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Com’è la maturità vista un anno dopo da matura

Ora come ora, a un anno da quel passo importante, con l'avvicinarsi della maturità 2018 e di quei “riti estivi” che hanno riportano alla mia mente la vita da liceale, ho riletto i miei “diari della maturità"

Domani il via alla tanto temuta maturità: Anna, ormai matura da un anno, ci aveva raccontato passo dopo passo il raggiungimento del suo diploma e ora, dopo aver riletto il suo passato, sorride di fronte a ciò che l’aveva tanto spaventata ricordando che ogni momento ha le sue fatiche ed è normalità preoccuparsi per ciò che ora, nel presente degli studenti di 5^ superiore, è terrore ma che ben presto si tramuterà in un “fattibile ostacolo della vita”.

“Al termine del colloquio orale mi hanno chiesto “Cosa vuoi fare dopo le vacanze?” E io con lo sguardo rivolto verso l’alto e la mano sul cuore ho risposto: “Salvare il mondo”.

Standing ovation. Lacrime e soddisfazioni. 92 minuti di applausi.
Giulia è scoppiata a ridere.
Riccardo si è messo una mano sugli occhi in segno di disperazione.
Andrea ha sorriso: sapeva già cosa avrei fatto dopo le vacanze.
Mia mamma ha pianto dalla gioia.
E beh Paola ha sbagliato ora, lei ha aspettato fuori.
Di sicuro di fronte a quella risposta la reazione di chi è venuto ad ascoltare il mio orale sarebbe stata quella, ma la mia risposta non è stata quella. Mi dispiace.
Quando mi è stato chiesto cosa avessi voluto fare dopo le vacanze ho semplicemente risposto “L’università” e chissà magari il mondo lo salvo ugualmente.

maturità_ vignetta

In quel caldo giorno d’estate alle ore 12 sono diventata “matura”, o almeno ora ho un foglio che lo dice e un comportamento che spero lo dimostri. Un capitolo della mia vita si è chiuso. Ma tutto ciò che ho nascosto in soffitta è ciò su cui ora cammino. Nulla è stato dimenticato, tutto ciò che ho fatto mi ha formato.
In quel caldo giorno d’ estate l’ala protettrice sotto la quale prima mi riparavo mi ha lasciato andare.
E adesso? “

Così recita il V capitolo de “ I racconti della maturità, diffidate da quelli di Anton Čechov “. No, non è una famosa opera letteraria in risposta al maestro ma semplicemente la raccolta degli articoli attraverso i quali avevo raccontato, ormai un anno fa, il mio esame di maturità.

Ora come ora, a un anno da quel passo importante, con l’avvicinarsi della maturità2018 e di quei “riti estivi” che hanno riportano alla mia mente la vita da liceale, ho riletto i miei “diari della maturità”, opere di alta letteratura che trasudano preoccupazione, ansia e voglia di un 60 con tanto di stretta di mano.

“Quando domani o tra 5 anni rileggerò ciò che ho scritto probabilmente riderò.”
“[…] non vado al patibolo ma a segnare la mia storia con un numero. Il numero con il quale, forse, mi etichetteranno per un po’. “ (Anna Mocchi, I racconti della maturità, diffidate da quelli di Anton Čechov, BGY, Bergamo 20 giugno 2017)

Sì, rileggendo il mio passato ho sorriso e scosso la testa rimembrando l’esame di linguistica italiana dello scorso appello: quell’esame, come la maturità, è stato una passeggiata ma questa volta veramente verso il patibolo. Ora le mie difficoltà sono altre ma è lecito ricordare che ogni momento ha le sue fatiche e che ognuno di noi supera gli ostacoli come meglio crede e può.
Non rinnego di certo ciò che un anno fa ho tanto sofferto alla fine dei cinque anni di liceo ma ora ho un numero che mi è stato assegnato e che nessuno più ricorda. Probabilmente sono stata solo fortunata siccome quel voto ancora non mi è servito e, forse, mai mi servirà. La mia “maturità” in tutti i sensi è arrivata piano piano e di certo non il 5 luglio: il diploma è il risultato di una crescita graduale e, verso lo sprint finale, anche di una manciata di fortuna.

“E adesso?” a luglio 2017 era solo una domanda retorica ma a settembre, finite le vacanze post studio matto e disperatissimo, necessitava di una risposta concreta. Già da tempo avevo le idee chiare su cosa volessi fare ma nonostante ciò non è stato comunque facile. Un anno dopo da quel dubbio esistenziale non posso far alto che rispondere in un modo molto conforme agli standard della società: frequento l’università, vivo tra Bergamo e Milano, ora più che allora il mio anno solare è diviso in 4+2+4+2 ovvero i mesi delle lezioni e degli appelli d’esame. La mia condizione ora è riassumibile attraverso un’immagine: al liceo non ero nient’altro che una formica, troppo piccola per vedere oltre il proprio minuscolo spazio e protetta dalla ala della scuola. Ora (siccome non ho ancora salvato il mondo come promesso nei miei sogni) sono rimasta comunque un esserino ma in scala 5:1 : adesso riesco a percepire le reali grandezze del mondo ed ho capito che la maturità è solo una delle tante prove della vita.

IN BOCCA AL LUPO!

Vignetta di Sofia Agni

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