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Ubi, via libera al sistema monistico: nel Cda non più di 15 componenti

Lunedì 30 luglio è stato sottoposto alla Banca centrale europea il progetto definitivo che vede il colosso passare dal sistema duale al monistico

Giorni cruciali questi per Ubi Banca. Venerdì 3 agosto il consigliere delegato Victor Massiah presenterà i risultati trimestrali al 30 giugno e la semestrale. Lunedì 30 luglio è stato sottoposto alla Banca centrale europea il progetto definitivo che vede il colosso passare dal sistema duale al monistico. Un passaggio che segna la fine di un’era e in autunno, fra poco meno di due mesi, il progetto verrà sottoposto in assemblea straordinaria tra due mesi.

Un cambiamento di non poco conto, perché vedrà accorpare il Consiglio di Sorveglianza e il Consiglio di Gestione in un unico Consiglio di amministrazione, che varà non più di 15 componenti. Forse 13. Se finora i due consigli erano espressione della rappresentatività territoriale con funzioni diverse: la Gestione (presieduta da Letizia Moratti) già ex presidente si occupava delle attività quotidiane della banca mentre la Sorveglianza (presidente del Consiglio Andrea Moltrasio) che si occupa degli indirizzi strategici.

Il nuovo Cda punta invece ad avere al suo interno persone i cui elementi valoriale del loro profilo professionale saranno preponderanti. Un organismo più snello e leggero, più agile nelle azioni e in grado di rispondere con maggior efficacia alle richieste di mercato. Ubi in questi anni è cambiata moltissimo. Dal 2007, quando avvenne la fusione delle bergamasca Banche Popolari Unite BPu con la bresciana Banca Lombarda, il modello duale è stato l’elemento cementante di quell’intesa nata all’interno del modello cooperativo. Ubi è stata la prima banca italiana a passare dal sistema cooperativo alla Spa come imponeva la Legge. Ha acquisito, dal fallimento, le attività di Banca Marche, Popolare dell’Etruria e CariChieti. Ha riunito tutte le banche che componevano la galassia Ubi in un unico bancone.

La banca nata a Bergamo dalla gloriosa Popolare è diventata un colosso nazionale che ha come baricentro più Milano, rispetto a Brescia o a Bergamo. E chi investe guarda al bene di Ubi, non a caso i soci bresciani si sono rivolti al gruppo Egon Zehnder per individuare i candidati da proporre come membri del prossimo consiglio di amministrazione. Un modo per contrastare il peso dei fondi che ormai detengono a pieno titolo la maggioranza di Ubi e che al prossimo consiglio di amministrazione faranno sentire tutto il loro peso azionario.