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Diario della maturità, “La mia terza prova e la maledizione di matematica”

Continua il diario della maturità di Tiziana Maiorano, studentessa dell'ISIS Mamoli, indirizzo Scienze Umane

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Credo di aver sfidato Dio sostenendo per sbaglio che la maturità non stesse andando poi così male.

È colpa mia lo so, dannata positività.

Se vi dicono che dovete essere ottimisti non fidatevi, probabilmente lo stanno dicendo degli hipster o dei ragazzi di sinistra. Bisogna essere negativi nella vita, così se le cose vanno bene tanto meglio, altrimenti fa nulla, non avevi aspettative al riguardo e non ci rimani male.

Se non sei negativo ma ti piace la vita come a me prima di leggere le domande della terza prova finisci proprio come la sottoscritta: cioè fallisci miseramente.

La notte prima della terza prova ho sognato che mi veniva somministrata la verifica e trovavo domande di storia, italiano e storia dell’arte, materie che non erano nella prova di regola e chiedendendo ai miei amici cosa fossero loro mi rispondevano: “Ma come non le abbiamo fatte tizzi, sono facilissime” “ Ma che belle queste domande”.

Questo è circa il riassunto della mia terza prova.

Ero anche speranzosa all’inizio, consapevole sopratutto dell’impegno impiegato per studiare tutti i 4 programmi: spagnolo, filosofia e diritto… e poi quella… esatto… proprio lei… matematica.

Se pensate che per voi mortali sia critica dovete sapere che 4 anni su 5 sono stata rimandata con il 3. Il quinto anno mi hanno aiutata portando la materia dal 5 al sei.

Appena ho visto gli esercizi ho passato credo le 5 fasi del lutto:

Stadio 1: Negazione. Non accetto e così ho girato il foglio e sono passata a filosofia.

stadio 2: Patteggiamento. Okay va bene, non posso farci niente se dio mi vuole male e mi hanno messo matematica, provo a fare qualcosa. No okay niente non so fare nulla.

stadio 3: Rabbia. Ma vi sembra normale? Sono troppo difficili questi esercizi. Lo sapeva il prode che siamo un branco di capre, poteva metterne di più facili. Appena finisco qui brucio tutti e 3 i quaderni di matematica di questi 5 anni.

stadio 4: Depressione. Ho chiamato il profe, santo uomo, per una mano e prima che parlasse ho iniziato a piangere incontrollabilmente. E non mi sono fermata nemmeno mentre facevo spagnolo.

stadio 5: Accettazione. Va beh dai, se la lascio in bianco spero apprezzino. È il colore dell’estate, no?.

E poi vado a studiare politica: matematica non mi serve a niente.

Una volta conclusa, una volta chiuso il fascicolo con le 4 verifiche, dopo aver insultato tutti e aver pensato che alla fine raccogliere le patate in Puglia non dev’essere così male, ho tirato un sospiro di sollievo.

Quella era la mia ultima verifica di matematica.

Ci vediamo tutti all’orale.

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