Porta Sud, a 4 archistar il compito di ridisegnare il futuro di Bergamo
Nella mattinata di mercoledì 20 giugno i quattro grandi architetti, ai quali si aggiungerà il paesaggista portoghese Joao Nunes, hanno fatto un sopralluogo nell’area di Porta Sud. Entro dodici mesi dovranno presentare il master plan, il piano per trasformare un’area di 450 mila metri quadri che si stima richiederà interventi per quasi un miliardo di euro
Il futuro di Bergamo Sud nasce dagli sguardi e dalle matite di quattro archistar o architetti di fama mondiale. A capitanarli Francisco Mangado, spagnolo, 61 anni pluripremiato a livello mondiale. Ad affiancarlo Attilio Gobbi, bergamasco che non ha bisogno di presentazioni visto il suo curriculum costellato di prestigiose opere private e pubbliche (basti pensare che ha rimesso a nuovo l’allestimento dell’Accademia Carrara); il bresciano con studio a Parigi Matteo Facchinelli, 41 anni, che vanta collaborazioni con Massimiliano Fuksas e Francis Soler, e infineCamillo Botticini, 53 anni, vero talento dell’architettura italiana.
Nella mattinata di mercoledì 20 giugno i magnifici quattro – guidati da Francisco Mangado – hanno calpestato in lungo e in largo l’area di Porta Sud. Sguardi e sensazioni, qualche appunto. Nessuna anticipazione, ma molta soddisfazione. Ai 4 architetti si aggiungerà il paesaggista portoghese Joao Nunes ed entro dodici mesi dovranno presentare il master plan, il piano per trasformare un’area di 450 mila metri quadri che si stima richiederà interventi per quasi un miliardo di euro e che vedrà un’area di cantiere con diversi lotti che richiederà lavori per alcuni anni.
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(nella foto Cristian Vitali e Attilio Gobbi)
In campo in questa avventura che darà nuova vita all’ex scalo merci c’è la Vitali Spa, l’azienda di Cisano Bergamasco, che macina appalti e primati (basti pensare ai lavori record per il rifacimento della pista di Orio al Serio, gli interventi all’Expo 2015, l’ex Caserma Montelungo e la Barchessa della Carrara).
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“Ci aspetta una sfida ambiziosa, per noi come società inizia oggi una grande avventura che ci vede entusiasti nel prendere parte a questo progetto che può cambiare il volto di Bergamo – commenta Cristian Vitali, amministratore delegato della Vitali Spa -. Siamo legati a questa città e ci metteremo tutte le nostre competenze per realizzare un centro efficiente, sicuro, sostenibile e bello. Con noi ci sono dei professionisti competenti e bravissimi che compongono un grande team. Ci sono tutte le condizioni per fare di quest’area un riferimento internazionale, speriamo di portare a termine questo progetto in breve tempo. Il nostro compito sarà anche quello di far dialogare tutti i soggetti, pubblici e privati, che hanno interesse su quest’area”.
L’assessore alla riqualificazione urbana del Comune di Bergamo, Francesco Valesini, non nasconde la sua soddisfazione: “Dobbiamo riuscire a ridare vita ad un’area dismessa che da troppo tempo blocca lo sviluppo di Bergamo. Servono nuove regole e un nuovo progetto che sia aggiornato ai tempi”.
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“È un’opportunità fantastica – afferma Francisco Mangado – lavorare in una città consolidata come Bergamo è una sfida e un laboratorio magnifico. Qui non si tratta di rianimare o riqualificare una periferia, ma dare un cuore ad una città che dialoga con Città Alta e Bergamo Bassa. Non è facile trovare un’amministrazione disposta a mettersi in gioco in una sfida così complessa, ma la parte politica gioca un ruolo decisivo per poi realizzare il progetto che andremo a realizzare. Sono molto contento di aver trovato un team preparato, penso ad Attilio Gobbi che conosce a fondo l’area, è un ottimo filtro che ci permette di intervenire con attenzione e cura per raggiungere il migliore risultato. Non è serio parlare oggi di soluzioni, ma ci sono tre presupposti importanti che animano questo compito: ricucire una città attraversata dalla linea ferroviaria e darle un centro; la spinta dell’amministrazione comunale e quindi la volontà politica, infine l’impresa e il team di professionisti che lavoreranno in questo progetto. Un progetto che non deve essere dittatoriale, non deve essere calato dall’alto, ma necessita di una partecipazione organizzata e consapevole dei diversi soggetti che opereranno nell’area e dei cittadini. Vorrei che questo intervento, una volta completato, sia un esempio a livello mondiale. Vedo più opportunità che vincoli, e non perché sono ottimista di natura”.
“La mia impressione è che, incrociando le dita, questa sia la volta buona – commenta Gobbi – visto il ruolo che sta svolgendo Sistemi Urbani, vero un motore attivo. Va riconosciuta a questa amministrazione di aver imboccato la strada giusta. Come affermava Mangado questo non vuole essere un progetto aristocratico, ma partecipativo, per questo credo che organizzeremo delle conferenze in città per far conoscere al meglio le fasi di sviluppo di questo compito”.
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