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Il racconto

“Non mangio per piacere di più”: quando l’insicurezza si trasforma in anoressia

Rachele, studentessa dell' ISIS Mamoli, ha voluto dare voce tramite un racconto a quello che può accadere quando i complessi di inferiorità tra le adolescenti diventano sempre più grandi

Mi chiamo Giulia, ho 14 anni e amo la vita. Vado al primo anno del liceo, sono soddisfatta della mia scelta, sono sicura di me stessa e sorrido sempre. Amo vivere, amo respirare, amo esistere! Luca è il mio migliore amico…certo, io vorrei fosse qualcosa di più. Attendo. A volte sembra voglia dirmi qualcosa, farmi capire che prova per me qualcosa di diverso dalla semplice amicizia. Spero. Luca si è fidanzato. Lei sembra una top model. Lei è il mio esatto opposto: snella, bionda e slanciata. Certo, sarà bello guardarsi allo specchio e non vedere neanche un filo di cellulite o un po’ di pancia, però da’ più soddisfazione prendere 10 in matematica senza il minimo sforzo. Io non cambierei mai la mia mente allenata con un corpo perfetto.

Mi chiamo Giulia, ho 15 anni, sorrido sempre e amo la vita. Luca ormai è acqua passata. Dopo la bionda del primo anno è passato alla mora, poi alla rossa… insomma di ragazze ne ha cambiate tante. Io sono la sua migliore amica. L’ho capito, solo amica. Non ho mai avuto un ragazzo. Beh di certo Luca non è l’unico uomo al mondo. Sorrido. Però forse non mi piace tanto essere diversa. Forse devo cambiare qualcosa. Oggi non mangio. Semplice. Sorrido. “Non ho fame grazie”, rispondo. “Davvero, ho un po’ di mal di stomaco” affermo. Sorrido. Io sorrido sempre, perché io sono Giulia e amo la vita. Sono sola a casa. Ho perso 6 kg in tre settimane. Ho fame. Apro il frigo. Gli gnocchi del pranzo che non ho voluto. Ho troppa fame. Devo mangiare! Ingurgito gli gnocchi freddi. Li finisco tutti. Vedo le tavolette di cioccolato. Le scarto. Faccio fuori pure quelle. Poi passo al salame già affettato. Mi sposto sulle merendine e i biscotti e li divoro. La pizza di ieri sera molliccia e fredda. Le due lattine di coca cola. Chiudo il frigo. Vado in camera e mi guardo allo specchio. Sorrido. Poi corro in bagno e mi libero dei miei sensi di colpa.

Mi chiamo Giulia, ho 16 anni, peso 40 kg, sorrido sempre e amo la vita. Luca ed io ci siamo fidanzati. Forse alla fine provava davvero qualcosa per me… solo che 20 kg fa non se ne era accorto. Mangio pochissimo… quasi niente. Le mie “crisi di cibo” si verificano 3-4 volte alla settimana. Studio, esco, sorrido e… amo la mia vita?

Mi chiamo Giulia, ho 17 anni… sopravvivo e sorrido. Sono 32 kg, sono ricoverata in una comunità per minori con disordini alimentari. Davvero sono qui? Perché? È successo tutto così in fretta… Luca, lo studio…il mio sorriso, la mia maschera. È tutto sfocato. Mi chiamo Giulia, ho 17 anni e ho smesso di vivere.

Il professor Riva entra in classe e guarda i suoi alunni. Poi fissa il banco vuoto, vuoto per sempre. Le sue iridi tornano a posarsi sui 23 studenti che ha davanti, sui 23 ragazzi, sui 23 esseri umani… sulle 23 anime. “Vi dico solo una cosa ragazzi.” Sillaba lentamente. “Guardatevi negli occhi. Ora. E toglietevi le maschere.”

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