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“Maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità”: Bergamo risponde all’appello

Anche il coordinamento di Libera Bergamo invita i cittadini a indossare una maglietta rossa per spronare politica e istituzioni a un'accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà

Anche Bergamo si mobilita per “fermare l’emorragia di umanità”. Su iniziativa di Libera, anche il coordinamento di Bergamo invita i cittadini a indossare una maglietta rossa per spronare politica e istituzioni a un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà.

“La giornata di sabato 7 luglio – spiegano da Libera – sarà un momento importante per la nostra città e per la nostra provincia. Rispondendo e aderendo all’appello nazionale, vogliamo proporre un momento simbolico per ribadire la necessità di reagire alla situazione attuale: anche a Bergamo, indossiamo una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità e per spronare politica e istituzioni a un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà”.

All’appello hanno aderito a Bergamo: Francesco Breviario, referente Libera Bergamo; Max Pavan, giornalista; Roberto Mazzetti, presidente Arci Bergamo; Nicola Cremaschi, presidente Legambiente Bergamo; Mauro Magistrati, presidente Anpi.

Ed ecco l’appello nazionale lanciato da don Luigi Ciotti: “Una #magliettarossa per #fermarelemorragia di umanità. Sabato 7 luglio indossiamo una maglietta rossa per un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà”.

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera e Gruppo Abele
Francesco Viviano, giornalista
Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci
Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente
Carla Nespolo, presidente nazionale Anpi

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