BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Infibulazione, quando la tradizione diventa un marchio sul corpo

Fin quando una bambina, una donna, verrà vista come un oggetto al quale sottoporre ogni barbaria inimmaginabile senza tenere in considerazione la sua volontà di persona e di donna?

Più informazioni su

In Somalia una bambina di dieci anni ha perso la vita, non per una malattia o per difficoltà economiche o sociali che l’hanno portata a denutrizione e a problemi fisici, bensì per una tradizione chiamata infibulazione.

Questa tecnica rappresenta una diffusissima mutilazione genitale femminile molto presente in territorio africano, a cui le giovani bambine, per volontà della famiglia, sono obbligate a sottoporsi senza alcun controllo igienico o medico. Infatti la bambina che ha perso la vita per questa tragica usanza pochi giorni fa, è morta per emorragia e nonostante il terribile dolore che ha sconvolto indubbiamente la sua famiglia, il padre ha difeso questa pratica così antica, dicendo che “è la nostra tradizione”.

Quali sono i limiti delle tradizioni? Fin quando una bambina, una donna, verrà vista come un oggetto al quale sottoporre ogni barbaria inimmaginabile senza tenere in considerazione la sua volontà di persona e di donna? Come è possibile che ancora oggi in alcune parti del mondo, le bambine che vengono considerate abbastanza mature debbano essere sottoposte a parziale taglio dei genitali e in alcuni casi, chiusura parziale del proprio apparato riproduttivo esterno mediante l’uso di ago e filo?

E tutto questo con lo scopo di preservare la purezza della donna fino al momento del suo matrimonio, momento in cui la precedente chiusura del suo apparato riproduttivo esterno verrà eliminato mediante l’uso di un paio di forbici così che la giovane donna, ora, possa concedersi al marito in quanto divenuta ormai una sorta di “sua proprietà”. Non fa solo paura osservare i dati che parlano della diffusione di questa tecnica, quanto l’accettazione del popolo e il silenzio che vige nei confronti di queste ragazze, per lo più bambine, costrette ad affrontare dolore fisico e psicologico per qualcosa che segna il resto della loro vita. Una bambina fra tutte, all’età di nove anni, riuscì però a ribellarsi a questa pratica e ad ottenere la propria libertà di scelta nel rispetto del proprio corpo.

infibulazione

Il suo nome è Nice Nailantei Leng’ete, cresciuta in un villaggio rurale in Kenya, che grazie ai continui tentativi di dialogo col nonno (a capo di un villaggio) e dopo esser scappata dalla casa dello zio di notte, dopo avere percorso a piedi decine di chilometri, riuscì ad ottenere il suo desiderio: la libertà di scelta. Da quel giorno in poi divenne una donna libera per sé stessa, nonostante continuò a vedere le proprie amiche e sorelle sottoposte all’infibulazione. Grazie a un programma di Amref sulla salute femminile, Nice diventa in seguito «educatrice della comunità», cercando di creare un dialogo coi vari capi delle tribù così per fargli aprire gli occhi e cercare di salvare più bambine possibili. Lei si è salvata, ha cercato la propria libertà, il proprio diritto di scelta e ha lottato per ottenere il controllo del proprio corpo, del proprio esser donna. Se il cammino per l’eliminazione di questa tradizione è ancora lungo, il silenzio su questa pratica non è più tollerato. Noi donne, indipendentemente dalla propria origine, dal proprio credo, dovremmo esser le prime a lottare contro queste pratiche, in nome della nostra libertà e della libertà di altre bambine che non trovano il coraggio e la forza per urlare a gran voce la propria autonomia di scelta, come ha fatto Nice.

Forse, se qualcuno avesse alzato la voce per questa giovane bambina di dieci anni, ora anche lei sarebbe libera di decidere per sé stessa.

© Riproduzione riservata

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.