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Paganini, virtuoso, amato e dannato: la prima rockstar della musica

. Virtuoso dello strumento, personaggio ombroso, avvolto nel mistero, carismatico, mai misurato, dall’aspetto tenebroso, i capelli lunghi e neri. Tiene concerti in giro per il mondo, osannato dalle folle, desiderato da orde di donne. Personaggio tra i più adorati ed al contempo vituperati. Un po’ Jim Morrison, un po’ Jimmy Page, un po’ Jimi Hendrix.

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Il grande violinista Niccolò Paganini è stato senza dubbio la prima rockstar, con tutti i pregi e i difetti che tale status comporta. Virtuoso dello strumento, personaggio ombroso, avvolto nel mistero, carismatico, mai misurato, dall’aspetto tenebroso, i capelli lunghi e neri. Tiene concerti in giro per il mondo, osannato dalle folle, desiderato da orde di donne. Personaggio tra i più adorati ed al contempo vituperati. Un po’ Jim Morrison, un po’ Jimmy Page, un po’ Jimi Hendrix.

Autodidatta precoce

Nasce a Genova il 27 ottobre del 1782 da una modesta famiglia. Fin da piccolo apprende i primi rudimenti musicali dal padre; prima al mandolino e poi al violino. Il dispotico genitore lo costringe a suonare per 10/12 ore al giorno, chiudendolo in cantina finché non ha terminato gli esercizi. L’infanzia difficile lo renderà tanto sensibile ed inquieto; un artista geniale e dannato.

Viene considerato un autodidatta, non avendo avuto grandi maestri; già a 9 anni dà il suo primo concerto. A 18 ha una tale maestria nel suonare il violino che può permettersi di saltare il
Conservatorio e andare ad insegnare presso la Corte di Lucca. A 19 anni diventa un virtuoso anche della chitarra. Dal 1804 al 1813 suona per le Corti di Lucca e di Firenze. Dal 1813 gira per tre volte l’Italia tenendo concerti in ogni dove. A 31 anni i critici lo acclamano quale primo violista al mondo. Tra il 1816 e il 1818 stravince le sfide lanciategli da Charles Philippe Lafont e Karol Lipinski. Nel 1817 viene invitato da Metternich a suonare a Vienna; preferisce Palermo per il clima più salubre, nel tentativo di migliorare le già precarie condizioni di salute.

Malato e afono

Ha un figlio, Achille, nel 1825, da Antonia Bianchi, una cantante. Nel frattempo, la salute del musicista peggiora; Paganini è spesso soggetto ad accessi di tosse tanto gravi da impedirgli di tenere concerti. Vengono interpellati oltre venti tra i medici più illustri dell’epoca, ma senza alcun esito positivo. Curato con mercurio, salassi, oppio, latte d’asina che invece di guarirlo gli avvelenano ancor più l’esistenza. Gli verrà diagnosticata una laringite tubercolare che lo minerà fortemente nel fisico, tanto da condurlo all’afonia.

Il figlio Achille fa da interprete, leggendogli le labbra; a volte Paganini è costretto a scrivere dei bigliettini per farsi capire. Nonostante la malattia, prosegue la carriera, ottenendo consensi unanimi e nel 1828 va finalmente a Vienna ove viene nominato dall’imperatore, Federico II, virtuoso di Corte.

Spossato dai tanti viaggi, la sua salute peggiora ancora. Siamo ai titoli di coda. Poco prima che il violinista spiri, viene chiamato un prete per l’estrema unzione. Paganini deve confessare i suoi innumerevoli peccati; ma non riesce più a parlare e scriverli richiede tempo e tempo non ce n’è. Il prete se ne va seccato, credendo che il musicista non voglia confessarsi. Ne racconta l’accaduto al vescovo di Nizza. Nel frattempo nel 1840 Paganini muore. Il vescovo ne impedisce la sepoltura in terra consacrata. Il corpo viene imbalsamato col metodo Gannal e conservato nella cantina della casa ove è morto. Dopo varie peregrinazioni, nel 1845 viene finalmente sepolto nel cimitero della Villetta di Parma.

Il figlio del diavolo

Lascia un’opera vastissima: i famosissimi 24 capricci per violino; 12 sonate per violino e chitarra; 15 quartetti per chitarra, violino, viola e violoncello; 3 per archi; 6 concerti e oltre 20 sonate per violino e orchestra.

