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L'analisi

Diario mondiale, la caduta degli dei e la vittoria dei migliori

Dopo un solo giorno di pausa, il mondiale riparte con la fase finale forte come un treno spedito, un treno che non aspetta nessuno: chi lo perde deve dire addio a tutto quel castello di sogni che si era costruito.
Fermata Kazan fatale per Messi e l’Argentina mentre a Sochi devono abdicare anche i campioni d’Europa in carica del Portogallo. Insomma non assisteremo ad un quarto di finale con la sfida Messi-Ronaldo come tutti volevano. Francia e Uruguay hanno la meglio meritatamente e proseguono il loro cammino e alla prossima stazione una delle due dovrà inevitabilmente fare capolino non dopo aver combattuto alla grande.

BOOM BOOM A KAZAN: FRANCIA AI QUARTI

Ad aprire le danze degli ottavi subito un match da spettacolo, quello più atteso. La Francia ha vinto il proprio girone con giustezza senza però convincere a pieno, mentre l’Argentina si è trovata sull’orlo del baratro per lunghi tratti con un deficit tecnico abbastanza grave soprattutto in mezzo al campo, la Pulce in chiaroscuro e le scelte di Sampaoli a dir poco discutibili, ma la rete di Rojo nel finale contro la Nigeria aveva dato linfa vitale all’Albiceleste.
Il primo squillo nell’arena di Kazan lo suona Griezmann, posizionato da Deschamps come trequartista dietro alla punta Giroud: le petit diable colpisce il palo da punizione interessante. A salire sugli scudi per i transalpini è però Mbappè, 20 anni a dicembre, che è costantemente una spina nel fianco della retroguardia argentina e al 11′ brucia in velocità Rojo che per fermare la sua corsa deve stenderlo in area. Non ci sono dubbi per l’arbitro Alireza Faghani, rigore e ammonizione per il terzino del Manchester United adattato al centro da Sampaoli in questa coppa del Mondo.

Sul dischetto va Griezmann che spiazza Armani per il vantaggio dei blues. Il copione del match per quasi tutti i primi quaranta minuti è questo, palleggio argentino, pressing francese a rubare palla e ripartire con galoppate rapide fermate solo con le maniere forti. L’Argentina si salva in una miriade di circostanza,tira spesso lunghi sospiri di sollievo e verso il tramonto del primo tempo sa sfruttare l’occasione. Ci pensa Di Maria a raddrizzare la partita con un mancino senzazionale dai 20 metri che si insacca nell’angolino alto alla sinistra di Lloris. L’Albiceleste si trova quasi inaspettatamente sull’1-1 dopo un intera frazione di gioco dominata dalla Francia che però non ha saputo sfruttare le numerose cavalcate in avanti. E come se non bastasse ad inzio ripresa gli uomini di Sampaoli passano addirittura in vantaggio grazie ad una deviazione casuale di Mercado sul tentativo di Messi. Ed è proprio qui, quando l’Argentina si ritrova senza accorgersene avanti nel tabellino, che si scopre ancora di più la fragilità di questa selezione. Una nazionale senza né idee né gioco, senza carattere, personalità e qualità. Insomma un’infinità di difetti e limiti che alla lunga vengono ancora una volta a galla. I ragazzi di Deschamps rimangono per un attimo storditi, attoniti e increduli di come pochi istanti e due episodi sporadici abbiano saputo svoltare tutta una sfida. Ci vuole una combinazione dei due terzini a risvegliare la Francia: Hernandez produce un cross perfetto e Pavard con una botta secca di esterno destro(alla Nacho) firma il pareggio disegnando un capolavoro di pregevole fattura. Dopo dunque qualche minuto di appannamento i transalpini ritrovano fiducia e iniziano a battere come dannati facendo sprofondare definitivamente Messi & C. È Mbappè che si prende la scena con una doppietta da applausi che in 4 minuti travolge l’Argentina. La seconda rete della nuova stella del mondiale è un disegno divino, pazzesco, una linea verticale che si compone sul prato verde di Kazan: parte da Lloris e in pochi secondi passa dai piedi di Kantè, Grezmann,Matuidi e Giroud per finire al 19enne del PSG. Tutto fatto ad occhi chiusi, a memoria, con una freddezza e rapidità disarmante.

