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Punto nascita di Piario al capolinea, la Regione: "Chiuso entro la fine dell'anno" - BergamoNews
La decisione

Punto nascita di Piario al capolinea, la Regione: “Chiuso entro la fine dell’anno”

La Giunta regionale ha approvato la delibera che prevede, entro il mese di dicembre 2018, la chiusura di quattro punti nascita: "Ce lo impone una legge dello Stato, non è il preludio a una chiusura dei presidi ospedalieri".

Entro dicembre 2018 chiuderà il punto nascite di Piario (nella foto una delle proteste organizzate): la Giunta regionale ha dato il via giovedì 28 giugno alla delibera che prevede la fine delle attività anche dei reparti degli ospedali di Angera (Varese), Oglio Po di Casalmaggiore (Cremona) e uno tra Gravedona (Como) e Chiavenna (Sondrio).

“Una legge dello Stato ci impone di chiudere i Punti nascita che sono al di sotto dei 500 parti l’anno – ha sottolineato l’assessore al Welfare Giulio Gallera -. Regione Lombardia nel giugno 2016, e nel febbraio 2017, aveva chiesto la deroga, presentando anche progetti virtuosi che avrebbero consentito di mantenerli aperti, garantendo nel contempo la sicurezza. Il ministero, sentito il parere del Comitato nascite nazionale, è stato sempre rigido e risoluto e oggi ci impone le chiusure”.

Una notizia che ha causato immediate reazioni, in primis quella del consigliere regionale bergamasco del Partito Democratico Jacopo Scandella che ha parlato di uno “schiaffo alla montagna”: “Mantenere quattro punti nascita attorno a Bergamo e chiudere l’ultimo presidio montano rimasto è un grave errore, una  scelta che inevitabilmente indebolirà tutto l’ospedale  e ne metterà in discussione la stessa sopravvivenza. Lega e Forza Italia hanno deciso di abbandonare l’Alta Valle Seriana e senza nemmeno venire sul territorio a spiegare le ragioni di questa scelta. Gallera promette che l’ospedale continuerà ad operare e che saranno rafforzati i servizi  per la gravidanza e il puerperio ma prima di fare nuove promesse dovrebbe spiegare dove sono finiti  gli investimenti nel personale, per 432 mila euro, che aveva garantito solo un anno fa. La Regione gioca a fare lo scaricabarile e addossa la responsabilità al Governo ma questo non è accettabile. Cosa ha fatto la Regione per mettere Piario in condizione di raggiungere i 500 parti? Quale programmazione dei punti nascita? Quanti investimenti promessi e mai realizzati? La scelta di privilegiare altri presìdi e non Piario è stata chiarissima, anche nelle richieste di deroga al Ministero: la prima domanda conteneva dati inesatti, si indicava un tasso di fidelizzazione del 45% mentre era superiore al 70%; nella seconda si garantiva il potenziamento del presidio con un ginecologo in più e un pediatra presente 24 ore su 24 ma alle parole non sono seguiti i fatti. Le oltre 13 mila firme raccolte in pochi giorni non sono servite a mettere in discussione questa scelta. Noi continueremo a dar voce ai nostri concittadini a partire dall’assemblea pubblica di venerdì sera a Clusone, alle 20.45 presso l’Auditorium delle scuole elementari”.

L’assessore Gallera ha confermato che la Regione offrirà comunque alle mamme, nelle quattro aree dove saranno chiusi i punti nascita, un rafforzamento dell’assistenza sul territorio che le accompagnerà nell’intera gravidanza: “Abbiamo studiato una riorganizzazione che si basa sul potenziamento e mantenimento dei servizi resi durante la gravidanza e il puerperio e presuppone unicamente la dislocazione del luogo del parto per garantire qualità e sicurezza alle madri e ai neonati. In sostanza – ha continuato – si dovranno predisporre specifiche progettualità che prevedano l’implementazione dei consultori e modelli di integrazione ‘territorio – ospedale – territorio’. Considerato che nella maggior parte dei casi il parto rientra nell’ambito della fisiologia il nostro modello organizzativo offre alle donne in gravidanza un’ostetrica di riferimento, in rete con il Medico specialista in ostetricia e ginecologia, e le altre professionalità coinvolte nel Percorso Nascita, quali il Medico di medicina generale, il Pediatra di Libera Scelta, e altri Professionisti dove necessario. Questo modello intende anche garantire l’assistenza alla gravida in modo continuativo personalizzato per tutto il percorso: territorio-ospedale-territorio che idealmente inizia in epoca pre-concezionale fino al periodo successivo al parto, anche attraverso il programma di visite domiciliari. Una quota minoritaria può avere necessità di concreti interventi preventivi e/o terapeutici, talora anche con carattere di urgenza/emergenza; tali situazioni devono essere intercettate tempestivamente ed afferire a Centri di riferimento dotati delle competenze professionali e delle tecnologie necessarie. Per questo obiettivo prevediamo percorsi assistenziali differenziati per complessità e un’organizzazione della rete di offerta secondo il paradigma Hub e Spoke, supportata da adeguati sistemi di trasporto materno e neonatale”.

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