La leggenda avvolge l’esistenza di Paganini sin dall’infanzia. Figura dannata, maledetta e demoniaca. A 4 anni, per un attacco acuto di morbillo, il piccolo Niccolò viene dato per morto. Avvolto in un panno viene portato al cimitero; ma il lenzuolo si muove, il bambino non è morto e si alza. Morte apparente per i medici del tempo; catalessi da encefalite virale da morbillo, secondo la medicina odierna.

Per tutti Paganini è il figlio del diavolo. L’aspetto poi non aiuta; cammina tutto storto, è claudicante, con una spalla più alta dell’altra, di colorito cadaverico e di una magrezza spaventosa.

Non parliamo poi della vita che il musicista conduce. Trasgressivo, irriverente ed irrispettoso delle regole sociali. Frequenta bettole di terz’ordine, bazzica con prostitute, gioca a carte e spesso perde; finisce anche in galera per rissa e debiti di gioco non pagati. Viene condannato per avere sedotto ed ingravidato una minorenne, che darà alla luce una bambina nata morta. Verrà accusato poi di avere strangolato la sua fidanzata.

Donne, alcool, oppio, gioco d’azzardo: il mantra di ogni rockstar che si rispetti: sesso, droga e r’n’r; in anticipo però di oltre cent’anni. Pare veramente la raffigurazione del demonio: soffre di una malattia rara: la marfan. Una sindrome che colpisce i tessuti connettivi che uniscono le articolazioni. I sintomi sono pallore, eccessiva magrezza e lunghezza inusuale della dita. Proprio come appare il grande violinista. Quando suona poi il suo aspetto diventa ancora più inquietante; inizialmente si atteggia a marionetta, con movimenti legnosi; poi come invasato, accompagna la musica pestando il piede destro a tenere il tempo e dà sfogo a tutto il suo talento.

niccolò paganini

Geniale e leggendario

Nelle Corti di tutta Europa, da Milano a Londra, da Praga a Vienna viene acclamato per il genio che realmente è. E la leggenda cresce a dismisura.

Chi lo ascolta viene ipnotizzato, rapito da una magia che nessuno sa spiegare. Quell’uomo deve avere fatto un patto col Diavolo, dicono i più! Le sue performances sono incredibili; e se poi le critiche sono negative, quadruplica il prezzo del biglietto e la folla si moltiplica. Il suo cachet è astronomico; percepisce 200 lire a concerto, quando altri artisti ne prendono 15. A Londra arriva a guadagnare in poco tempo, a furia di repliche alla Royal Opera House, oltre 6000 sterline, al cambio attuale circa 725.000 euro.

Come una vera star è pienamente consapevole del suo status; è perfetto manager di se stesso; si costruisce un look demoniaco ad hoc, abito tutto nero con pantaloni svolazzanti, che contrasta con il suo incarnato cadaverico. Quando nel 1835 si reca al Lazzaretto di Genova e suona per i malati di colera, questi credono che sia la personificazione della morte venuta a ghermirli.

Gestisce con attenzione le notizie circolanti sul suo conto: lascia trapelare solo quelle che alimentano il suo mito. Si crea in tutta Europa un vero mercato di gadgets. Caricature, biscotti, ritratti, scarpe alla Paganini, scialli alla Paganini, cappelli alla Paganini, pipe alla Paganini etc etc; proprio come le rockstar di un secolo dopo.

L’isteria che attanaglia il pubblico ai suoi concerti anticipa quanto succederà per Elvis e i Beatles.

Ma soprattutto è la sua musica e il suo modo unico di strapazzare lo strumento e trarne suoni meravigliosi ed inusuali che ne ingigantiscono la statura. Compone opere belle e toccanti; fra tutte i capricci, che ne mettono in mostra le doti di straordinario performer. Il suo violino sembra piangere, gridare; nessuno l’ha mai fatto prima. Paganini suona così bene e così violentemente da far sanguinare le dita, da rompere le corde del violino.

Il suo violino

Tanti gli aneddoti che lo incoronano genio incontrastato e maledetto. Il suo violino in primis; per i colleghi è scordato e impossibile da suonare. È un Guarnieri del Gesù del 1742 chiamato da Paganini stesso “il Cannone” per la sua incredibile potenza. Uno strumento che, manco a dirlo, ha una storia curiosa.

