“Bergamo brucia”, una canzone come riscatto: il tormentone dell’estate?
“Bergamo brucia” è nata da una storia come tante altre, una storia di amicizia e di amore per la musica con un lieto fine: il riscatto, la soddisfazione di aver raggiunto un traguardo con le proprie forze.
“Quando si chiude una porta, si apre un portone”, recita il detto. Da una delusione può nascere una grande occasione. È stato così per Andrea Bresciani e Silvio Zambelli di Sorisole, due amici di vecchia data che, tra una birra e qualche chiacchiera, si ritrovano a scrivere una canzone.
“Bergamo brucia” è nata da una storia come tante altre, una storia di amicizia e di amore per la musica con un lieto fine: il riscatto, la soddisfazione di aver raggiunto un traguardo con le proprie forze.
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Andrea, lei è un musicista per passione, non per professione. È possibile dedicarsi all’arte pur facendo altro nella vita?
Certamente. È questo il bello! Io ora dirigo l’azienda di famiglia, ma l’arte ha fatto parte della mia vita fin da bambino. Il mestiere di mio padre mi ha permesso di crescere a stretto contatto con molti scultori della bergamasca. In casa mia si è sempre respirato arte, dalla pittura, alla musica alla scultura. Probabilmente è per questo che mi sono iscritto prima al Liceo artistico di Bergamo e poi all’Accademia delle Belle Arti di Milano.
Come è iniziata l’avventura con Silvio Zambelli?
È nata quasi per caso. Da vecchi amici, compaesani, ci siamo ritrovati. La nostra storia incomincia parecchi anni fa: avevamo diciotto anni e avevamo dato vita a vari progetti di band giovanili. È in quel periodo che ho iniziato a scrivere canzoni.
Veniamo alla canzone “Bergamo brucia”. Come è nata?
È nata in una serata come tante altre, nel salotto di casa mia. Abito in collina, un posto molto tranquillo in cui è facile pensare e rilassarsi. A distanza di anni ci siamo ritrovati con la stessa passione e con la stessa voglia di fare musica. Il titolo richiama Bergamo d’estate e il caldo che la stagione porta con sé.
Questa canzona ha una storia particolare. Ce la racconti.
Qualche mese fa, io e Silvio siamo andati in uno studio di registrazione per incidere il nostro brano. Siamo stati snobbati alla grande. Ma dopo la delusione è arrivata la rivincita: abbiamo prodotto la nostra canzone con i mezzi che avevamo a disposizione. Ci siamo filmati e registrati con metodo home made, basso costo, ma grande soddisfazione. Abbiamo comprato una chitarra acustica ed un microfono. Con l’ausilio di un vecchio computer e di una telecamera siamo riusciti ad arrivare al risultato finale.
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La tenacia premia. Il risultato alla fine è arrivato.
Esatto! Ci siamo resi conto che per fare qualcosa di bello non avevamo bisogno di uno studio di registrazione. Abbiamo imparato che per fare musica serve innanzitutto passione e voglia di divertirsi. Il resto viene dopo.
Che cosa rappresenta Bergamo per lei?
Sono molto legato a questa città, soprattutto alla parte storia di Bergamo Alta. è per me un luogo famigliare: quante camminate sulle mura da solo, ascoltando musica, o in compagnia degli amici.
Quale è il senso di tutto questo?
Vogliamo che soprattutto i più giovani capiscano di non abbattersi a causa delle delusioni future. Nella vita si ricevono molte porte in faccia, ma queste non devono essere una scusa per fermarsi. Bisogna trasformare le esperienze negative in energia per realizzare i propri sogni.

