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Inchiesta carcere, ok dal Riesame: l'ex direttore Porcino ai domiciliari - BergamoNews
La decisione

Inchiesta carcere, ok dal Riesame: l’ex direttore Porcino ai domiciliari

Il Tribunale bresciano ha accolto la richiesta degli avvocati Marco e Riccardo Tropea, che avevano chiesto la scarcerazione per cessata attualità del pericolo di reiterazione.

Il Tribunale del Riesame di Brescia ha accolto la richiesta di Marco e Riccardo Tropea, avvocati di Antonino Porcino, di una scarcerazione del proprio assistito per cessata attualità del pericolo di reiterazione e conseguenti arresti domiciliari, da scontare a casa di un amico della sorella a Reggio Calabria, sua città di origine.

Un pronunciamento che rischia di cambiare le carte sul tavolo delle indagini e che non ha tenuto conto dei pareri sfavorevoli presentati martedì 3 luglio dai pm Maria Cristina Rota ed Emanuele Marchisio che avevano presentato ulteriori documenti a sostegno delle proprie tesi e dell’appropriatezza della misura cautelare del carcere, motivata dal silenzio dell’ex direttore del carcere di Bergamo e dei fitti contatti sui quali poteva ancora contare.

I nuovi elementi, secondo il Riesame, sarebbero arrivati fuori tempo massimo

Porcino era in carcere dallo scorso 11 giugno quando i militari dei comandi provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza si erano presentati nella sua casa di Città Alta con in mano l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bergamo Lucia Graziosi che prevedeva anche gli arresti domiciliari, con accuse che andavano dalla corruzione, alla turbata libertà degli incanti, al peculato, al falso ideologico, alla tentata truffa ai danni dello Stato, per il comandante e il commissario della Polizia Penitenziaria di Bergamo Antonio Ricciardelli e Daniele Alborghetti, per il dirigente sanitario del carcere Franco Bertè e gli imprenditori di Urgnano Mario e Veronica Metalli.

A incidere sulla decisione del giudice del Riesame, che si era preso qualche giorno prima di pronunciarsi, la poca gravità dei reati a lui contestati e la lontananza dal territorio bergamasco che renderebbe difficile la reiterazione del reato: valutata “alta”, inoltre, la probabilità di un gesto di autolesionismo.

Dopo essere rimasto in silenzio per una settimana dopo l’arresto, la richiesta della scarcerazione era stata la prima mossa dei suoi avvocati mentre lui attendeva in cella tra Parma e Ferrara.

Una decisione maturata dopo che il gip di Bergamo Lucia Graziosi aveva rigettato la stessa istanza.

Ora si attende la contromossa dei pm titolari dell’inchiesta, sicuri di aver tratto dagli interrogatori degli altri indagati elementi utili ad aggravare la posizione di Porcino: valuteranno nelle prossime ore se ci siano le condizioni per ricorrere alla Cassazione.

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