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Diario della maturità: “È finita, per davvero. Ora tocca a me, all’estate e al mio futuro”

Tiziana ci ha accompagnato lungo tutte prove dei suoi esami di maturità: ora, è finita

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Fatta la prima, fatta la seconda e fatta anche la terza prova, mi mancava ormai solo il fatidico orale.

Fatidico si fa per dire, ho sempre preferito parlare che scrivere, riesco meglio a esprimere la mia grande capacità: far finta di sapere di cosa io stia parlando.

L’ultima prova scritta è stata lunedì 25 e l’orale venerdì 29, questo ha significato solo una cosa: riposo zero.

Mentre tutti miei compagni passavano i primi pomeriggi in piscina per riposarsi io li spendevo cercando di tenere gli occhi aperti con le mollette.

Mentre ripetevo per l’ultima volta gli stessi argomenti mi facevo del male chiedendomi quali domande potessero pormi i commissari. Quindi tornavo a ripetere tutto di nuovo presa dall’ansia di mollare all’ultimo, di fallire proprio in quello che di solito mi riesce meglio.

Senza neanche accorgermene la mattina del 29 è arrivata e io era la 3° del mio turno.

Lentamente sono iniziati ad arrivare anche i miei amici, uno dopo l’altro pronti a prendermi in giro e a sostenermi allo stesso tempo.

Sono abituata a parlare davanti a molte persone, ho fatto teatro per anni e chi mi conosce lo sa: amo i riflettori e stare al centro dell’attenzione, non mi ha mai spaventato la cosa. Ma per la prima volta in vita mia ero veramente agitata.

Poi ecco che mi chiamano “chi è Maiorano Tiziana?” chiede la presidente di commissione “eccomi” rispondo. Quindi entriamo. Ciò che è fatto è fatto.

Panico iniziale perché la chiavetta con la presentazione della tesina non entrava nella porta usb: vedevo già la sfiga del giorno arrivare verso di me.

E invece proprio li mio amato professore di matematica con la stessa forza che ha usato in questi 5 anni per sopportarmi è riuscito a sistemare la chiavetta.

La tesina era il mio punto forte, la sapevo bene e mi piaceva da morire, era frutto del mio ragionamento e del mio lavoro: mi hanno fatto esporre solo 2 materie….

Perché sì, perché mi sembra giusto no? Una si fa il culo quadrato, e poi…

Le mie domande preferite però sono state le ultime, quelle di matematica, alle quali il professore dopo avermi guardato in faccia si rispondeva da solo.

E poi è finito. Un taglio netto, nemmeno me ne sono accorta.

Nemmeno me ne sono accorta mentre abbracciavo come un padre il professore di matematica che mi ha messo 2/15 nella sua prova e insieme al quale davanti agli altri commissari divertiti e basiti ho urlato “matematica, matematica VAFFANCULO”.

Non mi sembrava vero che fosse tutto finito quando ho abbracciato per l’ultima volta il tecnico del laboratorio di scienze che mi ha ospitata da lui quando non avevo voglia di fare nulla, con il pacchetto di cicche nell’armadio solo e solamente per me.

Non mi sembrava vero quando ho salutato la bidella del 2° piano con la quale ho condiviso riflessioni e pensieri.

Non sembrava vero nemmeno quando una volta a casa non avevo nulla da fare.

Ad aprile ho sostenuto l’esame di ammissione all’Università dei miei sogni a Milano e sono stata ammessa: Scienze Internazionali Istituzioni Europee.

Ora devo solo pensare a questo, probabilmente mi trasferirò lasciando tutto e tutti come sogno da quando avevo 10 anni. Non perché qui non mi piaccia, non perché non abbia legato con nessuno, anzi, ma per il semplice gusto di lasciare tutto e rinascere da un altra parte, da sola, lanciandomi senza paracadute.

Mi voglio godere quest’estate come se fosse l’ultima, voglio pensare una settimana a cosa mettere nella valigia per andare a Corfù con le mie amiche e poi chiedere loro cose superflue che mi sono dimenticata tipo il caricabatterie del telefono o lo shampoo, dandogli in cambio la crema dopo sole per le ciglia, perché è così che finirà.

Voglio fare tutte le cose che d’inverno non riesco a fare, ma poi nemmeno d’estate, tipo imparare un altra lingua o leggere i 34 libri che ho comprato durante l’inverno con il buono dei 18enni: per poi leggerne 3 dei nuovi appena comprati.

Il 13 luglio voglio andare al concerto di Coez con la mia migliore amica, senza sapere 1) come torneremo dal concerto 2) perché ci siamo andate al concerto che noi di Coez conosciamo quattro canzoni e nemmeno a memoria, e sarà ancora colpa mia perché in una notte di marzo alle 2:30 del mattino ho comparto senza un apparente ragione il biglietto obbligando anche lei il giorno dopo a prenderlo (magari dormiremo lì, dopo le scrivo e provo a convincerla).

Voglio pentirmi di aver tagliato i capelli ancora corti guardando i suoi lunghi capelli biondi bagnati appoggiarsi sulla schiena dopo una giornata al lago.

Voglio pensare a cose importanti tipo: “Carino quello, come si chiama?” o “Ragazze io ho finito i soldi, però in effetti il week end a Riccione non è una brutta idea”.

Ho passato un anno a lavorare sui miei obiettivi e sicuramente non saranno raffigurati dal mio voto di uscita, quelli importanti li ho già raggiunti e non potrei essere più orgogliosa di me stessa, perché ce l’ ho fatta da sola e senza sconti.

Mi sembra arrivato il momento di godermi il frutto di tanto lavoro che naturalmente è accompagnato da un insolazione che mi sono presa domenica mattina. Perché la mia vita è così, un pendolo che, come diceva Schopenhauer oscilla tra sfighe e cose molto divertenti, o forse non diceva proprio così, boh non mi ricordo, ormai sono matura.

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