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Piario, soglia delle 500 nascite: "Solo scuse, finiranno col chiudere l'ospedale" - BergamoNews
L'avvocato bonomo

Piario, soglia delle 500 nascite: “Solo scuse, finiranno col chiudere l’ospedale” fotogallery video

L'intervento del sindaco di Colere: "Valutazioni economiche e non scientifiche, sacrificata sempre la montagna". Sul ruolo della politica: "Non servono persone che bussino alle porte, ma che le sfondino. Ne abbiamo?"

Quella per l’ospedale di Piario la definisce “una battaglia per la vita della montagna”. Benedetto Maria Bonomo, avvocato e sindaco di Colere, interviene sulla questione che sta tenendo banco in alta Valle Seriana: “Oggi chiude il punto nascita? Tra uno, due o dieci anni toccherà all’ospedale, per la direzione che stanno prendendo le cose è solo questione di tempo”. Una prospettiva, questa, che preoccupa lui come altri sindaci della zona.

Giovedì 28 giugno la giunta regionale ha deliberato la chiusura del punto nascita dell’ospedale “Locatelli”. Mobilitazioni e raccolte firme (oltre 12mila quelle sottoscritte in poche settimane) non sono bastate. “Una legge dello Stato ci impone di chiudere i punti nascita al di sotto dei cinquecento parti l’anno” ha ribadito l’assessore al Welfare Giulio Gallera, aggiungendo che “il provvedimento non è il preludio di una chiusura dei presidi ospedalieri, né di un loro depotenziamento”.

Lo scorso anno a Piario sono nati 363 bambini (188 femminucce e 177 maschietti, 56 figli di immigrati, due parti gemellari e 87 cesarei). Nel 2016 erano stati 365. Numeri che “non garantiscono la sicurezza di mamme e bambini” secondo il Ministero della Salute, poiché “non sempre le strutture più piccole dispongono di personale esperto, abituato ad affrontare le emergenze”. “La loro eliminazione complicherebbe la vita alle donne della zona, che dovrebbero fare più strada per andare a partorire in una grande struttura, magari in condizioni di urgenza”, replica chi si oppone (quella più vicina è ad Alzano, 28 chilometri di distanza, ai piedi della valle, dove i parti hanno superato quota 870).

Capire da che parte sta l’avvocato non è difficile: “La soglia dei cinquecento parti è frutto di valutazioni di carattere economico, non scientifico – sostiene Bonomo -. Inoltre, quello delle nascite non è un dato fisso. A quota cinquecentouno cambierebbe davvero qualcosa?”. Da uomo di montagna si dice “non abituato a ragionare sui numeri, perché se così fosse andrebbero chiusi anche i nostri asili, le nostre scuole, le nostre strade. Sentiamo spesso parlare di ‘aiuti alla montagna’ – osserva – ma poi le parole vanno sempre da una parte e i fatti dall’altra”.

A favore della riorganizzazione dei piccoli punti nascita si sono schierati anche ginecologi e neonatologi, condividendo le motivazioni del Ministero: “Perché non puntare sulla rotazione del personale? – si chiede Bonomo -. Quella del medico dovrebbe essere una missione, ma forse non tutti sono disposti a fare chilometri di strada per raggiungere un ospedale di montagna”. D’altro canto è vero che se più mamme scegliessero Piario, per il Ministero sarebbe più facile tenere aperto un centro strategico non solo per l’alta Valseriana, ma anche per il Sebino e la Val Cavallina: “Se mancano delle politiche d’incentivazione efficaci – commenta – non è certo eliminando il presidio che si affronta e risolve adeguatamente il problema”.

Aldilà delle polemiche, Bonomo propone un tema più ampio, che non riguarda soltanto il punto nascite: “Non sono in cerca di visibilità, tant’è che non mi ricandiderò nemmeno a sindaco – premette -. Ma se davvero vogliamo aiutare la montagna non dobbiamo limitarci a salvare il salvabile. Ringrazio chi si è speso e si sta spendendo per questa battaglia (Scandella del Pd ha fatto un ottimo ragionamento su Piario, sottolinea) ma la politica è l’arte del possibile: servono persone che si siedano in Consiglio, presentino un ordine del giorno o una proposta di legge e cambino le regole del gioco. Persone che non si limitino a bussare alle porte, ma che le sfondino. La mia domanda è: ne abbiamo?“.

Infine, lancia un appello: “Lo chiedo anche al presidente del Cai (Club Alpino Italiano, ndr) e al vescovo di Bergamo: che si schierino apertamente e facciano sentire la loro voce – la richiesta del sindaco di Colere -. La nave non si salva abbandonandola un po’ alla volta, si dà vento alle vele e si riparte. Non si può continuare ad approfittarsene della capacità di sacrificio tipica della gente di montagna”.

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