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Maxi tangente a Foppolo, sotto torchio i presunti “intermediari”: interrogati 7 ore

Maria Cristina e Fulvio Boccolini hanno varcato i cancelli della Procura alle 15,40. Non hanno lasciato Piazza Dante prima delle 22,30. Secretati i verbali

Una verità lunga sette ore, con domande e risposte che alla fine sono state secretate. È stato un interrogatorio a dir poco impegnativo quello che lunedì 30 luglio ha messo di fronte al pm Maria Cristina e Fulvio Boccolini, fratelli e revisori dei conti finiti nel vortice dell’inchiesta su Foppolo e Brembo Ski.

Secondo la versione fornita agli inquirenti dall’ex sindaco Giuseppe Berera (tornato ai domiciliari il 20 luglio dopo quattro settimane di carcere) i due avrebbero avuto un ruolo nell’ultimo filone delle indagini: quello legato alla maxi tangente che Berera sostiene di avere versato nel 2014 per ottenere l’approvazione del piano regolatore di Foppolo, alla fine mai avvenuta.

Secondo il racconto di Berera, la presunta mazzetta era destinata all’allora assessore provinciale all’Urbanistica, ed ex senatore di Forza Italia Enrico Piccinelli. I due fratelli avrebbero fatto da tramite, organizzando l’operazione in cambio dei soldi. In tutto sono 9 le persone indagate per l’ipotesi di concorso in corruzione.

Maria Cristina e Fulvio Boccolini, insieme agli avvocati Roberto Bruni, Benedetto Bonomo e Marco De Cobelli, hanno varcato i cancelli della Procura intorno alle 15,40. Non hanno lasciato gli uffici di Piazza Dante prima delle 22,30.

L’avvocato Bruni (difensore di Maria Cristina) ha parlato di un “quadro di sostanziale collaborazione” tra la sua assistita e gli inquirenti. Sempre secondo quanto riferito da Berera, a lei sarebbero arrivati parte dei soldi raccolti dall’ex sindaco insieme a un gruppo di imprenditori e professionisti della Valbrembana (Flavio Papetti, Mauro Regazzoni e Battista Vistalli) a loro volta finiti nel registro degli indagati. Il Pgt in questione, che prevedeva volumetrie gonfiate, avrebbe fatto “lievitare” i loro interessi commerciali nell’area in questione.

Ancora dalla Boccolini, Berera avrebbe ricevuto indicazioni sulla seconda tranche della presunta tangente. Da recapitare in Svizzera, a Mendrisio, nel Canton Ticino, dove ha sede la fiduciaria Massinvest. Il titolare è Renzo Bordogna, imprenditore e politico locale di lungo corso con radici in Val Cavallina. La busta con i soldi, questa volta, l’avrebbe consegnata l’imprenditore-amico di Berera, Sergio Lima, che ha residenza e interessi in Svizzera.

Se attorno a queste ricostruzioni il pm Gianluigi Dettori sta cercando di fare chiarezza, dell’interrogatorio resta essenzialmente un fatto. Anzi due: 7 ore sono un lasso di tempo significativo, com’è significativo il fatto che gli inquirenti abbiano deciso di secretare gli atti.

Cosa può volere dire? Per esempio che siano stati riferiti fatti e circostanze che richiedono ulteriori accertamenti e che potrebbero coinvolgere anche altre persone; o semplicemente che i magistrati non vogliono correre il rischio che la linea difensiva dei Boccolini possa venire a conoscenza degli altri indagati prima che siano sentiti. Martedì 31 luglio, in Procura, per essere interrogato, dovrebbe fare tappa anche l’ex senatore Piccinelli.

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