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Insultò Cecile Kyenge, Calderoli a processo: “Non la volevo offendere”

Il vicepresidente del Senato presente in aula martedì mattina: "La mia battuta solo per far divertire i presenti alla festa della Lega"

C’era anche Roberto Calderoli martedì mattina nel tribunale di Bergamo, dove è ripreso il processo a suo carico per la presunta diffamazione aggravata dall’odio razziale per la frase pronunciata dal palco della festa della Lega di Treviglio il 13 luglio 2013, contro l’allora ministro dell’Immigrazione Cecile Kyenge: “Amo gli animali – disse davanti a 1.500 persone -, orsi e lupi, com’è noto. Ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango”.

Una frase che fece ridere i presenti, ma che portò anche all’apertura – meno di una settimana dopo – di un procedimento penale nei confronti del vicepresidente del Senato.

L’esponente lumbard si era poi scusato, ma il procedimento è ripreso martedì 10 luglio, dopo il via libera del marzo scorso da parte della Corte Costituzionale (“E’ giusta l’insindacabilità, cioè il fatto che un parlamentare non debba rispondere in tribunale delle proprie opinioni, ma il principio non può essere esteso sino a ricomprendere gli insulti, categoria nella quale rientrano i paragoni fra una senatrice e un orango”).

Calderoli martedì mattina ha riposto per quasi mezz’ora alle domande dei pm Gianluigi Dettori e Maria Cristina Rota, difendendosi dall’accusa contestata: “Ho parlato al plurale, esistono le trascrizioni per poter controllare, ce l’avevo con gli esponenti del governo Letta e con le loro politiche migratorie – ha dichiarato in tribunale il leghista -. La mia battuta è stata fatta per far capire che erano come degli elefanti che si muovono in un negozio di cristalli, compiono cioè danni. Volevo solo divertire i militanti che a luglio non erano in ferie. Ribadisco che non era mia intenzione offendere Cecile Kyenge, né tantomeno avevo nei suoi confronti una volontà discriminatoria e razzista, che è contraria alle mie convinzioni”.

Durante la deposizione, Calderoli ha anche aggiunto che una settimana fa ha ricevuto una lettera dal legale di Cecile Kyenge: chiedeva, per mezzo di una transazione, la somma di 250mila euro come risarcimento del danno per la sua assistita.

Il processo contro il vicepresidente del Senato riprenderà il 17 settembre.

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