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Decreto dignità: contratti a termine ridotti a 24 mesi - BergamoNews
Consiglio dei ministri

Decreto dignità: contratti a termine ridotti a 24 mesi

Luigi Di Maio si sbilancia e dice che la misura approvata dal Consiglio dei ministri è la "Waterloo del precariato" mentre Matteo Salvini non partecipa all'esecutivo

Luigi Di Maio si sbilancia e dice che la misura approvata dal Consiglio dei ministri è la “Waterloo del precariato” mentre Matteo Salvini non partecipa all’esecutivo in cui questa norma viene varata. Stiamo parlando del Decreto dignità che vieta la pubblicità sui giochi d’azzardo e limita le delocalizzazioni. Tra le misure principali c’è soprattutto un pacchetto di articoli per dare un primo colpo al Jobs Act. Su questo i 5 stelle hanno dovuto superare i dubbi dei leghisti.

Nel corso del pre-consiglio al testo del decreto vengono aggiunti alcuni punti, come la riduzione da 36 a 24 mesi dei contratti a termine con causale (senza, la durata massima viene ridotta a un anno) o l’aumento del 50% all’indennizzo per i licenziamenti senza giusta causa. Si tratta di misure a costo zero. Il reddito di cittadinanza, come era prevedibile, non viene contemplato. Con queste norme il governo provo a scardinare il decreto Poletti e, in parte, il Jobs Act nel giorno in cui, attacca Di Maio, i dati Istat consegnano “un record di precariato e non di occupazione”.

Il Decreto dignità include un pacchetto fisco “light” con ritocchi al redditometro, lo slittamento della scadenza dello spesometro al 28 febbraio (dal 30 settembre) e lo stop allo split payment solo per i professionisti. Rivista la norma sulle delocalizzazioni che farà scattare multe da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto per le imprese che delocalizzano “entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata”. Il beneficio pubblico, inoltre, andrà restituito con gli interessi maggiorati fino a 4 punti percentuali

Per incoraggiare le imprese a forme contrattuali stabili, inoltre, si prevede l’aumento dello 0,5% del contributo addizionale – attualmente pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, a carico del datore di lavoro, per i rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato – in caso di rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.

In caso di rinnovo, e per i contratti oltre 12 mesi, tornano le causali: temporanee e oggettive o per esigenze sostitutive; connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria; per picchi e attività stagionali. A ogni rinnovo i contratti avranno un costo contributivo dello 0,5% in più rispetto all’1,4% che già è a carico del datore di lavoro e che finanzia la Naspi.

Nel dettaglio il testo è fatto da 12 articoli e interviene sul lavoro, le imprese, il gioco d’azzardo.

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