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“Bello il calcio e i mondiali, ma ci sono molti altri sport, ce ne ricordiamo?”

Al mondo ci sono tanti altri atleti che meriterebbero le stesse attenzioni di un calciatore

Matilda Pulega è una giovane atleta di karate ed è tra i giovani selezionati per le Olimpiadi 2020. Eppure, sembra che nello sport italiano continui ad esistere solo il calcio…

Oggi giorno, lo sport italiano, purtroppo, è invaso dall’etichetta “calcio”.

Ma siamo sicuri che il “calcio”, tanto amato e seguito dai ragazzi di questa società moderna, sia realmente uno “sport di condivisione” oppure può essere definito come “calcio-mercato”?
Si sente spesso parlare di sport, in televisione, sui giornali, ma mai tanto quanto di calcio.

Il calcio ormai è diventato uno degli sport più gettonati, in cui predomina il fattore economico, rispetto alla pratica agonistica vera e propria.
Eh sì, basti pensare alle ultime news di Cristiano Ronaldo che, tanto di cappello, ha avuto un suo grande e meritevole percorso, senza ombra di dubbio, però non è nemmeno giusto dare così tanta importanza, quando al mondo, ci sono tanti altri atleti che meriterebbero le stesse attenzioni di un calciatore.

Parlando da sportiva, nonostante pratichi una disciplina che non riguarda assolutamente niente col “calcio”, sono dispiaciuta del fatto che non venga data la giusta importanza, tranne da coloro che vivono questo mio stesso percorso.
Come tanti altri sport, il Karate, secondo il mio punto di vista, è uno sport che, se praticato con la giusta passione e armonia, assieme ai propri compagni, può farti vivere tante, tantissime emozioni e costruire nel corso del tempo la personalità, il carattere di una persona.

Ogni sport ha le proprie difficoltà, i propri ostacoli e per far sì che tutto ciò avvenga nel miglior dei modi, ogni atleta deve necessariamente dedicare tempo, pazienza, perché i risultati non arrivano in un battito di ciglia… ci vuole molta determinazione e voglia di mettersi in gioco.
Non metto in dubbio che anche i calciatori debbano affrontare una preparazione atletica particolare, una dieta sana ed equilibrata, controlli e visite mediche periodiche e tanto altro, ma vorrei ricordare che questo avviene in tutti sport.

Ad esempio, il mio è uno sport povero, non conosciuto da molti, sarà per questo che la gente non ci fa caso, ma quando racconto delle mie esperienze, di tutto ciò che devo affrontare, anche solo i viaggi per andare ad allenarmi, le ore impiegate, gli esercizi, l’ansia, la dieta e tante altre cose, solo in pochi riescono a capire il lavoro che c’è dietro un “semplice calcio” nel karate o, come dicono in maniera grezza alcune persone che “tiro calci a vuoto”.
Anni e anni pieni di amore per questa disciplina meravigliosa, anni in cui mi sono potuta realizzare nel corso del tempo, in cui ho scoperto una parte di me che da bambina ancora non conoscevo.

Ripensare a quante sgridate ho ricevuto quando non riuscivo subito a tirare un calcio velocemente, a quanti pianti fatti dopo una preparazione atletica pesantissima, oppure la famosa “dieta dello sportivo”, dove mi sono dovuta abituare ad un certo tipo di alimentazione che, ora come ora, non cambierei mai!
Tanti atleti come me hanno alle spalle una storia, un’infanzia difficile, diciamo una vita fatta di alti e bassi. Eppure, se non si parla di squadre di calcio la gente non è contenta.
Bisognerebbe andare oltre un semplice schermo … bisognerebbe andare a scoprire davvero la bellezza dello sport, che non significa “business” o “far scena”. Fare sport, significa “dare l’anima, vendere cara la pelle per raggiungere un obiettivo, per diventare ciò che abbiamo sempre desiderato, costruire la nostra storia”. Il bello di essere atleti è che ognuno di essi è unico al mondo. E’ anche giusto avere un idolo da seguire, studiarlo e imparare qualcosa anche da lui, ma fino ad un certo punto. Anche io ammetto di avere diversi idoli sparsi per il mondo, ma non per questo abbandono quelle che possono essere le mie qualità, le mie potenzialità, anzi… ogni giorno cerco di migliorarmi, non mi accontento mai. Prendere una medaglia e dire “ce l’ho fatta!” è una soddisfazione immensa, ma è questione di un momento, perché il giorno seguente si è come prima, è come se quel risultato tanto voluto e raggiunto, fosse già sfumato. Per questo motivo penso che bisogna rimanere “sempre sul pezzo”, e non soffermarsi troppo su una gara. Bisogna essere costanti nelle cose, come nello sport anche nella vita.

Se pensiamo agli ultimi mondiali di calcio, onestamente, da quanto tempo se ne parla? Se la nostra società fosse a conoscenza di quanti Campioni esistono al mondo di sport che non sia il calcio, non penso che darebbe la stessa attenzione. Pensate davvero che a tutti i cittadini importi sapere che oggi il Campione, ad esempio di Scii è Tizio piuttosto che Caio? Oppure molti non vedono l’ora di sapere se il Milan ha battuto la Juve?
Ogni sport ha molteplici volti, come la politica che sta dietro ogni singola Federazione. Le scelte, i parametri di valutazione variano, non sono uguali in tutte le discipline, eppure quando si tratta di calcio non lo definirei come uno “sport sincero e coinvolgente”. I fanatici del calcio che si emozionano per un goal, e che criticano magari persone come me che “tirano calci al volto” non riesco ancora a capirli sinceramente. Ogni giudizio è soggettivo, ma non per questo bisogna tralasciare anche dettagli determinanti.

Alla domanda “Che senso ha tirare calci e pugni in faccia alla gente?” io rispondo sempre “Che senso ha tirare calci ad un pallone?”.
Il nostro stivale etichettato deve essere ridimensionato e con questo non intendo “dimenticare il calcio” perché è impossibile, però sarebbe bello rendere visibile ogni singola attività sportiva.
Lo sport italiano è fantastico, ma non si chiama “Calcio”.

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