Il gol nel finale di Aguero ha messo solo pathos e adrenalina negli ultimi scampoli di gara Non inganni il punteggio: la Francia vince meritatamente anche se per poco due episodi poteva ribaltare ogni tipo di sentenza. Una sentenza che per l’Argentina è un processo: squadra senza né capo né coda con un commissario tecnico che ha portato avanti decisioni opinabili senza mai però fare un passo indietro e cercare di cambiare.
Dell’Albiceleste rimane poco o nulla, tante macerie sulle quali il successore di Sampaoli dovrà ricostruire. Quel che resta è la gente, un popolo da applausi che ha cercato di sopperire alle tante carenze con un tifo spassionato e sfrenato. Ma ad un mondiale non basta, serve un’idea di gioco, compattezza e quantomeno qualche base di tattica altrimenti ti salvi una volta, ma alla seconda devi dire “bye bye”.
Dall’altra parte c’è una Francia indemoniata che si gode i suoi gioielli e punta dritta a Mosca. Deve ancora crescere in tanti aspetti,ma d’altronde è una selezione dall’età media molto bassa e se non riuscire ad alzare la coppa in Russia statene certi che per i prossimi 10 anni sarà una potenza del calcio europeo e mondiale senza ombra di dubbio.

MAGI-CAVANI: ANCHE RONALDO VA A CASA

A sfidare i blues venerdì alle ore 16 sarà la ciurma di Tabarez che vola ai quarti con un successo di misura sul Portogallo. In poche ore insomma le due divinità del calcio di oggi devono abdicare. Nessuno scandalo: rimangono e resteranno, sia Messi che Ronaldo, geni assoluti che possono anche perdere soprattutto perché non giocano singolarmente ma inseriti in un campo,11 Vs 11. Tornando al match di Sochi è la stella di Cavani a brillare. Dopo appena 7′ minuti il tandem d’attacco sudamericano si mette in moto: cambio gioco di 40 metri del Matador per Suarez, dal quale scaturisce il cross su cui si avventa lo stesso Cavani, che ha seguito l’azione e che di testa insacca.

L’Uruguay dimostra ancora una volta grande compattezza difensiva, chiudendo ogni spazio senza nemmeno far filtrare l’aria e Ronaldo si trova spesso imbrigliato in una ragnatela intricatissima e le poche volte in cui va alla conclusione viene sempre ribattuto dalla pronta retroguardia della Celeste. Il primo tempo vola via tra un possesso palla lusitano estenuante a trovare dei pertugi e le respinte della rocciosa difesa avversaria. Nella ripresa Santos schiera una formazione più offensiva e inizia a premere: l’idea premia subito gli iberici che da corner arrivano al pareggio mediante un colpo di testa di Pepe(prima rete subita dall’Uruguay in questa rassegna iridata). Premiato dunque il forcing portoghese, la gara pare girare a favore dei ragazzi di Santos che però non hanno fatto i conti con il Matador che colpisce di nuovo: rinvio lungo di Muslera per Betancur, che apre a sinistra per Cavani il quale non ci pensa due volte e di prima scarica un destro al volo che gonfia la rete. Cavani si dimostra spietato davanti alla porta, si carica sulle spalle la sua nazionale e la porta dritta ai quarti e come se non bastasse come il compagno Suarez(grande prestazione per spirito di abnegazione) si sacrifica spesso in ripiegamento. Il Portogallo si affida a Quaresma e André Silva, al 70′ Muslera sbaglia l’uscita ma la conclusione di Bernardo Silva finisce alta sopra la traversa. I campioni d’Europa in carica si buttano all’attacco ma la retroguardia uruguaiana ben condotta da Godin e Gimenez è davvero invalicabile. Intanto Cavani deve abbandonare il campo per infortunio con una bellissima immagine di CR7 che accompagna l’ex Napoli fuori dal terreno di gioco e tutto lo stadio che applaude indistintamente. È l’unica nota stonata della serata che lascia tutti con il fiato sospeso ma per Tabarez parte la festa.

Il maestro ha colpito ancora, l’Uruguay a questo punto diventa una mina vagante in possesso di una elevata solidità difensiva, e di una coppia offensiva capace di inventarsi sempre qualche magia.
Cadono gli dei del calcio in una giornata di fine giugno ma obiettivamente avanzano le due squadre più organizzate che ora possono davvero sognare in grande. Mosca è più vicina.

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