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“Passano, fotografano la vetrina e poi comprano online. E noi librai rischiamo di chiudere” foto

Valentina Porta della Libreria Palomar rimette al centro dell'attenzione l'allarme della scomparsa dei piccoli negozi di libri: "Tutto questo un giorno avrà un prezzo, e lo pagherà la società"

Passano, notano il libro in vetrina, si fermano e fotografano e poi comprano online. Un tempo era la grande distribuzione a mettere paura, con quegli scaffali pieni di libri nello stesso locale in cui si potevano trovare insalate, detersivi e affettati freschi. Oggi invece il nemico delle librerie indipendenti fa ancora più paura e ha un nome ben preciso: l’e-commerce.

Le prime ad accorgersi del cambiamento, negli ultimi anni, sono state le librerie mono-negozio, soprattutto quelle a gestione famigliare, tradizionali puntelli della cultura cittadina da un capo all’altro d’Italia: i dati dell’Aie (Associazione Italiana Editori) parlano di un tasso di chiusura che dal 2010 al 2015 è stato quasi del 30%, con un leggero miglioramento negli ultimissimi anni.

L’avvento degli smartphone, in contemporanea con l’esplosione dei colossi che stanno facendo razzia del mercato attraverso internet, ha peggiorato di gran lunga la situazione, e non solo perché al giorno d’oggi è facilissimo completare un acquisto attraverso il telefono, “ma anche perché sempre più persone fotografano la copertina dei libri – in negozio o dalla vetrina – per poi comprarlo online. Ormai la gente non si nasconde più – è il commento amaro di Valentina Porta, titolare della Libreria Palomar di via Maj, a Bergamo -. Anzi, ultimamente mi è addirittura capitato che un potenziale cliente entrasse in negozio in cerca di un libro e, non trovandolo, rifiutasse il nostro ordine e ci dicesse ‘non c’è problema, lo compro su Amazon’. Eppure anche noi, nel giro di due giorni, glielo avremmo fatto arrivare e poi consegnato…”.

La crisi che ormai pare alle spalle non sembra essere una bella notizia per le librerie, perché l’avanzata di questi nuovi giganti è continua e inarrestabile.

Ma come si può difendere una libreria rimasta ancora in vita, oggi? “Noi puntiamo sulla nicchia e su quelle proposte che in pochi fanno, saggistica soprattutto – spiega ancora Valentina Porta -. Abbiamo una vetrina interamente dedicata ai grandi saggi – recenti e meno recenti – che attirano alla Palomar un discreto numero di clienti, e proponiamo spesso scrittori bravissimi ma poco conosciuti che andiamo a ‘scovare’ con fatica e sacrificio. Insomma, il grosso dei nostri introiti arriva da una clientela mirata, anche per questo motivo mi arrabbio molto quando vedo la gente che si ferma alla vetrina, fotografa la nostra selezione e le nostre proposte e poi acquista online per avere un euro di sconto: davvero chi fa questo non riesce a capire che dietro a quella vetrina c’è il lavoro di più persone? E che dietro a quella vetrina ci sono dei costi da sostenere?”.

“Purtroppo – continua l’imprenditrice – sempre più persone pensano che l’euro risparmiato oggi e la comodità di ricevere la merce ordinata direttamente a casa o sul posto di lavoro non abbiamo un impatto sulla nostra società, sulla vita di altra gente. Invece, dobbiamo essere consapevoli di cosa e come stiamo acquistando perché tutto questo un giorno avrà un prezzo. Come sarà una città senza più vetrine?”.

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