Numero unico 112: quali problemi e quali vantaggi a Bergamo dopo 5 anni
Nella prima metà dell’anno sono già state oltre 140mila le chiamate di emergenza: in Lombardia sembra funzionare tutto alla perfezione ma gli operatori a bordo delle ambulanze rimangono ancora un po’ scettici.
Il Numero Unico di Emergenza 112 a Bergamo è in vigore ormai da cinque anni e mezzo: dopo la sperimentazione partita a Varese nel 2010, infatti, nella nostra provincia l’avvio è datato 6 novembre 2012.
Da quel momento in poi tutte le chiamate di emergenza vengono raccolte da una Centrale Unicache filtra subito le chiamate inappropriate (circa una su due), localizza la posizione di chi ha chiamato e inoltra la telefonata e i dati raccolti alla centrale competente per la gestione dell’emergenza, ovvero carabinieri, polizia, vigili del fuoco o soccorso sanitario: un sistema al quale l’Italia si è adeguata con anni di ritardo ma che oggi, finalmente, la mette al pari di molti altri Paesi europei.
COME FUNZIONA IL SERVIZIO
Negli anni i cittadini hanno imparato ad utilizzare il numero unico di emergenza 112, con una diminuzione delle chiamate inappropriate: “Gli operatori della Centrale Unica di Risposta classificano automaticamente il tipo di emergenza e inoltrano, se appropriata, la chiamata alle centrali di secondo livello – spiega la dottoressa Bettina Bassotto, direttore del Numero Unico Emergenza 112 Areu – Nel frattempo la chiamata o il luogo dell’evento vengono localizzati e integrati con i dati emersi dall’intervista telefonica: il tutto senza mai abbandonare il cittadino”.
Alla Centrale il cittadino si confronta con personale che ha dovuto affrontare un percorso formativo di 100 ore e diverse prove pratiche fino al rilascio, da parte di Areu, di un attestato di idoneità allo svolgimento della funzione di operatore tecnico della Centrale Unica di Risposta Numero Unico Emergenza 112.
I NUMERI IN LOMBARDIA
Le chiamate in arrivo dalla provincia di Bergamo fanno riferimento alla Centrale di Varese che insieme a Milano e Brescia è una delle 3 attive a livello regionale: in tutta la Lombardia lo scorso anno sono arrivate 4.973.742 chiamate, con una media di attesa telefonica di 3,7 secondi, ovvero un tempo inferiore a quello di uno squillo.
Ce ne vogliono poi altri 35 per il passaggio della chiamata alla centrale competente: “Ininfluenti rispetto ai tempi complessivi dell’intervento di soccorso sul territorio – continua la dotteressa Bassotto – È importante sottolineare che gli operatori della Centrale Unica inoltrano esclusivamente le chiamate emergenziali alle centrali operative competenti: questa funzione è estremamente rilevante in quanto l’Operatore Tecnico ha tra i suoi obiettivi anche quello di effettuare un’azione di filtro delle chiamate improprie che, in quanto chiamate non di emergenza, vengono bloccate. Prima, invece, qualsiasi chiamata confluiva alle centrali operative e un soggetto in effettivo pericolo in molti casi si trovava in presenza di linee occupate e non riceveva risposta alcuna. Oggi il cittadino riceve sempre una risposta”.
I NUMERI A BERGAMO
Per quanto riguarda l’inizio del 2018, da gennaio a metà giugno dalla provincia di Bergamo sono arrivate 140.039 chiamate: 100.682 al numero unico 112, 10.015 al 113, 4.141 al 115 e 25.201 al 118, numeri che se composti, ovviamente, portano ancora direttamente al centralino desiderato.
L’OPINIONE DEGLI OPERATORI
Ma cosa ne pensa chi ogni giorno a bordo delle ambulanze o dei mezzi dei vigili del fuoco interviene sul luogo dell’emergenza?
In Piemonte il caso è finito in Procura, nel Lazio è sotto accusa la tempistica degli interventi. In Lombardia sembra andare meglio anche se gli operatori non risparmiano critiche.
“La percezione finale è che si sia aggiunto un ulteriore tassello nell’iter dei soccorsi, che comporta una perdita di tempo – sottolinea un medico rianimatore bergamasco del 118 – Giustamente l’Italia si è adeguata alle norme europee dotandosi di un Numero unico ma non l’ha fatto correttamente: serviva una centrale operativa unica con rappresentanti delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e dei soccorritori mentre qui c’è ancora il centralino che fa da filtro e poi smista. L‘aver consentito all’utente di avere un numero unico di riferimento non ci ha fatto guadagnare in tempo e in snellezza:l’obiettivo è stato raggiunto solo per metà. Se consideriamo, infatti, che il tempo di intervento ottimale per un’ambulanza è di otto minuti, perderne circa uno solo per la chiamata è un problema. Ogni istante perso per noi è un danno. Come operatore non lo noto, perchè la chiamata ci arriva sostanzialmente allo stesso modo, ma come utente quando mi è capitato di dover chiamare il numero unico 112 l’ho percepito. Devo anche ammettere che sui luoghi delle emergenze non ho mai avuto segnalazioni di attese prolungate al telefono mentre ho avuto rimostranze per i tempi di intervento dell’ambulanza. Il bilancio? Il vantaggio di avere un solo numero di riferimento è stato raggiunto, quello di interventi più veloci e organizzati non ancora”.