Il violinista aveva perso al gioco il suo “Amati”, così l’amico, Fantino Pino, ministro della guerra, entusiasta dopo un concerto di Paganini, gli fece dono del “Cannone”. Si saprà solo in seguito che Paganini, per il suo Guarnieri, aveva inventato una speciale accordatura che gli rendeva più semplici anche i passaggi più complessi; ma che per gli umani era arabo. Prima di esibirsi, con un coltello segnava le corde cosicché durante il concerto si rompessero. Finiva per suonare su una corda sola e la folla restava estasiata.

Teatro Apollo di Roma 1821; si deve tenere la prima della Matilde di Chabran di Rossini ed il direttore d’orchestra, prima della prova generale, ha un colpo apoplettico. Rossini è nel panico; come trovare un sostituto in così poco tempo? Si rivolge all’amico Paganini. Questi, dopo una breve scorsa alla partitura, dirige con maestria, trascinando gli orchestrali ad un’interpretazione mirabile.
È un successo eccezionale. Rossini dichiarerà in seguito: ”E’ una fortuna, per noi compositori italiani, che Paganini non sia mosso a comporre opere. Tutti noi saremmo irrimediabilmente eclissati dal suo genio”.

Paganini rende poi i suoi difetti fisici un vantaggio. La spalla più alta perfetta per appoggiare il violino, l’apertura alare a dare più vigore ai suoi movimenti, quelle mani da ragno a percorre distanze impossibili sulla tastiera dello strumento e a una velocità spaventosa.

niccolò paganini

Paganini non ripete

Bizzarro anche con i suoi musicisti. Consegnava gli spartiti agli orchestrali solo all’ultimo, per poi riprenderseli subito dopo il concerto. Questo perché temeva che potessero essere copiati. Così invece poteva lucrarci solo e soltanto lui. Inoltre, gli orchestrali, avendo potuto dare solo una breve scorsa alle partiture, erano costretti ad una lettura a prima vista e potevano dare un’interpretazione puramente scolastica. Paganini invece all’ascoltatore, per contrasto, pareva ancora più virtuoso.

Girava voce che Paganini provasse poco o niente prima dei concerti. Entrava in teatro attaccava l’incipit, brevemente il finale e poi se ne andava. A chi gli chiedeva conto di tale comportamento rispondeva che si era già esercitato a sufficienza in passato. Come dargli torto….

Famosissimo il detto “Paganini non ripete”. Nasce da un concerto tenuto dal genio al teatro Carignano di Torino nel 1818. Re Carlo Felice fa chiedere al violinista di suonare di nuovo un brano del suo repertorio. Al che Paganini risponde come tutti sappiamo. Ma la vera ragione di ciò non era arroganza o che; semplicemente il concertista basava le sue performance su di una trama di accordi relativamente semplice; il resto era una meravigliosa ed irripetibile improvvisazione. Per quello Paganini non poteva ripetere; ogni concerto, ogni nota era unica.

Come una rockstar

Il genio era demoniaco, tracotante, malaticcio, bruttarello, taccagno, misogino, puttaniere e beone; ma non era solo questo. Era un uomo complesso; che sapeva anche aprirsi agli altri e che conosceva gesti generosi. Tiene concerti per aiutare amici in difficoltà per esempio. Ma soprattutto è anche un padre incredibilmente amorevole. Nel 1828 si conclude la storia d’amore con Antonia Bianchi, la cantante che gli ha dato Achille, il loro unico figlio. Paganini è ben contento di pagarle 2000 scudi perché la madre rinunci ad avanzare alcuna pretesa nei riguardi del figlio. Di Achille si occuperà il musicista con tutto l’amore che nutre per il figlio. E così farà.

Cos’altro aggiungere… Niccolò Paganini resta un genio incontrastato; grande direttore d’orchestra, grandissimo compositore, esecutore e improvvisatore immenso. Idolatrato dai suoi stessi colleghi: da Beethoven a Liszt, da Chopin a Schubert, da Schumann a Berlioz. Ha precorso i tempi e lasciato di sé un’immagine diabolica e maledetta. Ha consumato la sua esistenza tra eccessi di ogni genere; dedito all’alcool e alle droghe; divoratore di donne. Proprio come una vera rockstar. Sempre e comunque un genio e per questo va ricordato.

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