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Consumo di suolo, a Bergamo spariscono altri 79 ettari

Tra asfalto, cemento, strade, parcheggi o edifici di qualsiasi genere, oltre un decimo del territorio della provincia è stato consumato

Un’onda grigia che si allarga, lenta ma inesorabile. Avanza il consumo di suolo in provincia di Bergamo: lo scorso anno, in tutti i 242 comuni del territorio sono stati coperti dal cemento 78,8 ettari (+0,22%). Per intenderci, oltre un centinaio di campi da calcio. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Ispra.

Il triste record lombardo nella cementificazione di suolo nel 2017 spetta alla provincia di Milano, che ha visto sparire 121 ettari di zolle, seguita dalla provincia di Pavia (99,2 ettari) e da Bergamo, appunto. Brescia sfiora il podio e si classifica in quarta posizione (78,4 ettari), davanti a Mantova (69,7), Monza-Brianza (35,2), Lodi (28,4), Varese (27,4), Cremona (24,5), Como (18,1), Sondrio (16,9) e Lecco (6).

In termini assoluti, nei decenni scorsi la nostra provincia ha visto sparire 35.124 ettari. Peggio, in Lombardia, hanno fatto solo Milano (50.834) e Brescia (55.139). Tra asfalto, cemento, strade, parcheggi o edifici di qualsiasi genere, oltre un decimo della Bergamasca è stato consumato: per la precisione il 12,78% della superficie.

“Solo l’anno scorso – commenta Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo – ogni abitante della nostra provincia si è visto sottrarre irrimediabilmente 0,7 mq di terreno. Deve far riflettere il fatto che, sempre secondo i dati dell’Ispra, ci siamo già giocati il 13% del nostro suolo.  Preoccupa il fatto che il monito lanciato dalla drammaticità di questi numeri continui a restare inascoltato  e ci siano sul tavolo già nuovi progetti per costruire altre infrastrutture, alcune di esse alquanto discutibili, prime tra tutte l’autostrada Bergamo-Treviglio che, se realizzate, divoreranno altri ettari di campagna fertile”.

Anche Legambiente ricorda che Lombardia e Veneto restano le regioni italiane in cui si consuma più suolo, ed è nella macroregione del Nord, includendo anche Piemonte ed Emilia Romagna, che si perde oltre la metà del territorio agricolo nazionale, per trasformarlo in nuove urbanizzazioni e infrastrutture: “Se a livello nazionale siamo ancora in presenza dell’onda lunga della crisi immobiliare, con ritmi di consumo di suolo 4 volte più bassi rispetto a quelli misurati nel periodo pre-crisi, nel Nord del Paese i segnali sono meno confortanti – spiega Damiano Di Simine, coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia -. In mancanza di strumenti e norme di chiaro indirizzo degli investimenti del settore delle costruzioni, rischiamo di assistere ad una ripresa della bolla di espansione delle periferie, proprio a partire dalle regioni che più beneficiano della ripresa economica”.

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