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Come investire con soddisfazione nelle startup: scenario, trend e uno sguardo al futuro

Si chiude il primo semestre 2018, che ha registrato la crescita record dell’equity crowdfunding (+100% sul 2017) e la ripresa degli investimenti di Venture Capital nelle startup italiane con circa 200 milioni nei primi 6 mesi del 2018. Segnali incoraggianti per un settore, quello delle startup, che può trascinare il rilancio economico del nostro Paese.

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L’andamento del mercato italiano dell’equity crowdfunding chiude il semestre con oltre 12 milioni di Euro raccolti, confermando così la positiva apertura del 2018 in continuità con l’anno precedente, in cui le 50 campagne concluse con successo hanno raccolto complessivamente 11 milioni di Euro (fonte: crowdfundingbuzz.it). Numeri positivi anche sul fronte del Venture Capital, abbondantemente sopra i 200 milioni di euro: è questa la cifra degli investimenti 2018 in startup di genesi italiana durante i primi sei mesi dell’anno. Cifra che è stata calcolata considerando esclusivamente round sopra il milione di euro (fonte: startupbusiness.it).

Ma qual è il significato di questi numeri e di questo dinamismo? L’ecosistema italiano sta finalmente gettando le basi per assurgere a “Startup Nation”, sull’esempio della Francia che in soli 4 anni sotto la guida Macron (dal 2014 al 2016 è stato Ministro dell’economia, dell’industria e del digitale) è riuscita a creare Station F, il più grande incubatore del mondo e dedicare 13 miliardi di Euro in un fondo per startup e innovazione?

Certo è che il “fenomeno startup”, dal suo lancio in Italia nel 2012 non può più essere relegato a “moda passeggera” o a “cose da ragazzi”. Con le sue oltre 9.300 startup innovative (più di 2.200 solo in Lombardia) il settore delle startup sta riscuotendo l’attenzione non solo degli operatori ma anche del grande pubblico, grazie anche a fenomeni televisivi come il recente B-Heroes, in onda sul canale Nove del digitale terrestre e all’equity crowdfunding, che ha avvicinato al mondo startup migliaia di investitori retail.

Pronto all’esame di maturità, il settore dell’equity crowdfunding sta ora concentrando le sue forze sull’aspetto divulgativo del fenomeno startup che, intreccia profili di fiscalità, normativa e finanza innovativa, può essere il traghetto ideale verso la new economy.

Si parlerà di questi temi nel Convegno di Napoli del 5 luglio 2018, dove il presidente di AIEC (Associazione Italiana Equity Crowdfunding), Avv. Alessandro Lerro, con alcuni dei principali esponenti dell’equity crowdfunding del nostro Paese, tra cui Giovanpaolo Arioldi di Opstart, spiegheranno i vantaggi della finanza innovativa per prendere parte da protagonisti nel mondo startup https://goo.gl/Uy6RPS

Ma come partecipare a questo cambiamento? Di seguito i principali concetti per investire con soddisfazione nelle startup.

– Comprendere la dimensione del fenomeno startup innovative in Italia. Per essere piccole sono ancora piccole: il fatturato medio per startup innovativa è pari a 208mila euro. Eppure, nonostante la bassissima capitalizzazione le ex startup innovative (ora scaleup) che hanno superato la soglia dei cinque milioni di euro di fatturato annuo sono già più di una trentina. C’è quindi grande potenzialità di crescita.

– Valutare una startup con il giusto metro di misura. Conoscere la terminologia dello startup d’impresa è necessario a comprenderne il potenziale. Le nuove metriche del business digitale e la piena comprensione dei nuovi modelli di business impongono infatti un diverso approccio rispetto a quello tradizionale.

– Conoscere i meccanismi di investimento in una startup innovativa. Ci sono diverse modalità per entrare nel capitale di una startup innovativa; l’equity crowdfunding è uno strumento che semplifica il processo e abbatte i costi dell’operazione, oltre che fornire – per normativa – tutte le tutele informative e di trasparenza al potenziale investitore.

– Conoscere i trend evolutivi delle nuove tecnologie. L’attenzione è allo sviluppo delle tecnologie abilitanti, che permettono la transizione a nuovi modelli economici (es. Industria 4.0) o a nuovi modelli di business (es. gig economy).

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