio comunale della Lega, commenta così l’episodio: “È gravissimo come certe persone pretendano con la forza di ottenere favoritismi in un pronto soccorso, creando disordini, insultando, minacciando e picchiando il personale. Durante la discussione è stato sferrato anche un pugno ad uno degli infermieri della sala; “Tutta la mia solidarietà agli infermieri ed ai medici dell’Ospedale di Bergamo ed ai pazienti che erano presenti in quel momento- continua Ribolla- che chiude prendendosi l’impegno a presentare un’interrogazione per cercare di chiarire la situazione.
Anche Niccolò Carretta, consigliere regionale dei Lombardi e Civici Europeisti, è intervenuto sulla vicenda: “Assoluta solidarietà al personale del pronto soccorso. Odio tutte le prevaricazioni e il non rispetto delle regole”.


