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“Sono preoccupato: troppi turisti in Città Alta dopo il riconoscimento Unesco”

L’architetto GianMaria Labaa, vicepresidente nazionale del Consiglio Scientifico dell’Istituto Italiano dei Castelli, analizza le conseguenze dell’aumento di attrattività di Bergamo Alta a distanza di un anno dall’entrata della città nei siti UNESCO

Con l’entrata delle Mura tra i siti riconosciuti dall’Unesco, Bergamo ha visto un incremento di presenze turistiche, visibile già nel corso del 2017 (+ 20 % rispetto al 2016). Tutto bello? No, sembra che per qualcuno questa novità possa creare problemi. Tra loro l’architetto GianMaria Labaa, vicepresidente nazionale del Consiglio Scientifico dell’Istituto Italiano dei Castelli.

Architetto Labaa, qual è la situazione del sito Unesco a Bergamo a distanza di un anno?

“Dopo un anno dall’inserimento nella lista dei Patrimoni dell’Umanità la situazione è peggiorata. A differenza di altri siti, patrimonio dell’umanità ma dimenticati o degradati, l’area di Città Alta e Colli è già tempo sottoposta ad una grande pressione, che ora rischia di divenire insostenibile. L’entrata della Fortezza di Bergamo nel novero dell’Unesco sta portando a un preoccupante incremento dell’attrattività su Città Alta, per cui il rischio è quello di aumentare a dismisura la presenza turistica, al punto da superare la soglia di abuso del bene”.

Fra i rischi che ha evidenziato, il maggiore è quello dell’incremento eccessivo del turismo. Per evitare danni, esistono delle soluzioni?

“Per conservare il bene occorre contenere il fenomeno che ora si esprime tutto o quasi nel centro storico e non promuoverlo qui, come ora sta accadendo. Non si è pensato a un freno regolatore, e il risultato è quello di una pressione eccessiva sulla parte alta della nostra città, che potrebbe portare all’usura anticipata. Occorre fare una distinzione tra turisti e semplici “deambulatori”. Per evitare che tale sommatoria non diventi un problema, la decisione prima è quella di non organizzare e incentivare manifestazioni improprie per Città Alta, spostandole in altre zone della città”.

Un ulteriore pericolo potrebbe esser quello dell’attrattività edilizia. Qual è l’attuale livello di rischio?

“Esiste il pericolo che l’area compresa nel sito venga sottoposta a ulteriori interventi trasformativi per uso turistico e non solo, come hotel, ristoranti o realizzazione di nuovi garage. Interventi che potrebbero trasformarla pesantemente: ora, oltre al parcheggio della Fara, esistono cinque progetti di autorimesse, alcuni già avviati, altri in sede di valutazione, per i quali si spera prevalga il buon senso e non vengano approvati. La situazione che si sta profilando è quella di un incremento dell’appetibilità tale che rischia di rendere famelico anche chi fino ad ora si è comportato dignitosamente”.

Fra le opere edilizie poste all’interno dell’area , una delle più discusse è il parcheggio alla Fara. Quali possono essere le conseguenze di questa infrastruttura? Esiste un rischio di esclusione dalla lista dei Patrimoni dell’Umanità?

“È clamorosamente errato porre in quell’area un’opera di così grande ricezione. Un’operazione partita male e governata peggio, considerando anche che, quando proposi, nell’ambito del Piano Particolareggiato di Città Alta, un’analoga attrezzatura nella stessa area, si trattava di un’opera molto contenuta, meno di 200 posti su due livelli: oggi se ne stanno realizzando 469 su nove livelli. Si è presa un’idea trasformandola in un’abbuffata, ma anche l’urbanistica vive di proporzioni. Il rischio di esclusione dall’Unesco è improbabile, considerando anche il caso Venezia che da anni è inserito nella lista nera, ma ciò non ha comportato finora la sua esclusione. Tuttavia qualora vi fosse un’eventuale esclusione, sarebbe una sconfitta per la città. Però i lavori all’ex Parco Faunistico devono essere monitorati dall’Unesco e da altri organi di controllo e tutela (Ministero e Soprintendenza) per far sì che l’area almeno venga, nei limiti del possibile, ricomposta tramite un progetto che possa ricucire, in modo decente la zona, tenendo presente che l’attuale intervento propone una ‘coperta di suolo’ di una banalità disarmante: un anonimo giardino inadatto al sito”.

Analizzando le forme di protezione presenti nella zona, quali sono i vincoli attualmente in vigore e nel caso è necessario modificarli ?

“Esistono vincoli di bene culturale e di bene ambientale legati specificamente alle Mura e all’ambiente del Colle. Sono protezioni troppo deboli, visto che, per esempio, non si è nemmeno certi quali siano le parti comprese nel vincolo monumentale e quali no. Da decenni pongo il problema. La situazione oggi si fa più confusa: il perimetro Unesco è abbastanza corretto ma privo di una ricaduta con valore di legge, come ha invece il vincolo di Stato, ma che è imperfetto e parziale. Ad esempio nel caso della strada coperta e della lunetta di via Tre Armi, queste costruzioni rientrano correttamente nel perimetro del sito Unesco perché parti delle Mura. Nonostante ciò è in corso un vistoso intervento certamente sottovalutato da chi di dovere”.

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La parte orobica del riconoscimento Unesco (che riguarda anche altre città e altre nazioni) è poco nota: serve un centro studi?

“Sulle Mura esistono pochi studi approfonditi e aggiornati, cioè scientifici, per esempio non si conoscono bene le trasformazioni che la struttura ha avuto nel corso dei secoli e che ci portano all’attuale configurazione, tant’è che non si sa nemmeno quale sia il piede e la cresta di queste. Enti come l’Università hanno fatto molto poco in questo campo e lo stesso Unesco si è limitato a promuovere l’informazione, ma la conoscenza e la cultura sono ben altra cosa, per cui è necessario compiere studi più coordinati e specialistici”.

In conclusione, essendo la conservazione uno dei principi cardine espressi dall’Unesco riguardo i beni inseriti nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, quali interventi di restauro necessita la componente bergamasca?

“Se si prendono in considerazione le Mura in quanto tali, non è necessario compiere alcun rilevante intervento strutturale perché non vi è alcun problema di sussistenza fisica del manufatto, come è possibile osservare anche a seguito dell’annuale pulizia compiuta dall’Associazione Orobicambiente. In passato sono stati svolti alcuni interventi sproporzionati rispetto ai bisogni e ciò per la poca conoscenza che si ha del manufatto: sin dalle immagini del 1976, anno in cui vi fu la pulizia accurata delle Mura, si può osservare come non esistesse alcun reale rischio di crolli. Servono interventi modesti su alcune parti sia all’interno che all’esterno della cinta murata. Va posta più attenzione ad esempio, ai parapetti o alle piantumazioni. Per quanto il verde possa essere utile, è necessario sempre valutare dove e in che termini installarlo. Oltre a tutto ciò occorrerà conservare con grande scrupolo le strutture che completano l’impianto bastionato, come ho già ricordato, la lunetta di via Tre Armi, uno dei luoghi più belli di tutto il sito, che assieme alla strada stessa andavano a comporre una parte importante del sistema della città fortezza. Ma conservare significa anche mantenere in mano pubblica ciò che le è storicamente pertinente e il pensiero va subito al castello di San Vigilio, la parte più negletta del sistema, eppure fondamentale. Contro strane tentazioni di dismissione anche l’Unesco dovrà dire la sua, e si spera che stia dalla parte giusta, cioè dalla parte della storia e dei cittadini attenti”.