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La maglietta rossa fa discutere anche Bergamo

Non mancano le polemiche, soprattutto sui social. Belotti "provoca" Gandi. La giovane di Liberi e Uguali sull'iniziativa: "Un assist a Salvini"

“Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità”. Non si contano le adesioni all’appello promosso da Libera di don Luigi Ciotti, Legambiente, Arci e Anpi: migliaia in tutta Italia. Un appello che vuole essere vettore d’accoglienza e integrazione, mentre il dibattito politico sui migranti si fa sempre più acceso.

Attori, cantanti, politici, sindacalisti: in tanti hanno condiviso la propria foto con la maglietta, rispondendo all’appello. Da Roberto Saviano all’ex sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, dall’ex presidente della Camera Laura Boldrini alla leader della Cgil Susanna Camusso, fino al segretario reggente del Pd, il bergamasco Maurizio Martina (una maglietta che è “simbolo di tragedie, riscatto, battaglie necessarie e valori”, ha detto dal palco dell’assemblea del partito a Roma).

L’appello, come prevedibile, non è stato esente da polemiche. In primis quella che ha visto coinvolto il ministro dell’interno Matteo Salvini: “Che peccato, in casa non ho trovato neanche una maglietta rossa da esibire oggi…”, ha scritto su Facebook. “Gliela porto molto volentieri una maglietta al Viminale, un piccolo gesto, fatto con rispetto”, ha risposto don Ciotti.

E se a scatenare i social ci ha pensato anche la foto del giornalista Gad Lerner (preso di mira per avere rilanciato l’appello con un orologio Rolex al polso) a Bergamo la maglietta rossa che ha fatto più discutere è stata quella (griffata) indossata dal vicesindaco di Bergamo, Sergio Gandi (Pd).

“C’è chi si occupa di sicurezza facendo selfie con la maglietta rossa, pardon Lacoste radical chic, da un attico con vista su Città Alta e chi, come la Lega, difende le famiglie italiane di periferia facendo sfrattare dalle case Aler un inquilino marocchino violento che non ha mai pagato un euro di affitto e che terrorizzava i vicini. Questione di punti di vista e di… umanità”, ha scritto su Facebook il parlamentare leghista Daniele Belotti, ex segretario provinciale del Carroccio.

Sotto la foto postata dal numero due di Palafrizzoni sono comparse decine e decine di commenti: “Fare foto dai vostri attici non fermerà l’emorragia della base dal vostro partito”, sentenzia qualcuno. “È come se andassi a servire alla mensa dei poveri solidarizzando e indossassi braccialetto d’oro e brillante al dito”, ironizza qualcun’altro. E ancora: “Già la cosa è ridicola ed ipocrita in sé… Con Lacoste e con vista Città Alta è proprio da schiaffo ai cittadini. Senza vergogna”. Insomma, quel piccolo coccodrillino sulla polo a molti non è proprio andato giù.

“Le bugie sono una cosa che allunga il naso e accorcia le gambe – ha replicato Gandi -. Abito in affitto al quarto piano tra San Paolo e San Leonardo… Povera Italia”.

E la polo griffata? “Ha vent’anni, mi viene da ridere. Tutto questo – aggiunge – verso chi vive del proprio lavoro, mentre gli esponenti di certi altri partiti oggi al governo campano delle indennità da politici sin da quando avevano le braghe corte”.

Sull’appello promossa da Libera, sempre sui social, si leggono parecchi interventi. Come quello di Greta Ravasio, 23 anni, di Liberi e Uguali. Un punto di vista, il suo, se non altro controcorrente rispetto a quello del partito che ha aderito all’appello: “Non sottovaluto assolutamente i gesti simbolici ma ritengo che i simboli avrebbero bisogno di tutt’altra forza – scrive sul suo profilo Facebook -. Il problema é più complesso di quanto possa sembrare, perché negli anni la sinistra ha sottovalutato il flusso migratorio. Facendo solo iniziative simboliche e non avendo una forza politica di incisione, non si sta occupando né degli immigrati né dei terremotati abbandonati a loro stessi o dei 5 milioni di italiani in povertà assoluta. Così facendo si garantisce quella guerra tra ultimi e penultimi: i primi degni di solidarietà e i secondi no (?). Stiamo facendo un assist a Salvini, l’importante è esserne consapevoli”.

Intanto però Libera Bergamo ha raccolto centinaia di adesioni: tantissimi hanno deciso di farsi fotografare con quella maglietta rossa che fa venire in mente quei piccoli stranieri morti in mare, in braccio ai loro soccorritori oppure, come Aylan, distesi senza vita sulla spiaggia, nel tentativo fallito di trovare una vita migliore.

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